Microstorie di casa Medici

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Nella sua autobiografia “La vita di Benvenuto Cellini – fiorentino – scritta per lui medesimo  in Firenze” molti sono gli episodi che evidenziano quanto gli artisti del passato, pittori, architetti, scultori, seppure ammirati e celebrati, fossero spesso in balia dei capricci dei loro illustri committenti, spesso arroganti, meschini e volubili.

Tra i tanti io ho deciso di raccontare questo:  Scene da un matrimonio.
Il matrimonio è quello, celebrato a Firenze nel  1539, tra il Duca Cosimo I dei Medici, e la spagnola Leonor Alvarez de Toledo y Osorio, figlia di Don Pedro Alvarez de Toledo Y Zuniga, Vicerè di Napoli per conto di Carlo V. Un matrimonio  politico, voluto proprio da Carlo V, trasformatosi in una grande storia d’amore tra i due  bellissimi giovani, il ventenne Cosimo e la diciassettenne Eleonora, coronata dalla nascita di numerosi figli.

Giovanni Antonio de' Rossi 1558 -1562. Cammeo con la rappresentazione della coppia medicea e di alcuni dei figli

Giovanni Antonio de’ Rossi 1558 -1562. Cammeo con la rappresentazione della coppia medicea e di alcuni dei figli

Giovanni Antonio de’ Rossi 1558 -1562. Cammeo con la rappresentazione della coppia medicea e di alcuni dei figli Benvenuto Cellini, scultore ed  orafo di corte, e pertanto  “di casa” a Palazzo Vecchio a Firenze, l’abitazione dei duchi, veniva spesso interpellato da Cosimo per la valutazione di  pietre  preziose  destinate  alla creazione di gioielli da donare alla amatissima moglie.

Un giorno invece è proprio la duchessa Eleonora a mostrare a Benvenuto  un filo di grosse perle, chiedendogli cosa ne pensasse.

Cellini, con il suo occhio di eccellente orafo  nota  immediatamente che quelle perle “non sono né tonde, né uguali e ce n’è assai delle vecchie”, ma, per compiacerla, convinto che le appartengano, ne loda la bellezza ed i molti inesistenti pregi.

Le perle però  le sono state proposte da un mercante, suscitando in lei subito il desiderio di possederle, tanto da chiedere proprio a Benvenuto di convincere il marito Cosimo  dei vantaggi di un simile acquisto vista la fiducia che egli ripone nell’esperienza del suo orafo.

Benvenuto, “amicissimo della verità e nimico delle bugie” confessa allora  alla duchessa che l’entusiasmo mostrato alla vista delle perle era solo dettato dal desiderio di compiacerla, avendo creduto  che  appartenessero già a “Vostra eccellenza Illustrissima”,  ma che invece ne sconsiglia decisamente l’acquisto, sia perché “le perle non son gioie: le perle sono un osso di pesce ed in ispazio di tempo le vengono manco. ma i diamanti, ed i rubini e gli smeraldi non invecchiano, ed i zaffiri; queste quattro son gioie e di queste si vuol comperare”, sia perché quelle perle in particolare non valgono affatto i seimila ducati richiesti dal mercante.

La duchessa, che certamente non era abituata ad essere contraddetta, “alquanto sdegnosetta” risponde al troppo onesto Benvenuto che forse quelle perle  potrebbero anche avere “qualcuno di quei difettuzzi” ma se non li avessero avuti sarebbero costate il doppio ed  insiste perché, su suo consiglio, il marito le acquisti per donargliele.

Cosa mai poteva dunque  fare il  nostro malcapitato davanti alla ostinazione della sua nobile padrona, la duchessa di Firenze Leonor Alvarez de Toledo y Osorio se non  andare a mostrare al duca  quelle “maledette perle”?

E fu proprio quello che fece.

