“Perfetti sconosciuti” Il sapore dolce-amaro delle relazioni nell’era digitale

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Molta più amarezza che risate nell’ultimo film di Paolo Genovese, Perfetti Sconosciuti.  Si ride è vero, perché a smorzare le dosi di dolore c’è un ben calibrato sarcasmo, quello della romanità popolare, ma ciò che resta alla fine del film è l’amaro in bocca per l’odierna problematicità delle relazioni sentimentali, siano amore, amicizia o rapporto genitori-figli.

Lo spunto da cui parte il regista, che già aveva esplorato, seppur in maniera più leggera, la complessità dei rapporti nel suo precedente film Tutta colpa di Freud, è geniale: un gruppo di amici storici a cena che, in una sorta di gioco della verità dell’era digitale, si mette a nudo, accettando di condividere con gli altri ogni telefonata o messaggio ricevuto durante la serata sul proprio smartphone, apertamente appoggiato sul tavolo. Gioco che diventa rapidamente massacro, commedia che si trasforma in dramma, quando i segreti, che ormai tutti siamo soliti affidare a queste tecnologiche “scatole nere”, con la superficialità di non pensare alle conseguenze, travolgono i commensali come una marea nera, rendendo evidente la loro realtà di perfetti sconosciuti.

Marco Giallini, Edoardo Leo

Edoardo Leo e Marco Giallini

Tutti i protagonisti (Edoardo Leo, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher e Kasia Smutniak) sono perfetti nei ruoli e riescono a far intravedere le ombre dei loro personaggi già nella fase iniziale del film, quando l’ironia sembrerebbe ancora regina della sceneggiatura. Quasi come l’eclissi lunare, motivo della loro cena e metafora ben scelta dal regista, poco alla volta l’apparente luminosità delle loro relazioni viene spenta dagli scheletri nell’armadio e dai lati oscuri di ognuno.

C’è proprio tutto, non solo le inevitabili, ma banali, corna; tradimenti tra amici, maternità segrete, verità mai svelate, coming out rimandati per la paura, più che giustificata, della non accoglienza degli altri, atteggiamenti omofobici ben nascosti, competizione tra coniugi e famigliari e una fortissima disistima di fondo, malamente tenuta a bada dalle convenzioni e dai toni ironici, che cercano di mascherarla facendola passare per una cosa da niente.

Il bello è che tutto regge, la sceneggiatura, scritta a dieci mani, tiene perfettamente; la trama del film è credibile, i dialoghi sono veri, le personalità descritte sono riconoscibili e anche la coda alla Sliding Doors funziona. Un realismo che coinvolge; chi guarda non è solo lo spettatore esterno di una storia che non gli appartiene. Siamo tutti chiamati in causa. Alzi la mano chi può affermare di non avere nulla sul telefono che possa, quanto meno, far pensar male.

Kasia Smutniak - Anna Foglietta

Kasia Smutniak e Anna Foglietta

E tante sono le coppie viste uscire dal cinema litigando. Perché? Sarà per la paura che chi amiamo possa nascondere dei segreti? O forse perché proiettiamo sull’altro quello che noi per primi clandestinamente facciamo? Oppure perché tutti percepiamo con terrore la fragilità dei rapporti amorosi nella società moderna?

Mi viene da pensare alla facilità con cui oggi si mette a repentaglio una relazione di coppia per inseguire emozioni nuove, per cercare conferme personali o per semplice noia. A volte questo accade anche nelle amicizie, che vengono cambiate a seconda delle necessità del momento. Nell’epoca odierna, in cui tutto si consuma alla velocità della luce e anche i rapporti di coppia si sfaldano alla prima difficoltà, è diventato sempre più difficile “dare valore” ai legami costruiti nel tempo. Perché, come scrive Massimo Recalcati nel suo libro “Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa”, viviamo ‘alla ricerca affannosa del Nuovo con il presupposto (falso) che nel Nuovo si troverebbe la piena realizzazione di se stessi’.

Running in circles

Running in circles

Avrebbe un senso, visto che, in sostanza, questa è anche la logica del modello capitalista che regola la nostra società: avere sempre nuovi desideri, spesso estranei alla nostra identità più vera e che, comunque, una volta raggiunti rapidamente ci annoiano e ci spingono verso nuovi desideri, in un’eterna insoddisfazione, come una corsa su un tapis roulant, dove si corre, si suda, si fatica, ma si rimane sempre allo stesso punto.

Il film di Genovese non dà soluzioni o letture in questo senso, anzi rimarca come l’ipocrisia sia l’unica difesa alla “frangibilità” di tutti noi. Apre però un paio di spiragli, offrendo una boccata d’ossigeno a chi crede che l’investire abbia ancora un valore.

Sì, gli investimenti affettivi vanno salvaguardati, come sottolinea l’amareggiato Battiston nella sua sfuriata finale, in cui sceglie di prendere le distanze da certi “giochi” e nel farlo rimarca l’importanza fondamentale della protezione dell’altro.

E forse si può anche imparare a “disinnescare” certi conflitti, come sceglie di fare Marco Giallini nella relazione con la moglie, facendo un passo indietro quando potrebbe colpirla e affondarla. Rinunciare alla lotta di potere e pensare che a volte fare un passo indietro vuol dire stare un passo avanti. Vuol dire capire l’altro che, come noi, ha le sue debolezze, i suoi bisogni imperfetti. Vuol dire valorizzare ciò che si è costruito, perché il ritorno potrebbe essere infinitamente più gratificante di un’effimera, momentanea vittoria.

Marc Chagall - "Flight"

Marc Chagall – “Flight”

I legami più profondi non sono fatti né di corde, né di nodi, eppure nessuno li scioglie”
(Lao Tze)

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Flavia Rodriguez

    Ciao Emanuele, ti ringrazio davvero per il tuo commento. Sono tristemente d’accordo con te, come avrai capito da quello che scrivo nell’articolo. La nota positiva è che ci sono persone come noi che danno un valore alla profondità del nostro animo e dei rapporti con gli altri.
    Grazie ancora per avermi letto!

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  2. Emanuele Palli

    E’ abbastanza desolante osservare la vita delle coppie della nostra era: l’amore romantico che tende all’assoluta fusione di due esseri è lontanissimo dalle concezioni più moderne per cui ciascuno di noi è reputato infinitamente sostituibile. Le vedi trascinarsi in noiosi duetti al ristorante dove nessuno ha nulla di decisivo da dirsi, non appena si è spenta la curiosità sessuale. Il problema è che uomini e donne non sono più capaci di stare da soli e aspettare magari la persona di cui potrebbero eventualmente innamorarsi: si appaiano con qualcuno con grande facilità e ci stanno perché è più comodo così, anche se a fianco non hanno il partner dei propri sogni. Da qui deriva poi la facilità con cui si sbilanciano verso nuove avventure. E’ un’epoca in cui si è persa la cognizione dell’amore, oltre che dell’amicizia, si è esaurita la capacità di innamorarsi veramente, si vive sulla superficie e si rimbalza sulle apparenze, senza cercare un significato più profondo in noi stessi e nei rapporti umani, che sono diventati inconsistenti finzioni, strette di mano prive di lealtà e abbracci scivolosi.

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