Livia Drusilla: femminilità, morigeratezza e potere

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La storia

Statua raffigurante Livia Drusilla

Statua raffigurante Livia Drusilla

Livia Drusilla Claudia nacque nel 58 a.C. figlia di Marco Livio Druso Claudiano e sposata (intorno ai quindici anni) a Tiberio Claudio Nerone. Viene definita in quegli anni “doppiamente Claudia” cioè legata a doppio filo alla gens Claudia, che aveva sostenuto e armato i congiurati colpevoli dell’omicidio di Cesare. L’erede adottivo del grande condottiero fu Ottaviano Augusto, il futuro primo imperatore di Roma.

Nel 40 a.C. Livia segue il marito Tiberio Claudio in esilio prima in Sicilia, poi in Grecia, per sfuggire alle plausibili ritorsioni dovute alla sconfitta nella Battaglia di Filippi, contro i sostenitori di Ottaviano. Nel 39 a.C. Ottaviano emanò un’amnistia che concesse a tutti gli esiliati di rientrare in patria. Grazie a questo atto di clemenza (assolutamente lontano dal carattere aggressivo dell’imperatore) Livia incontrò Ottaviano ad una cena a casa di amici comuni. Qualche storico amante dei pettegolezzi come Cassio Dione Cocceiano, afferma che i due si siano “ritirati per un colloquio privato” per poi tornare dai commensali scarmigliati e appagati. Fatto certo, è che Livia, già incinta del secondo figlio di Tiberio, accettò di buon grado di sposare Ottaviano. Qualche storico afferma che fu proprio Tiberio a consegnarla al rivale in cambio di un bel colpo di spugna sui fatti avvenuti a Filippi e sulla morte di Cesare. Qualcun altro afferma, invece, che l’imperatore ricattò Tiberio con il sostegno della donna, in cambio di privilegi politici e due occhi chiusi sulla morte del patrigno. Da questo momento prende vita l’ambigua figura di Livia Drusilla.

La donna

Stando a quanto riportano gli storici legati ad Ottaviano, Livia fu una moglie impeccabile. Pur non avendo generato figli dell’imperatore non venne mai ripudiata (cosa più che logica in quel periodo). Augusto non lo fece probabilmente perché ne era effettivamente innamorato e perché era certo di avere già una discendenza sicura, grazie alla prima moglie Scribonia (obbligata a concedere il divorzio il giorno stesso in cui partorì la loro figlia Giulia). Per giunta, Giulia aveva sposato prima il nipote di Augusto, Marco Claudio Marcello (morto improvvisamente a 19 anni), poi il fidato generale del padre, Marco Vipsanio Agrippa, dal quale ebbe ben cinque figli, di cui tre maschi che avrebbero potuto reclamare il trono. Nessuno di loro sopravvisse e il potere passò “facilmente” a Tiberio secondogenito di Livia (Druso Maggiore era morto in battaglia). Senza perdere troppo tempo sulle varie parentele e matrimoni combinati e scombinati alla velocità della luce per tener ben saldo il potere di Roma, si consideri solo un fatto estremamente importante per capire la figura di Livia: il contrasto con Giulia Maggiore.

Ottaviano Augusto

Ottaviano Augusto

Giulia Maggiore, figlia di Ottaviano, venne esiliata dal padre insieme alla madre Scribonia, perché di facili costumi. Sposata o vedova, che il marito fosse appena morto o già sepolto, la signorina non si faceva mancare amanti di ogni parte politica, ceto o nazionalità. Esasperato dai continui pettegolezzi e dal fatto che la donna si facesse sempre cogliere in flagrante nel Foro o, comunque, in luoghi comuni, Ottaviano la allontanò da Roma, mettendola a confronto con Livia che, una volta sposata in seconde nozze, sembra non avesse più cercato altri amanti, chiudendo spesso un occhio sulle scappatelle del marito.

Da qui nasce la figura venerata e divinizzata di Livia Drusilla. Moglie esemplare, che combatteva la dissolutezza dei costumi romani con il proprio esempio. Restò accanto al marito per circa cinquant’anni, dedicandosi a tutte le attività femminili adatte ad una matrona (si dice che cucisse personalmente gli abiti di Ottaviano e lo seguisse nei suoi viaggi). Nemmeno il dolore per la morte del figlio Druso riuscì a scalfire la sua immagine, al punto che si impose il contegno e la riservatezza anche di fronte alla sua stessa famiglia.

Si aggiunga anche che lei morì a circa ottant’anni, un’ età ragguardevole visti i tempi. Questo probabilmente grazie alla sua passione per le erbe e la natura. Era solita curarsi con massaggi, tisane, lozioni e erbe medicinali. Queste sue abilità vennero anche additate come la causa della morte di Ottaviano, circa quindici anni prima della sua (qualcuno suppone siano stati dei fichi coltivati da lei ad avvelenare l’imperatore).

