Diario di un gatto cinico

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Stupidi umani.

No, non c’è un motivo preciso per cui l’abbia scritto. Almeno, oggi non mi hanno fatto nulla di particolarmente irritante. Sottolineo il particolarmente poiché la loro presenza è sufficiente di per se stessa a irritarmi. Mi sembrava soltanto un ottimo incipit con cui iniziare.

Per il resto, che dire. Sono un gatto, non credo di doverti dare altre spiegazioni. Ti considero per il semplice fatto di essere una superficie scrivente, ma non pensare che ti saluterò felicemente con vomitevoli frasi fatte come “caro diario” et similia. La nostra non è una relazione paritaria. Io scrivo e tu ti limiti a registrare le mie memorie senza porre domande o chiedere spiegazioni.

Sei una mia proprietà. Ti ho rubato dalla scrivania di uno di due bipedi che abitano con me. Ora è ancora in giro per casa a domandarsi, con una faccia da ebete, dove ti ha posato l’ultima volta. Probabilmente domani tornerà con un nuovo diario. Gli ruberò anche quello; soltanto per nasconderglielo e fargliene comprare un altro.

Poi basta però, potrebbe insospettirsi.

Questa è la tua storia. La seconda informazione che ti do è che sto scrivendo sulle tue pagine bianche usando le unghie intinte del sangue delle mie vittime. No, non è vero, è inchiostro. Rosso però, per ricordarmi il sangue.

La copertina del libro disponibile on line.

La copertina del libro disponibile on line.

Ho provato a rubare una penna, però la Natura ha preferito donare il pollice opponibile alla stupida razza umana, dunque non ero in grado di usarla (che io sappia, la mancanza del pollice è l’unico difetto che ci impedisce di conquistare la Terra). Perciò, per sfogare la rabbia, ho buttato la penna sotto il letto dei fastidiosi coinquilini, tra la polvere, i fazzoletti sporchi, le palline di carta e altri oggetti. Quando si degneranno di restituirmi tutte le mie proprietà finite sotto il materasso allora la ritroveranno.

Sono veramente esseri inutili, gli umani. Quelli che abitano con me sono un uomo e una donna. Non li caccio di casa soltanto perché mi forniscono gli alimenti. E mi puliscono la sabbietta. Ci pensassero due volte prima di decidere di non darmi più da mangiare. E di non pulirmi la sabbietta.

Loro pensano che noi gatti non siamo in grado di comprendere la loro lingua. In realtà, comprendiamo benissimo ogni parola che esce da quelle insulse bocche, sono loro ad essere così inetti da non comprendere quello che noi diciamo. Oh, ma questo è uno degli aspetti positivi dell’essere un gatto.

Comprendiamo tutti i loro sproloqui e possiamo ignorarli bellamente, convincendoli di non capirli. E ci cascano.

Grazie a questa capacità so tante cose di loro. Più di quelle che loro sappiano di me. Non sprecherò il mio tempo a raccontartele. Ti basti sapere che sono persone noiose. Fanno sempre le stesse cose. Lavorano, litigano, si muovono in continuazione. Mangiano poco e dormono ancora meno. Per colpa di questo fatto sono costretto a cibarmi agli stessi orari in cui si cibano loro. Meno male che anche i miei vicini hanno un gatto. Quando ho fame mi intrufolo nella sua casa e gli rubo le provviste. Lui ha sempre la ciotola piena, poiché i suoi coinquilini si lamentano che è troppo magro.

Tuttavia, sono curiosi da osservare. I miei umani intendo. Fanno tante cose strane. Se non fossero così invadenti e rumorosi potrei anche sopportarli, sarebbero un lauto passatempo tra una dormita e l’altra.

Tra l’altro, parlando di cibo e di stazza corporea, in questi ultimi mesi la donna è tremendamente ingrassata. Ha una pancia spropositata, gonfia come un pallone areostatico. Mi chiedo come mai il marito non l’abbia ancora lasciata.

Prima non era così ma poi, lentamente, ha cominciato a lievitare. Se continuerà di questo passo, entro poco tempo scoppierà. Poco ma sicuro. Spero soltanto che quel giorno le sue frattaglie non sporchino la mia cuccia.

I gatti sanno leggere e scrivere.

