Stupratori di anime

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Quando una vita cessa di esistere, tutto diventa ricordo, memoria e dolore. Ma quando una vita cessa di essere perché vessata, torturata, presa a morsi da un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di persone più deboli, quello che ti resta, è un pugno nello stomaco e il tempo di fumare una sigaretta guardando i vetri consumati dal tempo.
Quando una dodicenne si getta dalla finestra della sua camera da letto per non andare scuola e spiega il suo dramma in due lettere ai genitori, agli stessi bulli che la perseguitavano e per puro caso, una tapparella le vieta la morte, ti chiedi in che mondo stiamo vivendo, e le sigarette non bastano più. “Ora siete contenti” scrive un cucciolo in gabbia ai suoi seviziatori, ora tolgo il disturbo, tolgo la disperazione che si è impadronita della mia vita, tolgo l’angoscia, il supplizio, lo strazio che ricopre la mia pelle, mi impadronisco del mio travaglio e dedico le doglie ad uno zefiro di vento.

Disfarsi del proprio destino, oggi, è diventata l’unica difesa per chi non riesce più a trattenere le lacrime, quelle che non fai vedere ai bulli che usano la loro violenza per sbatterti contro un muro, quello che non ti porge appigli. Hai paura di confidarti con le persone che ti amano, hai paura di deluderli, di apparire quello che sei, di non trovare la risposta giusta, e i tuoi occhi non cessano mai di rivedere l’inferno che ti attende ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ma non ci sei solo tu: siete tanti, tanti quanti i vostri violentatori, gli stupratori di anime, i loro ghigni sono i vostri fantasmi, il loro sguardo, l’attesa della colpevolezza. Un dodicenne tirato in mezzo dal branco, costretto a stendersi sui binari, immobilizzato e trasformato nell’obiettivo di un crudele tiro al bersaglio con un fucile ad aria compressa, legato a un cancello e costretto a fumare uno spinello mentre due ragazzi gli urinavano addosso e un altro li filmava. Ragazzi disabili annientati da una società che li vuole vedere diversi, così differenti, difformi, dissimili, da chi usa gli occhi solo per fissare una televisione silente e le mani solo per schiaffeggiare il vuoto che lo avvolge.Bullying

Dolci ragazzi, fate di tutto per confondervi con le giornate che passano, la vostra melanconia assume il volto del passaggio di un’età ingrata, di un’età che non vi rappresenta, e noi genitori e insegnanti, non riusciamo a scorgere la tormenta che vi accompagna nelle vostre stanze chiuse coperte di urla sommesse. Dobbiamo farvi capire che questa vita è una vita da cautelare, da curare, da prendere con attenzione, con rispetto e delicatezza. Anche se esistono studenti di 15 e 16 anni, in gita a Roma, che si ritrovano in una delle stanze dell’albergo all’insaputa dei professori. E dopo risate e scherzi, prendono di mira un compagno, forse ubriaco. Lo spogliano, depilano e decorano con caramelle e marsh mellows filmandolo con il cellulare. Questi giovani che non hanno più memoria si privano della loro coscienza e vivono solo di un presente che non ha né ieri né domani. Solo un oggi di cui disfarsi.

E certi genitori li difendono: “E’ un fenomeno che parte della crescita, è solo una ragazzata, sono loro che non si sanno difendere, sono solo ragazzi insicuri che hanno problemi in famiglia e che quindi vanno aiutati”. Dimenticando che il bullismo affonda le radici nell’infanzia, magari da parte di chi è stato a sua volta vittima di abusi o abbandonato in una scuola dalla mattina alla sera, o in una casa dove le uniche persone con cui parlare erano i protagonisti di una vita irreale, una vita da sognare. Non di meno possiamo escluderci dall’innocenza in mancanza di prove. Siamo tutti testimoni dell’isolamento in cui viviamo, siamo tutti colpevoli di vedere dita puntate senza afferrarle, siamo tutti presenti quando il mormorare diventa diffamare, biasimare, calunniare. Chi di noi può sentirsi assolto quando il nostro sguardo evita il barbone sotto casa, gli emigrati che rimangono figli di un mare diventato troppo nero? Chi di noi si ferma quando assistiamo senza osteggiare al lancio di bombe lanciate su scuole piene di voci siriane che cantano in inglese, francese, curdo o aramaico? Stiamo diventando senza accorgercene i fiancheggiatori della denigrazione dell’essere, della deflagrazione dell’umano. Nasciamo liberi, senza pre-concetti e innocenti. Poi, per il resto della vita, cerchiamo di dimenticarcelo.

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