Bulli e Pupe

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I comportamenti prepotenti non sono una novità, così come non è una novità che esistano persone prevaricanti e persone prevaricate, ma negli ultimi anni sembra mutare il modo in cui questi comportamenti si manifestano e con quali conseguenze.

Parto dall’episodio di cronaca di poco tempo fa in cui una giovane ragazza di Pordenone, si getta dal balcone, lasciando un biglietto nel quale scrive: “Adesso sarete contenti”. Può un gruppo di bulli colpire così a fondo la fragile anima di una ragazzina al punto di condurla a desiderare la morte?

Il tema è spinoso e difficile da affrontare, nel sentire comune si concentra la riflessione sui ragazzi, colpevolizzando senza pietà oppure giustificando i bulli e allo stesso modo attribuendo responsabilità e compatendo le vittime dei bulli.

Ma certo è fondamentale mantenere alta l’attenzione su qual è il limite invalicabile in questa questione, e sembra necessario affermare che nulla giustifica il compimento di atti di violenza, neppure se verbali. Frasi come “ammazzati!”, “Fai schifo!” o continue insinuazioni e frecciatine su ciccia di troppo, bruttezza distruggono la fiducia in Sé di un ragazzino o di una ragazzina, scelti e usati come l’obiettivo sul quale scaricare grandi quantità di rabbia che non si sa altrimenti direzionare.

Ma questi atti avvengono senza tenere conto del disagio altrui, o senza la consapevolezza di causarne, o perchè nella propria vita si è esperito soltanto un modello di vita in cui per apparire forte devi sopraffare un debole. La risposta non può essere univoca, ma è anche importante che non lo sia e che non si creino categorie in cui incasellare le persone, non lasciando loro la possibilità di esprimere tutta la propria complessità.

BULLIPUPEE allora vien da sè il pensiero che un bullo, se guardato da vicino, diventa un ragazzo con numerose altre caratteristiche e tra queste quella di avere un comportamento da bullo, non giustificabile, ma che è solo una parte di un essere umano.

Ma in tutto questa storia che ruolo hanno gli adulti? Dove sono?

Forse non si interessano a sufficienza, forse giustificano, forse tollerano per quieto vivere, forse non si accorgono, forse danno anche un po’ di colpa alle vittime. O forse sono anche loro poco allenati alla comprensione, alla tolleranza al rispetto.

Quindi noi adulti cosa possiamo fare?

Dobbiamo proteggere il ragazzo debole, sostenendolo e ascoltando i segnali del suo disagio. Il ragazzo che subisce atti di bullismo spesso non ne parla con gli adulti, si vergogna, si chiude nella sua sofferenza e non vuole più andare a scuola. E’ importante per noi adulti non permettere che succeda, ma questo non è sufficiente.

E’ necessario tornare a parlare di affetti, di sentimenti, e coinvolgere tutti i ragazzi, bulli o meno in una spirale positiva di riscoperta dell’importanza delle proprie e altrui emozioni. E’ necessario accompagnare i ragazzi a riscoprire l’importanza del rispetto e della collaborazione, ma per farlo dobbiamo prima riscoprire tutto questo noi adulti.

Ma allora perchè il titolo è bulli e pupe? Le pupe dove sono?

La risposta è semplice, forse questo è uno dei pochi ambiti in cui si è raggiunta la parità di genere… Purtroppo.

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