La follia della gita scolastica

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Cari Prof, Maestri e Maestre, siete pronti per la prova gita? Avete letto la circolare del Miur dove ci informano in forma esaustiva sul nostro comportamento qualora un pazzo fuori di testa, con chiare attitudini al masochismo, volesse avventurarsi ad accompagnare i ragazzi ad una visita culturale? Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, di follia da serial killer, allo sterminio di tutti i neuroni vaganti nelle menti perverse di chi ci vuole colpevoli a priori della nostra esistenza. Ma a questo punto mi rivolgo direttamente a quell’ignoto e incauto autista di corriere, caso mai si volesse avventatamente imbattere nella mia vita.

Caro autista di corriere, lo sai che oltre a dovere stare attenta a quei cari bricconcelli dei miei ragazzi, a stare attenta che non si frantumino qualche ossa tra un salto e l’altro (ma che salto, non posso farglielo fare! diciamo tra un passo e l’altro), oltre a stare attenta che non sporchino la vettura  con gomme, caramelle, succhi di frutta e bibite, che non si perdano durante il tragitto scrupolosamente studiato per mesi, stare attenta che nessuno si metta le mani addosso per aver offeso qualcuno di famiglia, attenta che diverse ragazze improvvisamente e quasi a farlo apposta, accusino quel mal di pancia mensile, e ti invochino un assorbente mentre tu rastrelli l’intera borsa piena di penne, matite, registri elettronici, passaword. Ti rovesci tutta la borsa addosso e insieme a lei  tutte le sigle che si sono trovate insieme per partecipare a un festino alla faccia tua: ANP, BES, CCNL, CSPI, DES, DS, DSA, DSGA, FIS, GAE, GLH, GLHO, INDIRE, INVALSI, LIM, MIUR, MOF, OCSE, PAI, PEI, PDF, PDM, PDP, PTOF, RAV, RSU, TFR, TFS, TIC, USR che hanno messo  le loro radici nel tuo malessere quotidiano  E tu annaspando, tra un BES e un PDP, le mostri il tuo umile pacchetto di fazzolettini uso raffreddore continuo per mancato riscaldamento delle aule della tua Scuola.  Questo lo sai caro autista? Caro autista di pullman lo sai che capiterà senz’altro che vedrò una ragazza che incomincia a piangere perché il suo fidanzatino l’ha lasciata per la sua compagna di banco? Ma nel frattempo, mi starò sicuramente sgolando da quando sono partita, e se sono fortunata, a quando arriverò, per placare il fragore dell’allegra compagnia che sembra non pensi a null’altro durante l’anno se non come fare il possibile e l’impossibile durante questa piacevole gita fuori porta? Caro autista di autobus mi hanno detto che devo controllare anche il veicolo dove i componenti di questa bella ciurma posano i loro adorabili sederini.?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

Scusa ma io non ho neppure la patente per cui dovrò fare un corso online (il bonus non copre spese di autoformazione?) a spese mie per verificare i guasti, le avarie, le parti danneggiate e usurate? Devo saperle riparare e sostituire, devo studiare un briciolo di tecnologia meccanica, motori a due e quattro tempi, sistemi di accensione e spegnimento, impianti di trasmissione e di frenata, sistemi di carburazione e raffreddamento. Devo incominciare a far pratica sull’auto di mio marito: riparare, smontare e rimontare pezzi di motore. Controllare il corretto funzionamento del veicolo e conoscere i pezzi di ricambio, ma anche le gomme, i fari, gli estintori del pullman. Dovrò prestare attenzione alle caratteristiche costruttive, funzionali e ad alcuni importanti dispositivi di equipaggiamento: l’usura pneumatici, l’efficienza dei dispositivi visivi, di illuminazione, dei retrovisori. Devo stare attenta alle cinture di sicurezza e che i cari pargoli, ne facciano uso senza giocarci all’impiccato. Se non lo fanno dovrò organizzarmi insieme ai miei folli colleghi, a costruire cartelli , pittogrammi o sistemi audio visivi, per farli legare al loro sedile. Se maledettamente li smontano mentre mi sto bevendo una tripla camomilla nel termos di mia madre 96enne, io e il conducente, a patto che non si droghi, che non abbia preso un Tavor da 2,5 grammi collezione Oro, se non è stato segnalato alla Buon Costume e se non sta frequentando un corso al SERT per la disintossicazione alcolica, saremo sbattuti nella cella: quelli dove vanno a finire gli articoli 41 bis.

