“Fuocoammare” La Lampedusa che ha conquistato Berlino è il nostro mondo

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Col suo cinema del reale che racconta gli avvenimenti più drammatici del nostro tempo, Gianfranco Rosi porta in Europa e nel mondo il la piccola Lampedusa, confine d’Europa e avamposto dell’accoglienza a chi fugge da guerra e disperazione. E conquista pubblico e giuria portando sull’isola l’Orso d’oro del Festival di Berlino.

fuocammare locandina

Fuocoammare

Regia: Gianfranco Rosi

Paese: Italia
Genere: drammatico
Durata: 107 minuti
Premi: Orso d’Oro come miglior film al Festival Internazionale del film di Berlino 2016

Interpreti: Samuele Pucillo, Mattias Cucina, Samuele Caruana, Pietro Bartolo, Giuseppe Fragapane (nella parte di loro stessi)

Consigliato a: chi vuole vedere da vicino, a chi vuole recuperare un rapporto col cinema italiano, a chi sa, a chi vuole sapere.
Sconsigliato a: chi ha l’occhio pigro, agli spietati, a chi vive altrove

Come il precedente Sacro GRA (vincitore a Venezia nel 2013) Fuocoammare è un film su un territorio di confine nel quale convivono senza incrociarsi dei mondi che non riescono a confrontarsi tra loro. Gianfranco Rosi è rimasto un anno a Lampedusa, ha voluto conoscere gli abitanti, assistere agli sbarchi, vivere l’isola. Ne è nato un film che aderisce alla realtà, la affronta e la mostra senza paura e senza retorica. Non si tratta però di un documentario: niente didascalie, niente spiegazioni dalla voce fuori campo, niente interviste. Rosi ha girato un’enorme quantità di materiale e l’ha montata magnificamente ricavandone un racconto che ha come protagonisti gli abitanti dell’isola, i naufraghi che vi sbarcano e i militari e volontari che si occupano del recupero e dell’accoglienza.

Samuele, come tutti, deve fare lavorare il proprio occhio pigro e deve imparare a vincere il mal di mare

Samuele, come tutti, deve fare lavorare il proprio occhio pigro e deve imparare a vincere il mal di mare

La forza del film sta tutta nelle immagini guidate dall’occhio pigro di Samuele, figlio e nipote di pescatori che vive pienamente la sua isola come solo un bambino può fare. Il suo occhio pigro e il suo mal di mare sono metafore, forse troppo esplicite, della nostra società che non vuole guardare quello che succede ai propri confini e che non ha il coraggio di andare in mare per affrontare un dramma che preferisce ignorare. Ma il regista seguendo il percorso del piccolo protagonista troverà infine il coraggio di liberare il proprio sguardo per batterci in faccia quello che sappiamo, ma preferiamo non vedere.

I personaggi che attraversano questa piccola isola italiana, più vicina all’Africa che all’Europa, di fatto costituiscono tre universi paralleli. Ci sono gli abitanti di Lampedusa, le donne e gli uomini che ci sbarcano dopo viaggi disumani e chi presta loro soccorso per portarli ai centri di accoglienza. Convivono nello spazio risicato (soli 20 km 2) dell’isola, ma sembrano non incrociarsi mai: Samuele non vedrà mai un immigrato e il collegamento tra questi tre universi è tutto nel quotidiano e straziante impegno di  un medico che cura gli isolani con la stessa passione e umanità con cui presta soccorso ai profughi.

Gianfranco Rosi riceve l'Orso d'Oro da Meryl Streep

Gianfranco Rosi riceve l’Orso d’Oro da Meryl Streep

Il rischio per Rosi era farci assistere a un altro capitolo di immagini e racconti già conosciuti, ma lo vince con un crescendo narrativo e con la forza di immagini di vita quotidiana immersa in un paesaggio meraviglioso che si incrocia con un dramma epocale. Ne esce un film necessario che non poteva non impressionare la giuria progressista del Festival di Berlino, entusiasmando la presidente Meryl Streep che si è spesa in prima persona per l’orso d’Oro a Fuocammare e che promette di promuovere il film anche negli Stati Uniti.

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