Lo zen e l’arte di coltivare l’orto

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Qualsiasi manuale o sito di orticoltura può illustrare meglio di quanto possa fare io che cosa fare nell’orto a Febbraio: quali azioni di semina o di preparazione alla semina compiere e in quali giorni. Se queste informazioni sono tutto ciò che vi interessa dell’arte di coltivare non è l’articolo che fa per voi.Io amo coltivare il mio orto, ma alla base di questo amore non c’è una profonda ed esperta conoscenza di questa arte, piuttosto c’è la scoperta di una inclinazione istintiva e ancestrale.

Da quasi quindici anni possediamo un piccolo orto, ricavato in un’area del giardino condominiale, un fazzoletto di terra a lungo abbandonato, da noi come dai precedenti proprietari, il brutto anatroccolo fra gli orti del condominio. Non avevamo tempo, non avevamo voglia, non avevamo interesse.

Incominciai per gioco, con l’idea di far scoprire ai miei figli come nascono i fiori, la verdura, la frutta. Il gioco divenne un impegno, l’impegno una necessità. La necessità del contatto con la buona terra. Un’esperienza impagabile e irrinunciabile. Mi ci appassionai. Fra le mie passioni c’è la fotografia, la “scrittura con la luce”, solo la luce fa la differenza fra una bella e una brutta fotografia, la quantità di luce, la morbidezza della luce, l’inclinazione della luce. L’arte di usare la luce in fotografia è la stessa dell’uso della luce nell’orto, con se stessi e con gli altri.

Faccio un passo indietro e ritorno all’orto prima della scoperta della luce.

Dunque incominciai per gioco fra l’entusiasmo dei miei figli e la curiosità dei vicini. Armata di attrezzi lucenti e manuale zappavo e dissodavo, dissodavo e zappavo. Inevitabilmente sudavo, mi sporcavo e riscoprivo parti del mio corpo ed energie da tempo dimenticati. La prima entusiastica semina non portò alcun risultato. Eppure avevo dissodato, avevo zappato, avevo scavato, distanziato, seminato, innaffiato, curato, come da manuale, ma niente, non era uscito nulla dalla mia terra.

Un giorno, in cui avevo ricominciato a dissodare e zappare, osservai il mio vicino che lavorava nel suo orto, non pareva ci fossero sforzo o fatica nei suoi gesti. Gli chiesi perchè, secondo lui, nulla era cresciuto dalla mia terra. Mi guardò e dopo alcuni minuti mi rispose: “Perchè lei ci pensa.” Lo guardai smarrita e perplessa e lui aggiunse “Forse il sole pensa che deve illuminare? Lei pensa a respirare?”

POMODORO ORO ORO

POMODORO ORO ORO

Guardai la luce del tramonto che si ammorbidiva, le ombre si allungavano, il mio triste orto mi apparve bello accarezzato da quella luce. Lo avrei fotografato…ma la mia attenzione fu catturata da una piantina che cresceva in un angolo, forse una piantina infestante era sfuggita al mio meticoloso lavoro di estirpatura, ma non era una piantina infestante, era una piantina di pomodori, forse un seme mi era sfuggito, forse per caso aveva ricevuto acqua. Forse. Sicuramente non era stata oggetto del mio accanimento accuditivo anzi, ne era stata risparmiata.

Da quel pomeriggio iniziai a comportarmi con quella piantina come il sole con il mio orto, la visitavo al mattino, la guardavo, giravo attorno, (sradicavo le erbacce delicatamente), durante il giorno mi dedicavo agli altri miei impegni, infine nel tardo pomeriggio le spruzzavo acqua sulle tenere foglioline e le inumidivo la terra, smuovendola con le dita.

La piantina crebbe, io come il sole, non avevo fatto altro che carezzarla e muovermi come si muove il giorno.
Lei fu la mia numero 1, chi da bambino leggeva Topolino sa cosa intendo.
La vita del mio orto mi si è rivelata, e ancora mi si rivela, lentamente e mi rivela a me stessa.

Con il tempo ho realizzato che bastava che fossi per il mio orto come sono con le persone che mi stanno a cuore o quando vado in bicicletta o quando ho in mano la mia macchina fotografica: sono me stessa, sono la parte migliore di me, sono cuore e mani, sono istinto, sono passione, sono come la luce nel momento migliore della giornata, chi ama la fotografia sa cosa intendo.

Se siete arrivati alla fine di questo pezzo avete vinto qualche consiglio su cosa fare nel mese di febbraio nell’orto!

Innanzitutto fate attenzione alle fasi della luna: la luna sarà crescente dal 9 al 21 Febbraio, calante dal 23 al 29, sarà piena il 22 Febbraio.
Se preparare e concimare la terra, se e cosa seminare dipendono da latitudine e altitudine in cui vi trovate, dalla vostra inclinazione e preferenza personali, dipende da quanto i cambiamenti climatici in atto renderanno imprevedibili temperature e precipitazioni dei prossimi giorni e settimane.
Coltivare ha molti significati quello che preferisco è “nutrire un sentimento”, quindi che coltiviamo l’orto, un interesse, un amore stiamo prendendo coscienza di noi verso qualcosa che duri più a lungo della prima emozione.

Un ultimo consiglio: un buon manuale vi sarà necessario, ma cuore e mani siano i vostri. 

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Chi lo ha scritto

Maria Grazia Giordano Paperi

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Nata a Lodi, ha vissuto numerose vite quasi sempre fra le due sponde del Po, quella lodigiana e quella piacentina. Ha svolto studi classici presso il Liceo Ginnasio "M. Gioia" di Piacenza, si è laureata in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Parma. Scrittrice, poeta, ghostwriter e ghostcreative, ha esordito come autrice nel 2012 con il romanzo "E poi madri per sempre" (Edizioni Compagine), nel 2015 è uscito "Pufulet. L'asinello di Santa Lucia" (Edizioni Gutenberg). Convinta ambientalista si sposta quasi esclusivamente sulla sua bicicletta "La Poderosa", ama leggere, viaggiare, fotografare, andare al cinema, coltivare l'orto.

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anna

    Dedicarsi ad un orto a mio parere può insegnare tante cose, far riflettere anche sulle relazioni fra esseri umani.
    Ogni pianta dà il meglio di sè, cresce rigogliosamente e produce frutti saporiti e in abbondanza solo quando la temperatura, l’illuminazione, il terreno, l’irrigazione sono ad essa congeniali. Metaforicamente, anche gli esseri umani danno il meglio di sè, sono rigogliosi ed in grado di dare molto quando si trovano nelle condizioni a loro confacenti.
    Rispettare ed assecondare le esigenze di un essere vivente sono il segreto per uno scambio fruttifero, non l’imporre condizioni che piacciono a noi ma che vanno contro la loro natura: chi pianterebbe i pomodori in inverno? All’aria aperta, non sopravvivono; in serra, non sanno di niente.
    Sono pensieri che mi sono passati tra le orecchie, ogni tanto, mentre tenevo la terra tra le mani.
    Perciò, buona coltivazione!

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