Dopo aver massacrato la macchina di mio marito, caro autista di pullman, devo incominciare a preoccuparmi della tua salute. Della mia non gliene frega a nessuno: così dice la circolare del Miur. Ti devi riposare dopo un tot di chilometri e questo è giusto, mentre noi insegnanti notoriamente detti Batman e Wonderwoman, il riposo lo abbiamo depositato da anni in una cassetta di sicurezza, sicuramente dispersa nelle varie strategie di potere per eliminare il precariato. Perché adesso lo so, Il loro segreto obiettivo è la nostra morte per causa di servizio.

Caro autista dimmi la verità, ti droghi? Assumi sostanze stupefacenti o fai uso di droghe leggere a uso personale? Ti prego non farlo durante la gita, caso mai ci facciamo uno spinello appena gli allegri marmocchi sono stati depositati nelle calde e sicure braccia dei loro meravigliosi genitori.

Caro autista di tram, non sei un assassino seriale scappato da Alcatraz vero? E non avrai certo urinato in qualche cespuglio in una lontana nottata della tua gioventù bruciata senza averlo detto alle autorità competenti? Ti prego dimmi che la pipì l’hai fatta sempre nel vaso e anche hai mirato giusto il buco del water. Ti prego fallo per me non deludermi, altrimenti ti devo insegnare le buone pratiche in ambienti di apprendimento alternativi per darti quella coscienza e consapevolezza necessari per essere un cittadino consapevole. Caro autista di autobus non ti imbottisci di psicofarmaci per quella cretina di tua suocera che ti esaspera tutte le domeniche a pranzo? No eh.. Ti prego se lo fai, smetti, fallo per me, parlerò io con lei e sono sicura che ti farà vedere le partite dell’Inter senza obbligarti ad accompagnarla al cimitero a mettere i fiori ai suoi amati genitori.

prof-sergenteE ora guardami negli occhi e dimmi la verità, mio caro autista di autobus e grande sfigato. Non ti fai il goccetto di grappa camuffandolo in una bottiglietta d’acqua tra una pipì e una dormita vero? Non farlo ti prego: appena smontiamo da quell’autobus ti offro una bevuta che ti renderà così contento da telefonare al tuo capo dicendogli che la tua vita la passerai sempre ad accompagnare scolaresche indiavolate perché ti hanno fatto ricordare la tua fanciullezza spensierata e felice. Caro autista a cui ormai voglio bene come ad un fratello, lo sai vero che ti dovrò sorvegliare se per caso risponderai al cellulare o ascolterai musica a tutto volume con le cuffiette per annullare gli urli, gli strilli, gli ululati, i latrati dei nostri soavi scolaretti. Ti dovrò prendere a sculaccioni sul tuo grande, grosso, ricco posteriore fino a piangere insieme a te del nostro insolito destino nell’azzurro cielo di un Aprile da dimenticare. Perché se dovesse succedere qualcosa, sarei denunciata per Culpa in vigilando, condannata a risarcire danni fino all’estinzione della mio ultimo parente, assoldare tutto l’ordine degli avvocati della mia città, e sperare, di avere gli arresti domiciliari data l’avanzata età, accelerata dalla gita in questione. Forse sarò in parte giustificata per il mio impeccabile curriculum vitae, ignari che ho irrimediabilmente sporcato durante la gita a furia di parolacce mandate per raccomandata a chi scrive circolari non connettendo la testa con il buon senso. Qualche giorno, forse, me lo abboneranno dopo aver conosciuto le mie condizioni economiche: in profondo rosso da quando mi sono consegnata anima e corpo alla sacra missione, e, forse, riuscirò a risparmiare quei 10 euro, dopo aver descritto l’esuberanza dei miei diletti cittadini in via di formazione, e l’oggettiva pericolosità della vita di un insegnante.

