E quindi uscimmo a riveder le stelle

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Isthar, Museo del Louvre, Parigi

Isthar, Museo del Louvre, Parigi

L’astrologia non è una disciplina scientifica, come noi moderni la intendiamo, ma appartiene alla storia della mitologia e delle religioni, in quanto si basa sulla millenaria idea che il sistema planetario e le costellazioni non fossero costituiti tanto da corpi fisici quanto da forme divine che si credeva presiedessero alla vita umana influenzandola; gli antichi pensavano infatti che l’universo fosse un unico, grande organismo vivente (macrocosmo) in cui le singole parti (microcosmo) formavano un insieme indivisibile e in rapporto al tutto. Nel sistema astrologico la terra era ed è tuttora posta al centro del creato mentre i pianeti (compreso il sole, considerato tale) le girano attorno percorrendo con diverse velocità la fascia celeste che contiene i dodici segni dello zodiaco.  Attraverso  tabelle e calcoli matematici l’astrologo individua le posizioni degli astri nel giorno, l’ora, il minuto e il luogo di nascita di una persona e costruisce quella che viene chiamata Carta del cielo o Tema natale, ossia lo schema planetario  di riferimento su cui è possibile identificarne le tendenze psicologiche e in linea di massima anche il destino.

Fratelli Limbourg, Uomo zodiacale, Très riches heures du duc de Berry

Fratelli Limbourg, Uomo zodiacale, Très riches heures du duc de Berry

L’interpretazione del Tema natale dipende da molteplici combinazioni che riconducono solo ed esclusivamente a quell’unico essere umano e non a dodici e rigide tipologie zodiacali: essere un Leone significa avere il Sole transitante in questo segno, ma l’oroscopo sarà incompleto se si trascurano le posizioni degli altri nove pianeti. L’astrologia ha molto più a che fare con la psicologia che con l’astronomia, da cui pure è derivata: non sono le configurazioni astrali che ci influenzano, ma in esse noi vediamo e proiettiamo la nostra anima, ossia l’uomo o la donna che vorremmo diventare.  Bisognerebbe quindi guardare ai corpi celesti come ad elementi vivi del nostro carattere, delle nostre tendenze e inclinazioni che – probabilmente – ci porteranno a fare determinate scelte di vita. Infine lo studio del Tema natale non prevede, ma suggerisce: non ti dice che il giorno tale dell’anno talaltro vincerai cinquecentomila euro al Gratta e vinci, o in un altro fatidico giorno incontrerai sulle scale l’uomo (o la donna) della tua vita. In modo molto più generico delinea alcuni trend positivi o negativi nei vari campi dell’esistenza che potranno verificarsi durante un determinato passaggio planetario. L’astrologia è nata migliaia di anni fa in Mesopotamia dove era praticata da scribi e sacerdoti che, osservando il cielo, traevano auspici ad esclusivo uso e consumo del sovrano, dell’aristocrazia e del paese; col tempo i babilonesi misero a punto sistemi matematici sempre più precisi che permisero – alla fine del V secolo a.C. – di costruire i primi e rudimentali oroscopi.I loro vicini di casa, gli egizi, approfondirono la materia: è a loro che dobbiamo la divisione del cielo in quattro angoli (Ascendente, Discendente, Fondo cielo e Medio cielo, ognuno di essi importante ai fini interpretativi) e l’idea che le diverse parti del corpo umano sono sotto il dominio di un pianeta. Sempre ai pianeti furono associati particolari attributi: così il Sole era legato alla vita e alle vittorie, Venere all’amore e al piacere mentre a Saturno – che prima della scoperta di Urano e Plutone era considerato il più freddo e lontano – toccò la nomea di porta sfortuna per eccellenza che conserva anche oggi.

