L’arte di coltivare l’orto, l’Oscar a Di Caprio e le Primavere Arabe

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Il mese di Marzo è il mese del risveglio, si ricomincia a seminare e piantare, ma la terra del mio orto è zuppa di pioggia e le temperature notturne sono scese al di sotto dello zero, non era successo nemmeno fra dicembre gennaio e febbraio, così ciò che avevo seminato è marcito, fortunatamente la sussistenza mia e della mia famiglia non dipende dalla produttività del mio orto.Gennaio e febbraio 2016 hanno segnato pesanti anomalie termiche positive a livello planetario, ce ne siamo accorti tutti, ha fatto stranamente caldo in questo ennesimo insolito inverno.

L'Oscar a Di Caprio

L’Oscar a Di Caprio

Se ne è accorto anche Leonardo Di Caprio che, nel proprio recente discorso dopo la vittoria dell’Oscar come migliore attore protagonista, ha detto:” The Revenant è un film sulla relazione tra l’uomo e il mondo naturale. Un mondo in cui abbiamo collettivamente percepito il 2015 come l’anno più caldo di sempre. La nostra produzione ha avuto bisogno di spostarsi fino alla parte più a sud di questo pianeta solo per trovare la neve. I cambiamenti climatici sono reali, stanno accadendo proprio ora. È il pericolo più grave che la nostra specie si trova ad affrontare, e dobbiamo lavorare insieme e smettere di procrastinare. (…) Non diamo per scontato questo pianeta”.
Ricordo un altro appello: era il Giugno 1992 e durante la “Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite” tenutasi a Rio de Janeiro la dodicenne Severn Suzuky ammutolì per sei minuti i delegati ONU con le proprie accorate parole; “Sono qui a parlare a nome delle generazioni future. Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate. Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare. Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono i buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene. (…) Sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre. Ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo. Quando avevate la mia età, vi preoccupavate forse di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. Io sono una bambina e non ho tutte le soluzioni e mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi. Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto. Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo…”.
Sono passati 24 anni da allora, i cambiamenti climatici, che nel 1992 erano dai più percepiti con disinteresse se non con scetticismo, oggi sono una realtà con cui dobbiamo confrontarci nel nostro quotidiano.
Quando coltivi la terra, la tieni in mano, la fai scorrere fra le dita, la annusi, senti che la terra è viva, respira, ne percepisci l’intimo miracolo e sai di appartenere a quel miracolo eppure, tanto come individui quanto come umanità, la consapevolezza di questa intrinseca appartenenza e di questa profonda connessione ci sfugge o ci è indifferente.
Per molti di noi, in questa parte di mondo, i cambiamenti climatici sono solo una grande seccatura: imprevedibilità delle condizioni meteorologiche, incertezza nelle proprie abitudini di vita, difficoltà nella pianificazione di vacanze a lungo termine.
Per ancora pochi di noi, in questa parte di mondo, i cambiamenti climatici hanno significato distruzione e morte, è vero il verificarsi di eventi estremi ed imprevedibili periodicamente riporta l’argomento agli onori delle cronache e dell’attenzione pubblica, ma l’emergenza, la grande paura, il disastro sono presto dimenticati e sostituiti da altre emergenze, tragedie e dolori: l’esodo di centinaia di migliaia di migranti o la guerra in Siria, per esempio.

Chacaltaya

Chacaltaya

Chacaltaya si trova in Bolivia, era la stazione sciistica più alta del mondo, vi si disputavano i campionati Sud Americani di sci, oggi appare come un canalone di pietre a oltre 5000 metri di altezza. I ghiacciai delle nostre montagne sono passati dai 519 km2 del 1962 agli attuali 368 km2, il 40% in meno.Anche i ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo, alimentano il bacino idrico del sud est asiatico, Cina e India, per intenderci, ovvero la zona più popolosa della terra, la scarsità di acqua in quella parte di mondo potrebbe avere in un futuro prossimo conseguenze inimmaginabili in termini di conflitti e migrazioni a livello planetario.

