Due monete per una buona scuola

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Alla scuola utilitaristica che si propone di fornire una formazione usa e getta  dettata dalle richieste del mercato e della società, noi rispondiamo con una scuola che preveda una crescita permanente degli alunni e li formi per tutte le età della vita e per le future evoluzioni della società.

1. UNA SCUOLA DEL DIRITTO ALLO STUDIO

Il sistema di istruzione va inteso come agenzia di alfabetizzazione primaria (scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola media) e di alfabetizzazione secondaria (canali liceali e formazione professionale). Come Scuola dell’obbligo – a partire dal glorioso modello del Tempo pieno – ha il compito di garantire all’intera utenza i saperi essenziali tramite i quali fronteggiare criticamente una società dai saperi complessi. Nel medagliere del Tempo pieno petroniano brillano questi inconfondibili stemmi formativi: l’apertura all’ambiente (la scuola si allunga sull’intera rete dei luoghi dell’educazione, naturali e socioculturali, valorizzati a potenziali Aule didattiche decentrate), la partecipazione/gestione sociale (occasione ineludibile per tramutare la scuola in casa della Cultura), la ricerca e il lavoro di gruppo (strategie vincenti per trasformare il sistema di istruzione in officina di Metodo: bottega in cui si impara a imparare), l’interazione classe/interclasse (strategia remunerativa per avviare la pratica dei Laboratori in forma di angoli didattici, centri di interesse, ateliers e altro).

2. LA FORMAZIONE PER L’INTERO ARCO DELLA VITA

Il sistema di istruzione va inteso come il capitale umano che il cittadino avrà a disposizione lungo il viaggio della vita. Le città progressiste del nostro paese – Bologna é una di queste – sono chiamate sollecitamente a incamminarsi per sentieri di segno “opposto” rispetto a quelli tracciati dalla Buona/Scuola renziana. Rifiutiamo il paradigma fondante del Presidente del Consiglio: il capitale/umano fa rima con due monete da capitalizzare nella società della globalizzazione dei mercati e dell’informazione digitale.monete per la scuola

• La prima moneta va spesa nel mondo del lavoro: siamo all’enfasi delle conoscenze utili alle imprese. Domanda. E il sapere “non” utile?

• La seconda moneta va spesa nel mondo mediatico: siamo all’enfasi dell’erogazione elettronica che apre la strada all’avvento di un’umanità dal pensiero/unico e dal cuore catramato. Domanda. E il pensiero critico?

Le città dell’Educazione hanno il dovere di cancellare questa caricatura del capitale umano mettendo in circolazione ben altre monete. Cioè a dire, una formazione e un’istruzione di lunga durata, in grado di non evaporare e morire precocemente dentro le aziende o i palinsesti televisivi. Soltanto progettando e dando vita ad un sistema formativo “integrato” si potrà pervenire a una formazione continua, capace di sbarcare su spiagge popolate di menti plurali. Vale a dire, in luoghi dell’educazione dove si promuovono e si abilitano, anche nel pianeta dell’informazione digitale, quei dispositivi mentali superiori (di analisi e di sintesi, di induzione e di deduzione) fondamentali per alimentare la macchina della mente non solo di accumuli cognitivi, ma anche di formae/mentis titolari delle capacità logiche, operative e generative del pensiero.

 

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