Cavalcando tra le stelle con “Cowboy Bebop”

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Anno 2071. L’uomo si è espanso nello spazio, grazie all’originale idea di alcuni portali che permettono viaggi iperspaziali da un sistema all’altro *cough* STARGATE *cough*, alla creazione di astronavi e via dicendo. Ma la cara, vecchia umanità non ha perso l’abitudine di commettere crimini, come attentati terroristici o anche semplici rapine. Visto che, a quanto pare, la polizia spaziale è un tantino inutile, un branco di scalmanati e improbabili cacciatori di taglie decidono di lanciarsi all’inseguimento spaziale dei vari malviventi. Tra questi troviamo Spike e Jet, i quali, a bordo dell’astronave Bebop, vagano per la galassia, alla ricerca di ricompense che gli permettano di riempire il frigorifero perennemente vuoto. Ad accompagnarli nelle loro avventure ben presto si uniranno Faye Valentine, una vera e propria zingara dello spazio, Ed, hacker di giovanissima età, e il cane Ein. Nonostante le varie e bizzarre vicende in cui s’imbatteranno i membri di questa particolare ciurma, essi dovranno più volte affrontare sé stessi, specialmente Spike, perseguitato continuamente dal suo passato, che ha il volto del malavitoso Vicious…Cowboy Bebop

“Cowboy Bebop” non ha bisogno di tante presentazioni. Pilastro della produzione anime degli anni ’90, il suo impatto mediatico è stato talmente forte da renderlo uno degli show nipponici più amati di sempre, oggi con lo stesso fervore di quasi trent’anni fa. Tale successo potrebbe essere spiegato sia dalla carica adrenalinica delle scene d’azione, sia dai momenti irriverenti e leggeri. Ma c’è ancora di più. Perché sì, “Cowboy Bebop” si presenta come una serie d’azione, ma lo è solo in superficie. Basta dare un’occhiata ai personaggi: tutti quanti particolari e ben caratterizzati, come l’esuberante Edo l’irresponsabile Spike. Ma sotto i sorrisi, sotto i divertenti battibecchi, c’è qualcosa di terribilmente doloroso, celato da una faccia bonaria e menefreghista, ma sempre pronta ad emergere. I protagonisti della serie sono lupi solitari, ma non per scelta: non hanno più un posto dove andare, e per questo, chi più (Ed) chi meno (Faye), decidono d’imbarcarsi sul Bebop, cercando quasi di ricreare un nucleo familiare a loro mancante.

Non manca davvero niente in questa serie, persino la colonna sonora, composta da sfrenati pezzi jazz e blues, si fa notare per la propria originalità rispetto alle soundtrack di altri anime. Certo, una piccola pecca c’è. “Cowboy Bebop” è, seguendo la moda del periodo, una serie antologica, con una stragrande maggioranza di episodi auto-conclusivi, alternati di tanto in tanto con altri che mandano avanti una trama orizzontale, la quale scandaglia il background dei personaggi, in particolar modo quello di Spike. Ed è proprio qua che lo show purtroppo traballa, proprio sul passato del suo personaggio più iconico, intuibile da brevissimi frame che non appagano abbastanza la curiosità dello spettatore. Qualche flashback in più, qualche personaggio secondario più approfondito (clamoroso il caso di Julia, donna amata da Spike, nonché parte integrante della sua storyline, comparsa in solo due episodi); sarebbe bastato davvero poco per risolvere questo problema. Problema che comunque non compromette assolutamente questa magnifica, travolgente serie, la quale, oltre a instillarvi il desiderio di imbarcarvi sulla prima astronave e diventare cacciatori di taglie, all’ultima inquadratura, quasi vi stiate accomiatando con un vostro caro amico, vi farà sussurrare con tristezza: “See you, Space Cowboy!”.Cowboy Bebop

Consigliato a: chi si gasa ascoltando jazz, chi sogna di vagabondare tra le stelle, a chi non dispiacerebbe un lavoro a quattro mani tra Chandler e Asimov
Sconsigliato a: fan del western, aspiranti criminali, chi si commuove troppo facilmente

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