Senza attendere il futuro che verrà in Europa già assistiamo alle devastanti conseguenze dei cambiamenti climatici in termini di conflitti e migrazioni.
Il 17 gennaio 2011 Mohamed Bouazizi si dava fuoco, morendo dopo alcune settimane di agonia, il drammatico gesto diede inizio a quelle che chiamiamo primavere arabe che portarono al rovesciamento di regimi e a guerre ancora in corso con la conseguente fuga di centinaia di migliaia di persone dalla propria terra, dalle proprie case. Questi sono fatti noti, meno noto è che la grave siccità che aveva interessato diverse parti di mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, negli anni precedenti a quel 2011 aveva portato ad una considerevole diminuzione della produzione dei cereali a cui era seguito un aumento del prezzo degli stessi a cui era seguito un aumento del prezzo del pane.
Le anomalie climatiche verificatesi in diverse e distanti parti del mondo che per noi significarono solo spendere un pò di più per l’acquisto di pane e pasta in paesi come Tunisia, Libia, Egitto, Siria portarono rivolte e guerre.

Per concludere a causa dei cambiamenti climatici c’è chi ha problemi nella coltivazione dell’orto, chi nella programmazione delle vacanze, chi a girare film e chi a comprare il pane di cui sfamare sè e la propria famiglia, questi ultimi anche se non hanno voce sono i più numerosi.
I cambiamenti climatici sono ovunque, nel mio orto nel mezzo della Pianura Padana, nella fertile Mezzaluna culla della civiltà, ai poli, nelle immense distese di buona terra degli Usa o della Russia, sulle vette del mondo dall’Himalaya alle Ande e non sfuggiremo, non abbiamo un pianeta B, ma se lo avessimo sarebbe giusto sopravvivere alla morte di questo?
Quando ho la terra del mio orto in mano, che respira e vive, penso con dolore che no, non sarebbe giusto che sopravvivessimo al nostro pianeta, possiamo solo salvarci insieme.

Cambiamenti climatici a parte, felice della vittoria di Di Caprio e preoccupata dai venti di guerra che soffiano sempre più forti dalla Libia all’Italia, con il risveglio di marzo e la Luna crescente dopo aver dissodato e rivoltato, secondo gusto e inclinazione, altitudine e latitudine, si possono seminare carote, ravanelli, lattuga, piselli, basilico, angurie, cetrioli, asparagi, cavoli e zucchine, si possono raccogliere erbe aromatiche ed erbe officinali da fare essiccare, si possono inoltre trapiantare fragole e patate. Con la luna calante invece si può procedere alla semina di radicchio, bieta, sedano, cipolle e indivia.
La luna sarà crescente dal 10 al 22 marzo 2016. La luna sarà calante dall’1 all’8 e dal 24 al 31 marzo 2016. La luna sarà piena il 23 marzo.

Anche nel 1816 si verificarono tragiche aberrazioni climatiche, probabilmente a causa di eruzioni vulcaniche avvenute in diverse parti del mondo negli anni immediatamente precedenti. In quello che viene ricordato come l’anno senza estate vi furono milioni di persone fra l’Europa e il Nord America che patirono e morirono di fame e di freddo, la memoria tragica di quell’anno si è persa, invece lo ricordiamo perché le incessanti nevicate di quel luglio 1816 costrinsero Mary Shelley, John William Polidori e i loro amici a non uscire durante le proprie vacanze in Svizzera, decisero così di gareggiare a chi avrebbe scritto la storia più spaventosa, Mary Shelley scrisse Frankenstein e Polidori Il Vampiro, due capolavori della letteratura gotica.
Cosa lascerà al mondo in eredità questo 2016?

 

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Chi lo ha scritto

Maria Grazia Giordano Paperi

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Nata a Lodi, ha vissuto numerose vite quasi sempre fra le due sponde del Po, quella lodigiana e quella piacentina. Ha svolto studi classici presso il Liceo Ginnasio "M. Gioia" di Piacenza, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Parma. Scrittrice, poeta, ghostwriter e ghostcreative, ha esordito come autrice nel 2012 con il romanzo "E poi madri per sempre" (Edizioni Compagine), nel 2015 è uscito "Pufulet. L'asinello di Santa Lucia" (Edizioni Gutenberg). Convinta ambientalista si sposta quasi esclusivamente sulla sua bicicletta "La Poderosa", ama leggere, viaggiare, fotografare, andare al cinema, coltivare l'orto.

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