I gatti sanno leggere e scrivere…

[Nota biografica 1]

Visto che oggi ha piovuto e che non è accaduto nulla di interessante, ho deciso di raccontarti qualcosa su di me. Di fornirti una piccola nota autobiografica. Non perché mi importi che tu sappia chi ti sta parlando, semplicemente perché non ho altro da scrivere. Anzi, spero non ti interessi. Sarebbe più divertente raccontartelo se non ti interessasse.

Che dire, sono nato da una gatta di strada circa quindici anni fa. Ero il settimo figlio di una cucciolata di sette fratelli. L’unico nero.

Per qualche motivo, in ogni cucciolata, di qualsiasi colore siano i genitori, c’è sempre un gatto nero.

Li considero come un segno divino. I gatti neri, intendo. C’è un motivo se Madre Natura non può fare a meno di partorire gatti neri. Li considero come antichi depositari della saggezza del gatto. Il primo gatto mai esistito di certo era nero. Inoltre, erano neri i gatti delle streghe, e loro sì che ne sapevano. Erano gli unici umani che ci capivano, le streghe. Che conoscevano la nostra lingua. Tutte le conoscenze arcane le hanno apprese da noi.

E, infatti, gli stupidi umani le hanno bruciate. Avevano paura di loro, come hanno paura dei gatti.

Da quel momento abbiamo dovuto cominciare a dissimulare, a mostrarci più docili di quelli che siamo. A parte Jo, s’intende. Lui è docile veramente.

Ma ora sto divagando. Si stava parlando di me.

Ero l’ultimo gatto della cucciolata. Sai, era molto strano il Mondo all’epoca. Era decisamente più grande di com’è adesso. Ogni cosa mi sembrava immensa. Poi, con il passare degli anni, tutto ha cominciato a rimpicciolirsi.  Se tutto continua a diminuire di questo passo, tra non molto il pianeta sarà troppo piccolo per contenermi. Ecco cosa pensavo. Poi, improvvisamente, il processo di rimpicciolimento è cessato. Mah. Questi sono i veri misteri della vita, non quelle stupide cose di cui dissertano gli umani.

Quando sono nato mia madre stava già allattando gli altri. Ho dovuto lottare per accaparrarmi un posto. Oh, ma va bene. A noi non regalano niente. Anzi, questa cosa aiuta a diventare più forti.

Peccato che, essendo a stomaco vuoto, ero anche più debole. Di fatto, il primo giorno non ho mangiato. E nemmeno il secondo. Non riuscivo a prendermi un posto. Funziona così in Natura. Se non riesci a procurarti del cibo la prima volta, sarà sempre più difficile.

Ero soltanto un impiccio per loro. Li disturbavo mentre tranquillamente si cibavano. Perciò, la terza mattina, hanno ben pensato di farmi svegliare da solo.

Oh, ma va bene così. Va bene così.

Se soltanto fossi stato abbastanza sviluppato me ne sarei anche andato io, tuttavia non riuscivo a muovere più di qualche passo. “Bene” ho pensato, “meno male che ve ne siete andati, non vi sopportavo più.”

Sta di fatto, però, che avevo fame. Una fame lancinante.

Poi sono arrivati gli umani.

Oh, non quelli che ho adesso, degli altri.

“Un gattino abbandonato!” ha esclamato uno di loro vedendomi.

Gattino a chi? Aspetta che mi crescano gli artigli, vediamo poi chi è il gattino. Ecco cosa avrei voluto dirgli. Ma a quel tempo non sapevo ancora parlare, dunque non mi avrebbero neppure sentito miagolare.

Be’, fatto sta che questi umani mi hanno preso e mi hanno portato via.

Per oggi basta però. Non ho più voglia di scrivere, ti ho già detto abbastanza.

Gatto4

…e non capiscono perché noi uomini non mangiamo e dormiamo di più.

[Nota biografica 2]

Oggi sono successe tante cose interessanti. Ma non te le racconterò. Ho qualcosa di più interessante da raccontarti. Ti devo parlare della mia storia. Da dove ci eravamo interrotti l’ultima volta.

Bene, come ti ricorderai, ero stato raccolto da degli umani. Anzi, se non ricordo male era un umano solo. Una donna.