Sfera armillare, Museo Galileo, Firenze

Sfera armillare, Museo Galileo, Firenze

Trasmigrando in Grecia e in seguito a Roma l’astrologia perse il carattere iniziatico e religioso e si individualizzò: risale infatti al 72 a.C. l’oroscopo genetliaco più antico che conosciamo. Allo stesso tempo si definì una volta per tutte la simbologia che tuttora caratterizza le carte astrali, con le divinità e i miti del pantheon greco che rappresentano i corpi celesti e le costellazioni; si stabilì così che l’anno zodiacale (“zodiaco” significa circolo delle figure celesti) è diviso in dodici settori uguali che iniziano a primavera con l’Ariete e terminano a marzo col segno dei Pesci. Testo fondamentale dell’astrologia classica fu il Tetrabiblos di Tolomeo, che sta alla base di quella occidentale, e che affronta l’argomento con rigore matematico e utilizzando leggi geometriche per stilare le previsioni. Chi conosceva il destino aveva in pugno gli uomini: gli imperatori romani – tutti molto superstiziosi – compresero come l’esercizio della divinazione potesse diventare strumento di potere manipolando gli oracoli a proprio favore; da Augusto in poi decisero di proibirla a tutti tranne che alla loro cerchia ristretta. A Roma un astrologo non rischiava poco: ben visto quando prediceva onori o gloria, se faceva la Cassandra poteva essere espulso o addirittura rimetterci la testa. Il passaggio dall’antichità pagana al cristianesimo causò un regresso della pratica astrologica. L’idea che fossero le stelle – e quindi Dio che le aveva create – responsabili delle male azioni umane e non la “verminosa superbia” dell’uomo, come la chiama Sant’Agostino, era intollerabile per molti padri della Chiesa. Per altri invece i segni del cielo servivano a rendere leggibile il disegno del Creatore collegando ad esempio, i sette pianeti con le sette virtù teologali, e i dodici segni zodiacali ai dodici apostoli.

Muḥammad ibn Mūsá al-Damīrī, costellazioni dello zodiaco

Muḥammad ibn Mūsá al-Damīrī, costellazioni dello zodiaco

L’astrologia, uscita dalla porta con la caduta dell’impero romano, rientrò dalla finestra con le conquiste arabe della Spagna e della Sicilia e, assieme all’astronomia, fece parte delle materie di studio consigliate agli ecclesiastici. Nacquero così le prime pubblicazioni, i calendari liturgici e le effemeridi (le tavole in cui si indicano le posizioni, anno per anno, degli astri sulla sfera celeste) mentre nelle città universitarie sorsero cattedre per l’insegnamento dell’astrologia, e nell’arte si diffusero le immagini dei segni zodiacali. Rimase comunque in sospeso se la conoscenza del futuro fosse un’offesa al libero arbitrio. Se San Tommaso d’Aquino affermava: “Astra inclinant non necessitant”, ossia:”Gli astri ci influenzano ma non ci determinano”, salvando così nell’uomo la possibilità di scegliere come agire di fronte agli eventi del destino, in parecchi casi l’Inquisizione perseguitò uomini e donne che si occupavano della materia. Uno dei roghi più famosi fu quello di Cecco D’Ascoli: poeta, medico, filosofo e astrologo/astronomo (a quei tempi le due materie coincidevano) che aveva insegnato all’Alma Mater di Bologna e che fu condannato a causa di un oroscopo poco gradito. Il Rinascimento fu il momento storico in cui l’Astrologia ebbe i massimi riconoscimenti anche grazie al rifiorire delle idee classiche sul microcosmo (l’uomo) e il macrocosmo (la natura), mentre l’invenzione della stampa diede il via a una ricca pubblicistica in proposito.

Raffaello, L'astronomia, Stanze vaticane, Roma

Raffaello, L’astronomia, Stanze vaticane, Roma

Nonostante Niccolò Copernico avesse scoperto che era il sole che girava attorno alla terra e non viceversa, lo studio del destino e l’esoterismo non entrarono subito in antagonismo con la neonata scienza, ma continuarono a conviverci fino alla metà del Seicento. Sia Copernico, che Keplero, che Galileo infatti si occuparono di temi natali, mentre nelle più importanti corti europee furono creati veri e propri centri astrologico-culturali. Ma lo scetticismo verso quello che sembrava ormai solo pensiero magico avanzava, come dimostra un divertente aneddoto che vede come protagonisti il religioso Paolo Sarpi e il duca di Mantova Guglielmo Gonzaga. Costui, che aveva fama di grande burlone, avendo una cavalla che stava per partorire un mulo, fece annotare dal Sarpi il punto natale del cucciolo, e mandare poi copia dei dati del nuovo nato (specificando solo che era un “bastardo”) a molti importanti astrologi i quali annunciarono chi un futuro comandante, chi un cardinale e chi addirittura un papa. La Rivoluzione francese che inneggiava alla Dea Ragione, tentò di sancire – senza riuscirci – la fine dell’astrologia, che rinacque nell’Ottocento proprio nel momento in cui gli astronomi scoprirono due nuovi pianeti, Urano e Nettuno. Oggi sulla materia esistono molte scuole di pensiero: l’astrologia classica, quella giudiziaria, la karmica, l’umanistica…l’importante è non avvicinarvisi in modo dogmatico e fatalistico, ma capire che essa mostra le possibilità creative dell’esistenza in cui non sono i pianeti ma l’individuo, che cercando di rimanere in sella tra gli inevitabili corsi e ricorsi della vita, tenta di trovare il proprio significato e la propria strada.

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