Un cromosoma in più in un mondo assopito dalla propria normalità

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Un ragazzo di 23 anni in giacca e cravatta si è laureato in Lettere, ma ha dei tratti del viso diversi dagli altri. Un ragazzo in giacca e cravatta di 23 anni con gli occhi a mandorla emozionato come tutti i ragazzi che si laureano, ha discusso con i suoi relatori, sulla riscrittura pasoliniana di Medea di Euripide. E il mondo ha parlato di lui: di un giovane di 23 anni con un cromosoma in più che è riuscito a stupire un mondo assopito dalla sua normalità. Un cromosoma che porta deficit mentale associato a particolari aspetti fisici, ma uniti a questo, porta giorni da ricordare, momenti che solo il loro sorriso può contenere e gioie che nessuno può capire. Perché sono diversi. Diversi dalla pazza normalità, dalle copie tutte uguali, cresciuti perché sognati. Anche in assenza degli strumenti più usuali, la vita può suonare comunque. Anche In una società che ripudia la cultura per acquistare guerra. Anche se la cultura è stata seppellita da crolli, incendi, terremoti. Nella Scuola di Gianluca c’è stato spazio, tempo, gli insegnanti hanno educato non intimidendo.

Questa è la buona scuola. Questo sarebbe un ricominciare diverso, pulito, assordante, insegnando ad amare e mettendo da parte strumenti coercitivi per piegare l’istruzione alle logiche della scuola-azienda e della scuola-quiz. Perché le cose importanti non si possono misurare. E di Gianluca ne è pieno il mondo, siamo tutti Gianluca se riusciamo a sentire la poesia di ogni ragazzo, se insegniamo a come fare e non a competere, a pensare e non a subire. Il rantolo della cultura è ormai un’eco della passione che i ragazzi hanno dentro l’anima e nessuno ha il tempo per ascoltare. Agitatevi e aprite le finestre, respirate la vita, suonate la vita.indifferenza

Non datevi per finiti, perché non lo siete, non lo sarete mai. Siete dei bozzoli di farfalla che aspettano di nutrirsi, aspettando una mano calda che vi accompagni, un lume vicino alla finestra del cielo. Organizzatevi, ora è l’ora di salire sulla cattedra e credere, è l’ora di prendere un percorso diverso. Lasciate stare i sondaggi, credete in voi, nella vostra bellezza, nei vostri bisogni. Strappate le pagine di libri che non riportano i nostri più grandi poeti, strappate l’Invalsi e fatene cerbottana per attirare il vostro amore segreto. Non fatevi ingurgitare dalla macchina della menzogna , del potere, della superficialità. Bucate il cielo, credete nei vostri sogni, fatevi portatori di bellezza e di verità. Vogliono uniformarci al pensiero indotto, come i robot di Orwell, dove chi ha un’idea, un barlume, un pensiero che fluisce, cade nelle classi differenziali, nell’indifferenza, nell’aridità.

Ragazzi studiate per difendervi, è la volta buona di una rivoluzione etica, culturale, sociale. Abbiamo maestri che ci stanno indicando la via, quella maestra, quella dove anche il Caravaggio ha dovuto sostare per aspettare che un altro cultore di poesia e libertà come Pasolini, lo vedesse con uno sguardo diverso. Non è vero che solo nei sogni gli uomini sono liberi, gli uomini sono sogni. Ma dobbiamo incominciare ad ascoltarci. La verità non è qualcosa di dovuto. La verità è una conquista, sempre! Saliamo sulle cattedre e guardiamo le nostre vite, stracciamo quello che non è nostro e impariamo a credere per vedere. A sognare perché si avveri quello che è sempre stato nostro e stanno trafugando per sempre.

Fate vostro il pensiero di M.Gaspard Itard che grazie alla sua forza, alla sua determinazione e al suo coraggio, fu sempre alla ricerca dell’identità reciproca, anche se nascosta dalla forza del tempo, della storia e dell’ignoranza. Questa Scuola manca della parte più importante, quella dell’osservazione, della conoscenza, dell’approdo sicuro, del gesto interrotto, del perdono e della carezza. Fabrizio De’Andre’ diceva: “Dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono fiori”, e io aggiungo “credete per vedere”. Credete a quella persona che è dentro di voi, che siete stati e che sarete. Quella che tante volte si è nascosta per paura di ritrovarsi nel suo inizio, camuffandosi poi, nella sua disparata normalità. Respingete l’indifferenza perché è l’immobilità della passione. Il patibolo della vita.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. claudiapepe3

    Ringrazio La Signora Renza per i complimenti, ma le assicuro che docenti come me ce ne sono molti. Forse è questa Scuola che non ci aiuta abbastanza. Ma noi dobbiamo credere per vedere

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    • Renza Bumbaca

      Certamente la Scuola è molto cambiata nel tempo, anch’io ho speso tutta la mia vita lavorativa nella scuola, e ho sempre cercato di dare il meglio. Credo di essere stata una buona insegnante, almeno secondo molti dei miei ex alunni, ormai più che adulti, alcuni professionisti affermati. Nei confronti di mia figlia, però, la scuola non si è dimostrata aperta e accogliente, anzi, ha cercato in tutti i modi di impedirle di conseguire un diploma valido (l’unica possibilità che offriva era un PEI differenziato). Questo le ha causato molta sofferenza e abbiamo dovuto cercare in un’altra regione una scuola disposta a mettersi in gioco. Con tanta tenacia e forza Maria Chiara ha raggiunto il suo obiettivo e adesso sta dimostrando che la sua non era un’illusione impossibile.

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  2. Renza Bumbaca

    Grazie. Condivido ogni parola, come mamma di una studentessa universitaria con un cromosoma in più (anche lei iscritta a Lettere). Per raggiungere il suo obiettivo ha dovuto superare molti ostacoli, ma non ha mai smesso di crederci.
    Si può leggere la sua testimonianza al link
    https://portale.fnomceo.it/fnomceo/showArticolo.2puntOT
    Grazie ancora, la scuola ha bisogno di docenti così.

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