Sì, era soltanto una donna.

Ecco, questa donna, di cui non ricordo il nome, mi portò a casa sua. Mi mise in una scatola gigante con uno straccio gigante, una bottiglia d’acqua calda gigante e un orsacchiotto di peluche. Gigante, anche questo, ovviamente. Un orsacchiotto di peluche, hai capito bene. Io stavo morendo e lei mi ha messo vicino a un pupazzo.

Be’, poi è sparita e mi ha lasciato lì, non mi ricordo per quanto. Intanto, l’orsacchiotto di peluche mi fissava con i suoi stupidi occhi vuoti.

Che hai da guardare? Facile essere un peluche, eh? Mica dovete mangiare voi pupazzi.

Ecco cosa avrei voluto dirgli. Ma non mi avrebbe capito. Perlomeno lui sarebbe stato scusato però. È un peluche.

Passato un po’ di tempo, l’umana ritornò con un biberon colmo di latte.

Mi prese in braccio e ha cominciò ad allattarmi, ed io bevvi avidamente. In pochi secondi l’avevo già finito.

Ehi umana, sono tre giorni che non mangio, portamene dell’altro. Avrei voluto dirle.

Ma lei aveva già messo via il biberon e, posandomi sulla spalla, aveva cominciato a carezzarmi sulla schiena.

Soltanto perché era troppo grande non ho potuto ribellarmi. Inoltre, la pancia piena e il suo calore mi fecero subito addormentare.

Trucchi da fattucchiera.

Be’ è abbastanza anche per oggi.

Come ti ho detto, oggi sono accadute un sacco di cose interessanti. Tuttavia non ho voglia di raccontartele.

Max Keefe a colloquio con Daniele Palmieri, autore del “Diario di un gatto cinico”. Nessuna nota biografica. Chi se ne importa. Parliamo invece subito dell’argomento che ci interessa. I gatti. Del resto, “loro” sanno che non c’è altro argomento più interessante.

Max. Questo ormai è chiaro: i gatti sono pronti a conquistare la terra. Saranno dei padroni buoni con noi? Puliranno per noi la nostra sabbietta?

Daniele. Mi permetto di fare una piccola correzione. I gatti non sono pronti a conquistare la terra, l’hanno già conquistata. Basta fare un piccolo esperimento mentale. Sono loro a pulire i nostri bisogni, a darci da mangiare, a comprarci ogni tipo di giocattolo, a pubblicare le nostre foto su Facebook e a sostenere tutte le nostre spese o siamo noi a pulire i loro bisogni, a dargli da mangiare, a comprargli ogni tipo di giocattolo, a pubblicare le loro foto su Facebook e a sostenere tutte le loro spese? La risposta vien da sé… Per le altre due domande, la risposta è già implicita nel commento precedente. Saranno dei buoni padroni? Be’, già è tanto se ci sopportano nella loro casa, non possiamo avanzare altre pretese (e, come detto in precedenza, non credo si azzarderebbero mai a pulire la nostra sabbietta).

Max. La saggezza dei gatti è acquisita. Cosa possiamo imparare da loro per migliorare la nostra miserabile vita umana?

Daniele. I gatti hanno molto da insegnarci. Sono dei maestri silenziosi. Mi ricordano i saggi zen delle storie taoiste, che educano i loro discepoli senza pronunciare lunghi discorsi, ma semplicemente con i loro comportamenti (a volte – anzi spesso – bizzarri). Sono animali domestici da millenni eppure non hanno mai perso la loro profonda indipendenza, non c’è verso di costringerli a fare qualcosa che non vogliono fare (e, anzi, sembrano sforzarsi a comprendere i nostri divieti soltanto per poterli infrangere), spesso si fermano a guardarti da lontano come se ti stessero studiando o si immobilizzano a fissare il vuoto come se stessero contemplando qualcosa che solo loro possono vedere, ogni cosa per loro può trasformarsi in un gioco (Montaigne quando giocava con il proprio gatto si domandava se fosse quest’ultimo, in realtà, a far giocare lui), vivono la vita con assoluta serenità – dormendo, mangiando, giocando – come se fossero consapevoli di ciò che rende l’esistenza degna di essere vissuta, ignorando ogni preoccupazione. Sembrano praticare ciò che i filosofi antichi chiamavano “autarchia”, la totale e completa autosufficienza, che permette di trovare la felicità in se stessi, in quella che Hadot chiamava “la semplice gioia di vivere”. Una “miciosofia” (se mi passate il neologismo) che ho provato (o, meglio, che il cinico gatto ha provato) a descrivere nel “Diario” e, più esplicitamente, in un breve contenuto extra gratuito del libro intitolato “La pagina strappata”, che è possibile scaricare su tutti gli store online.

