Camminare sulle acque del Lago d’Iseo. Il nuovo “miracolo artistico” di Christo

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Ha impacchettato il Reichstag di Berlino, applicato drappi svolazzanti al Central Park di New York, circondato 11 isole al largo di Miami con 600mila metri quadri di tessuto rosa. L’artista bulgaro-newyorkese, Vladimirov Yavachev Christo, in arte Christo, ormai ultraottantenne continua a cavalcare la sua onda di entusiasmo artistico e torna in azione in Italia dopo oltre quaranta anni, per un nuovo progetto: The Floating Piers.

L’installazione dell’artista, la prima ideata dopo la morte di Jeanne-Claude nel 2009, inseparabile collega e compagna nella vita, prevede la realizzazione provvisoria di un vero e proprio ponte, adagiato sulle acqua del lago d’Iseo, che unirà per soli 16 giorni, dal 18 Giugno al 3 Luglio 2016, e per la prima volta nella sua storia, la sponda bresciana (Sulzano – BS) del lago d’Iseo a Monte Isola, un’isola che è raggiungibile normalmente solo con barche, battelli o elicotteri.

RGB_TheFloatingPiers_CollageSmall_2015(1) Christo

Un percorso pedonale di tre chilometri, realizzato utilizzando 70 mila metri quadri di tessuto giallo cangiante, sostenuti da un sistema modulare di pontili galleggianti formato da 200 mila cubi in polietilene ad alta densità. Presentato al museo Maxxi a Roma, il progetto si svilupperà in circolo da Sulzano a Monte Isola e poi fino all’isola di San Paolo, sull’acqua e per un chilometro e mezzo anche lungo una strada pedonale tra Sulzano e Peschiera Maraglio.
I visitatori potranno camminare sull’opera e ammirarne gli angoli più nascosti dalle montagne intorno al lago. Al termine dei 16 giorni l’intera struttura sarà rimossa e dismessa attraverso un processo industriale di riciclaggio.

Costo dell’operazione? 10 milioni di dollari, che Christo ha finanziato attraverso la vendita degli schizzi dei Floating Piers, di alcuni modelli in scala e di altre sue vecchie opere.
La scelta dell’autofinanziamento è alla base di tutte le installazioni create della coppia di artisti ed è una scelta di libertà artistica. Non ci sono sponsor, aiuti o sovvenzioni, tutto viene ripagato tramite vendite a musei, gallerie, aste. Tutto questo per poter creare eventi di arte libera, fruibile da tutti. Per i turisti infatti l’ingresso sarà del tutto gratuito.

La mega operazione, nata da un’idea concepita insieme a Jeanne-Claude nel 1970, fu rifiutata in passato dalle autorità del porto giapponese di Tokyo e da quelle argentine di Rio della Plata per mancanza delle autorizzazioni necessarie. Più tardi, e precisamente nel 2014, a Christo ritornarono alla mente i laghi dell’Italia del nord che conosceva dagli anni 1960, un periodo d’intenso lavoro e varie esposizioni in Italia. Tra la primavera e l’estate del 2014 Christo e i suoi collaboratori esplorarono i laghi della zona e decisero che il Lago d’Iseo fosse il più suggestivo per il progetto.

Christo, già dalle sue prime opere prese ispirazione da “L’enigma di Isidore Ducasse” (dove una macchina per cucire è avvolta in una coperta con dello spago) di Man Ray, e iniziò ad utilizzare l’impacchettamento come metodo per rendere più evidente il mistero che avvolge l’oggetto nella civiltà.

La coppia di artisti ha cambiato il concetto di “arte pubblica” con la creazione di opere temporanee, transitorie, che respirano con chi le vive e che dialogano con lo spazio, con il paesaggio , spesso colorandolo, altre volte occultandolo, ma mai dandolo per scontato. È un ibrido di arte, urbanistica, architettura e ingegneria, ma più di ogni altra cosa è l’affermazione di un’estetica assolutamente unica: interventi paesaggistici surreali che con la loro presenza hanno impreziosito monumenti, parchi cittadini e centri di potere.

La loro arte è un esercizio di immaginazione: per un breve lasso di tempo oggetti, paesaggi ed edifici diventano qualcosa di diverso da quello che sono in realtà. Proporre una percezione della realtà prima mai avuta, senza giudicarla, ci offre nuove visuali, nuovi orizzonti.

Era il 1969 quando Christo e Jeanne-Claude hanno iniziato a impacchettare 93mila metri quadri di costa australiana con un tessuto bianco, mentre era il 1983 quando la loro installazione in polipropilene rosa ha occupato per diversi giorni le isole disabitate di Biscayne in Florida.
Hanno impiegato 24 anni per riuscire a impacchettare il Reichstag a Berlino, e ne è valsa la pena, è diventato uno delle loro creazioni più riuscite, visitata da quasi cinque milioni di persone. Poi è arrivato “The Gates” del 2005, che implicava la disposizione di oltre settemila porte con tende arancioni lungo i 37 chilometri di sentieri di Central Park a New York.

Running Fence - California 1972/1976

Running Fence – California 1972/1976

The Gates - Central Park - 2005

The Gates – Central Park – 2005

Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83

Surrounded Islands, Biscayne Bay, Greater Miami, Florida, 1980-83

Wrapped Reichstag, Berlin 1971-95

Wrapped Reichstag, Berlin 1971-95

Monumento Equestre di Vittori Emanuele II - Piazza Duomo Milano - 1970

Monumento Equestre di Vittori Emanuele II – Piazza Duomo Milano – 1970

The Umbrellas - Japan Usa 1984 -91

The Umbrellas – Japan Usa 1984 -91

Nel 1970 Christo e Jeanne Claude hanno impacchettato il monumento di Vittorio Emanuele in piazza Duomo a Milano, pochi anni dopo le mura romane nei pressi di Villa Borghese. Ci sono voluti 40 giorni per imballarle.

Dopo tanti anni di assenza in Italia, The floating Piers è un evento di grande respiro internazionale. La guida australiana Lonely Planet , vangelo per milioni di turisti, ha pubblicato la sua top ten delle mete imperdibili del 2016: Il Lago d’Iseo e The Floating Piers si classificano al posto nr.7.

In attesa di poter passeggiare sulla passerella a pelo d’acqua (l’invito dell’artista è di farlo a piedi nudi), verrà inaugurata il 7 aprile, fino al 18 settembre, al Museo di Santa Giulia a Brescia, la mostra dedicata ai Water Projects di Christo e della moglie Jeanne-Claude.

“È la dimensione della scoperta ciò che in ogni nostro progetto viviamo. Più che un viaggio è una vera e propria esplorazione, perché è quando si esplora che s’incontra inevitabilmente sempre qualcosa di non conosciuto”. Christo
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