Cari prof, Maestre, Maestri e autisti di tutto il mondo sapete che vi dico? È come ho sempre detto… non esistono pazzi, solo persone che non sono ancora state curate. E noi siamo capitati proprio tra loro.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    E cosa mai aspettarsi dalle Superiori Competenti Autorità se non un aggravio delle responsabilità del docente accompagnatore di fronte alle reiterate disgrazie che funestano in questi ultimi anni le gite scolastiche? Io sarò cinica, ma in ciò vedo un disincentivo alla pratica consolidata di portare scolaresche fuori sede. In fondo la gita scolastica e l’ uscita scolastica altro non sono che lezioni svolte in ambiente diverso da quello della scuola.
    In fondo non posso non chiedermi se la lezione non poteva essere svolta anche fra le più rassicuranti mura scolastiche: oggi gli istituti sono dotati di tecnologie che portano chiunque in qualunque luogo del pianeta, stando comodamente seduti davanti ad un attrezzato PC. Siamo proprio certi che era indispensabile portare a spasso una truppa di non proprio educatissimi e civilissimi scolari, come ben si evince anche dall’ esauriente testo postato da una docente che indubbiamente dimostra grande dedizione verso i suoi alunni? Forse è meglio ripensare la funzione docente nell’ ambito specifico delle gite ed uscite. Certo, non c’ è cosa più bella che vedere una frotta di scolari a spasso in una città, in visita ad un museo, in visita ad una cattedrale. E chi non si commuove? E chi non ripensa con tenerezza ai propri anni migliori? Ma…c’ è un ma, pesante come un macigno: la sicurezza. Oddio, si dice pur che quel che ha da succedere, succede e basta, ma c’ è modo e modo di cadere in un mare di guai.
    La mia unica gita scolastica l’ ho fatta in quinta elementare decenni fa e la mia maestra aveva avuto il potere( disumano) di escludere quei soggetti che non riteneva ” adatti” all’ aria libera. Meno male che eravamo tutte femminucce, timorate di dio e, soprattutto, timorate di quel nero uccelletto che ci faceva filare a stecchetto, fortemente sostenuta nei suoi metodi educativi da genitori che mai si sarebbero sognati non dico di contestarla in alcunché, ma di permetterci di pensare su di lei. – Lei è la maestra! Lei sa sempre quello che fa e quello che fa è sempre giusto!
    Come si può ben comprendere siamo oggi assai lontani da rapporti sociali siffatti.
    Oggi l’ insegnante ha quasi sempre torto, e se non se ne trova uno per oggi se ne troverà facilmente uno per domani.
    Vale la pena aggiungere l’ angoscia della responsabilità civile e penale che è già grave ed ineludibile in scuola all’aggravio di responsabilità in un ambiente incontrollato ed incontrollabile? Conviene ad un docente mettersi in tal posizione gravosa? Io mi immagino un giudice che deve giuducarmi:- È certa, signora, che non esisteva un modo diverso dall’ uscita da un ambiente tutto sommato protetto per illustrare quanto era doveroso illustrare con altri mezzi e metodiche?
    In effetti non serve portare la scolaresca in panificio per vedere come si esegue la panificazione: acqua, farina, lievito madre, un fornelletto a micronde autorizzato ovviamente dalla dirigenza e, dopo che i pargoli avranno modellato a piacere il bocconcino, il docente accorto inforna e sforna personalmente offrendo a ciascuno il proprio capolavoro , fragrante e profumato come mai l’ ha assaporato né mai più assaporeara’.
    Le visite in città d’ arte e magari all’ estero si possono pure delegare alle tanto attente famiglie d’ oggi, magari dopo aver illustrato gli argomenti in aula con supporti tecnologici ed aver mostrato gli elaborati di merito in una delle numerose assemblee di classe che avrà per una buona volta un valido argomento di discussione.
    Non è per scoraggiare le buone, anzi ottime, pratiche didattiche, ma non vorrei per niente al mondo trovarmi nei panni di quei docenti che hanno accompagnato a Milano, per la visita all’ Expo, quella classe in cui un bravo ragazzo, un ottimo scolaro ha perso tragicamente la vita in circostanze che ogni tanto qualche media salta ancor fuori a definire misteriose: le ipotesi che non trovano fine agghiacciano i visceri.
    All’ Expo, all’ estero, dove dir si voglia, i ragazzi auguriamoci possano ben andarci da soli, quando saranno in grado di assumersi la piena e cosciente responsabilità delle loro azioni.
    In fondo diventeranno grandi pure loro, non anticipiamo magari i loro tempi e i loro modi di scoprire e ammirare il mondo che li aspetta.
    Il mondo non scappa.

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  2. francesco rap

    una medaglia è il minimo,sei grande….ma….mi chiedo e chiedo da chi siamo amministrati ?tutta la mia solidarietà,mo servirà a poco,AUGURI

    Rispondi

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