Max. Dicci la verità. Il gatto ha usato sangue per scrivere non inchiostro?

Daniele. L’unica cosa che l’ha bloccato dal farlo è stata la consapevolezza che, per tutte quelle pagine, sarebbero servite troppe vittime e la caccia gli avrebbe impedito di godere della sua attività preferita – dormire (e rubare il cibo a Jo).

Max. Dove troviamo il “Diario”? Possiamo barattarlo con una scatoletta di Whiskas?

È possibile recuperare il “Diario” in modi diversi. La scelta più veloce che consiglio sempre è quella di ordinarlo su Amazon, che consegna il libro in meno di una settimana ed è sempre puntuale. In alternativa è possibile ordinarlo anche su Ibs (altrettanto veloce) e sugli altri principali store online (Youcanprint, Feltrinelli, Mondadori, Hoepli etc. che però sono un po’ più lenti). A chi rimane fedele alla cara e vecchia libreria purtroppo devo dire che faccio fatica a finire sugli scaffali. Il mondo editoriale è molto chiuso nei confronti degli autori esordienti (soprattutto se autopubblicati); è comunque possibile entrare in qualsiasi libreria fisica e domandare a loro di ordinare una copia. Per gli amanti del digitale, invece, il libro è disponibile anche in ebook in tutti gli store online. In ultimo, potete trovare alcune copie al gattile “Rifugio del micio” di Vigevano o, per i genovesi, potete mettervi in contatto con la gentile Patrizia dell’associazione “Fronte dei gatti liberi”, a cui fornisco delle copie da vendere il cui ricavato va loro in beneficenza, così come quello delle presentazioni che ho organizzato (e che organizzo) con i vari gattili di Milano e dintorni. Se volete scambiare due chiacchiere con me e avere la vostra copia autografata, non vi resta che seguire il cinico gatto sulla pagina Facebook per rimanere aggiornati sui miei spostamenti! Per quanto riguarda le scatolette, quando i gatti decideranno di imporle come valuta corrente mondiale allora sarà possibile barattarle con il libro.

 

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Chi lo ha scritto

Daniele Palmieri

Daniele Palmieri (29/11/1994) studente di filosofia presso l’università Statale di Milano in procinto di laurearsi. Da sempre lettore compulsivo, ha cominciato a scrivere oltre quattro anni fa, inizialmente pensieri e poesie, poi racconti brevi e in ultimo romanzi e brevi saggi. Nel 2014 pubblica la sua prima raccolta di racconti, "Leggende" edita da La caravella editrice, nel 2015 il romanzo "Diario di un cinico gatto" tramite Youcanprint e la raccolta di racconti "Orrori da altri tempi" (la prima scritta in ordine di tempo) con la casa editrice Nulla Die. In arrivo, nel 2016, i saggi "La filosofia è una cosa da folli" e "La tranquillità interiore", in lavorazione rispettivamente presso la Echos Edizioni e la Eretica Edizioni, e la sua prima raccolta di poesie, "La panchina e altre poesie d'amore".

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. albasilente

    ARCHITECTURA EST FIRMITATIS UTILITATIS VENUSTATIS PIA RATIO IN BONUM ET IUS SOLI SANGUINIS LEGISQUE

    Rispondi
  2. una strega

    Ah ah ah! Tutto vero. I gatti neri hanno una vita in più.
    aqwertyuhytgfrdxsdfghjmnbvcdftyhgfcxcvbnjhgvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvbnm

    Rispondi
    • albasilente

      Grazie, Daniele. Sono convinta che anche Rachele, Regina, Oberon e Mihos (i gatti che frequentano la nostra serra in giardino) pensino in modo simile al tuo.
      Cordialmente, Maria Vittoria

      Rispondi

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