I buoni costumi e il buon amministrare

Livia fu una donna molto abile nell’amministrare la casa e nel presentarsi in pubblico. Raffigurata sempre con vesti semplici, lontane dalla sfarzosità e licenziosità ostentate dalla figliastra Giulia e dalla ormai celebre Cleopatra, senza gioielli e con pochi schiavi (solo 500 quelli accertati e da lei liberati, contro i 3000 di Ottaviano). Si racconta che controllasse con molta attenzione le spese della dimora imperiale e che non delegava nulla che lei potesse fare senza spendere più del dovuto. Era una perfetta Matrona repubblicana, cresciuta nella ricchezza e nella consapevolezza di essa. Il suo atteggiamento morigerato spinse Ottaviano a concederle di amministrare i suoi beni privati e, addirittura, di usare il suo sigillo per firmare documenti.

Il popolo amava Livia per la sua generosità nel premiare i servi meritevoli donando loro la libertà e, in un secondo momento, facendoli seppellire in un mausoleo privato. Oltre a ciò, molte sono le testimonianze della presenza dell’Imperatrice durante gli incendi frequenti in città, nei quali si metteva in prima linea per spegnerli oppure per dirigere le operazioni di soccorso e salvataggio. Nessuna donna dell’aristocrazia si sarebbe mai messa al pari dei suoi schiavi.

Il potere di una donna

Moneta raffigurante Livia Augusta come la "Pietas" e Augusto, entrambi con attributi divini

Moneta raffigurante Livia Augusta come la “Pietas” e Augusto, entrambi con attributi divini

Caligola, figlio di Argrippina Maggiore (nipote diretta di Ottaviano), definisce Livia Drusilla una Ulixes stolatus, tradotto non letteralmente, un “Ulisse in gonnella”, per la sua astuzia e la sua abilità nel manipolare Ottaviano a suo favore. Effettivamente Livia fu una delle poche donne che potrebbe essere definita un “difensore dei diritti delle donne”. L’imperatore chiedeva spesso e volentieri il suo parere prima di prendere qualunque decisione e lei non esitava a far sentire la propria voce. La fiducia accordatale da Ottaviano era tale che, per la prima volta nella storia di Roma, le venne concesso di amministrare da sola i beni privati della famiglia imperiale e, addirittura, di firmare alcuni decreti con il sigillo e a nome di Ottaviano stesso. La sua ambizione la portò ad essere sospettata, non a torto, della morte dei vari eredi al trono diretti, per spianare la strada al figlio Tiberio. Tuttavia, Augusto la amò così tanto da dedicarle una statua (lei era ancora viva) che la raffigurava in veste di divinità, tributandole gli onori divini di Cerere o Opi (entrambe divinità del focolare e della famiglia). A ciò si aggiunga che spinse il consorte ad emanare piccole leggi che permettessero anche alle donne di ceto alto e medio alto, di gestire gli affari di famiglia e di presenziare ad alcune “cene di lavoro” tra personalità politiche di spicco, accanto ai loro mariti. Una simile libertà femminile non era mai stata raggiunta prima di allora e venne meno con la diffusione del cristianesimo. Ci vorranno 2000 anni prima che le donne tornino ad avere diritto di parola.  Non è finita qui, perché c’è un altro grande ed inaspettato traguardo raggiunto, che fu una sorpresa anche per lei. Alla morte dell’imperatore venne letto il testamento nel quale Livia Drusilla venne “adottata” dal marito ottenendo il titolo di “Augusta”, quindi Imperatrice di Roma a tutti gli effetti. Questo insolito passaggio fu fondamentale per affermare definitivamente la figura della “First Lady” augustea. Essere la moglie di Augusto portava dei seri svantaggi, per esempio essere sbattuta fuori da palazzo all’arrivo del nuovo imperatore (il figlio Tiberio). Dichiarata Livia, Moglie e Figlia, ne ereditò a pieno titolo tutti i beni, i poteri, le libertà e anche un nuovo legame con la gens Iulia, divenendo Livia Claudia Drusilla Giulia Augusta. Non c’era donna tanto potente, rispettata e amata, quanto lo fu lei. Prima che Augusto morisse, il Senato le conferì il titolo di Mater Patriae, subito bloccato e ritirato dal figlio Tiberio, una volta salito al potere. Anche se il nuovo imperatore non sopportava la popolarità della madre, ormai nell’impero si era diffuso il culto di Livia-Cerere e, in molte città, templi e festività erano state dedicate alla donna che aveva retto l’impero da dietro le quinte.

Livia morì nel 29 d.C. e il figlio Tiberio rifiutò di partecipare ai funerali e ne negò la sepoltura, al punto che, con il cadavere ormai in decomposizione, inviò Caligola a declamarne l’elogio funebre. Una crudeltà verso la donna che ci aveva messo al faccia e la reputazione per portarlo fino a lì, visto che il nipote Caligola era colui che più la odiava.

Ѐ incredibile come, in un’epoca in cui le donne erano considerate proprietà da “scambiarsi” per unire le famiglie o semplici “oggetti necessari alla continuazione della gens”, Livia Drusilla abbia segnato le sorti dell’Impero e dimostrato come, con qualche piccolo accorgimento, sia possibile sedere al tavolo dei potenti.

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