Trovando  Cosimo da solo in una stanza del Palazzo, magnificò la bellezza, i pregi, la qualità  di ognuna delle ottanta perle, ed  i vantaggi dell’acquisto, con tutta la eloquenza di cui era capace, tanto più che la pur nobilissima  moglie  ascoltava, come una donnetta qualsiasi,  nascosta dietro una porta socchiusa.

Le perle però erano  già state mostrate a  Cosimo, a cui certamente il mercante si era rivolto per primo, ma l’affare non era stato concluso proprio perché non  gli erano  piaciute affatto, e dunque si meravigliava davvero tanto che proprio un esperto come il “suo Benvenuto” gli consigliasse di acquistarle!

Qualche secolo più tardi qualcuno avrebbe descritto la situazione in cui  in quel momento si trovava Benvenuto, come quelladi “ un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro.”, schiacciato com’era tra il desiderio di compiacere la duchessa e quello di non indurre il duca a fare un cattivo affare, ma il nostro, seppure con gli occhi pieni di lacrime e con un filo di voce decise di  rivelare  a Cosimo di essere stato spinto a proporre l’acquisto dall’ ardente desiderio della duchessa di possedere proprio quelle le perle, e non dalla loro qualità.

Il magnanimo Cosimo si mostrò molto comprensivo  riguardo alla difficile posizione in cui il suo orafo prediletto si era trovato, rassicurandolo sul fatto che mai  avrebbe rivelato a sua moglie di essere a conoscenza della sua piccola macchinazione, e che il segreto tra loro sarebbe rimasto sepolto per sempre come “in una cassettina di diamanti”.

Il tono della conversazione tra i due  si era fatto più intimo e non riuscendo più a sentire in che modo si stava svolgendo la conversazione, Eleonora entrò  nella stanza rivolgendosi direttamente al  marito chiedendogli di acquistare le perle, così come certamente Benvenuto gli aveva consigliato, ma,“vatti a fidare”, avrà pensato il  nostro,  quando sentì il duca replicare alla moglie che le perle non le avrebbe mai comprate “perché il mio Benvenuto m’ha detto che se io le compro io gitterò via li mia dinari”!

“A queste parole la duchessa mi guardò di malissimo animo, e minacciandomi col capo, si partì” ci raccontano le pagine del libro, che potremmo immaginare di chiudere qui, senza né vincitori né vinti, perché seppure  il  nostro Benvenuto  ne  esce  piuttosto malconcio,  il mercante non ha concluso l’affare,  Eleonora non ha avuto  le tanto  desiderate  perle, e Cosimo magari avrà dovuto sopportare per diverse sere i mal di testa della moglie al momento di andare a dormire…..

Ma la prima donna di Firenze, Leonor Alvarez de Toledo y Osorio moglie di Cosimo I de’ Medici,   figlia del Vicerè di Napoli Don Pedro Alvarez de Toledo y Zuniga non è certo abituata a non essere accontentata in tutti i suoi desideri, che ritiene certamente ordini, persino per il suo illustre marito!

Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni – Bronzino –Olio su tela 1545

Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni – Bronzino –Olio su tela 1545

Ed ecco  allora che  affida ad un altro sensale l’incarico di caldeggiare l’acquisto delle perle presso il marito, tale Bernardone, che attirato soprattutto dalla lauta provvigione promessagli,  arriva ad insistere con Cosimo al punto che questi, seccato,  lo schiaffeggia con forza fino alle lacrime, che furbescamente Bernardone ostenta per dimostrare di essere disposto a tutto, anche a subire  dolore e  umiliazione, per far contenta la duchessa,  mentre invece il duca……

“Levatimi dinanzi col malanno che Dio ti dia, e va, fanne mercato, che io son contento di fare tutto quello che vuole la signora duchessa”, gridò il duca, ed infine l’acquisto fu conclusa. E’ superfluo che racconti l’amarezza di Benvenuto sulla conclusione di questa scena di vita matrimoniale  vissuta nel lontano 1500, mi piace piuttosto immaginare che le perle che alla fine la capricciosa Eleonora ha ottenuto siano proprio quelle che indossa nel suo più celebre ritratto.

 

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