Attenti a quei preti

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Uomini lussuriosi che dirigono le loro mire sessuali nei confronti di bambini e adolescenti che – per via della giovanissima età – raramente riescono a frapporre un muro tra la loro innocenza e la sordidezza di costoro: pedofili ed efebofili.
Tra questi figuri, i più pericolosi sono i preti (nonché frati e simili), proprio per via dell’abito indossato. Se, infatti, nella categoria possono rientrare insegnanti, allenatori sportivi ecc., i religiosi restano i più inaspettati violentatori, nascosti da una talare che evoca il paradiso mentre essi procurano l’inferno a quelle piccole vittime – ignare o manipolate – destinate ad atroci sofferenze per il resto della loro vita.
La numerosità dei reati di tale specie, avvenuti tra le mura della Chiesa in moltissime parti del mondo, pone l’accento su un dramma che coinvolge tutti i settori della società civile, chiamati oltremodo ad interrogarsi sulle cause e soluzioni, nonché sulla prevenzione costante e ininterrotta, magari in vista di uno scambio costruttivo con le istituzioni statuali più ferrate.

Senza alcuna intenzione di gettare sospetti su chiunque, al contempo e viste le difficoltà riscontrate nella maggior parte dei casi, è sempre meglio ammettere di aver offeso per eccessiva diffidenza che dover ammettere di non essersi resi conto delle violenze subite da un minore. Insomma: meglio doversi scusare con uno adulto per averlo offeso, che con uno piccolo per non averlo difeso.

Ma in quale modo un semplice cittadino può contribuire a fermare un prete pedofilo o efebofilo?

Una risposta univoca non c’è, tuttavia l’osservazione di alcuni casi – avvenuti in contesti simili per cultura, storia e tradizione – diventa disvelatrice di segnali pressoché inequivocabili, sebbene non stigmatizzanti.

Don Diego Rota, accusato di prostituzione minorile continuata.

Don Diego Rota, accusato di prostituzione minorile continuata.

In Italia, ad esempio, negli anni si sono succeduti fatti da cui emerge che i carnefici sembrano aver ricevuto la medesima educazione extra o paraecclesiastica. Due casi tra i tantissimi, legati ai preti don Diego Rota e don Giovanni Desio, mostrano alcuni effetti di un vissuto ambiguo dai quali è possibile trarre eventuali insegnamenti tesi ad una costante attività di prevenzione.

Anno 2012. A Solza, un paesino di circa duemila abitanti in provincia di Bergamo, fa ingresso un prete a bordo di una cinquecento, o meglio, sporto dal tettuccio dell’auto d’epoca, intento a bearsi della festosa accoglienza che la popolazione gli manifestava. C’erano quasi tutti: i bambini della polisportiva, quelli dell’asilo, la banda musicale…
Si scoprirà alcuni anni dopo (anno 2016) che don Diego non era una persona raccomandabile, né tantomeno un prete degno di questo nome; è stato arrestato insieme ad altri “colleghi”, tra cui un allenatore di calcio giovanile e un agente scelto della polizia locale. Tutti accusati di aver avuto, con minori adescati tramite internet, ripetuti rapporti sessuali a pagamento, consumati a bordo di auto in parcheggi o in casa degli indagati. L’inchiesta è partita grazie alla segnalazione della madre di uno dei minori la quale si era insospettita alla lettura di alcuni sms sul cellulare del figlio.

Questo caso dimostra che un cittadino comune (in special modo un genitore o altri) –  non potendosi sostituire alle forze dell’ordine e, quindi, porre sotto controllo i mezzi di comunicazione usati dal soggetto in questione – potrebbe quanto meno visionare i suoi profili social o altro, al fine di decifrarne gli eventuali messaggi a sfondo sessuale.

L’ex parroco don Giovanni Desio, attualmente ai domiciliari nella “Villa Sacro Cuore” a Città di Castello (PG).

L’ex parroco don Giovanni Desio, attualmente ai domiciliari nella “Villa Sacro Cuore” a Città di Castello (PG).

L’altro campione di rispetto, l’ex parroco don Giovanni Desio, avrebbe dovuto mantenere fede al suo ministero – durante il quale si è invece macchiato di abusi su minori – a Casal Borsetti, nella diocesi di Ravenna, dove ricopriva anche altri incarichi: direttore del settimanale “RisVeglio duemila” e dell’Ufficio  Comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia.

Per i gravi reati commessi, il reo confesso – dopo aver scontato una breve pena di reclusione nel carcere di Forlì – ottiene la concessione dei domiciliari che, per lui in quanto ex prete, assumono un tratto distintivo. La Chiesa, infatti, corre in aiuto dei violentatori in questione, destinandoli a comunità religiose, tra cui – come nel caso di Desio – l’ex struttura turistica “Villa Sacro Cuore” a Città di Castello, attualmente sostenuta dalla Cei: Conferenza episcopale italiana, che accoglie preti in difficoltà (non solo con la legge ma anche di salute) di certo alleviate – oltre che dalle cure specifiche – anche dall’indiretto arricchimento donato da un edificio di pregio immerso nel verde della Val Tiberina, al quale viene introdotto da un giardino, in parte boschivo, di circa duemila metri quadri, e per tale motivo luogo idoneo al raccoglimento, alla meditazione e a tutte quelle attività di riconciliazione con sé stessi e in completa armonia con la natura: un paradiso.

Al di là di questo epilogo che mette in evidenza una disparità di trattamento rispetto ad un criminale comune, ciò che più si nota in questo caso è che il soggetto tendeva a ritrovarsi in contesti nei quali erano alte le occasioni di incontro con i giovanissimi. Nel ruolo di direttore del settimanale, ad esempio, organizzava anche dei corsi di giornalismo per le potenziali vittime.

Alcuni passi sono stati fatti ma tanti ancora bisogna farne. Tra i primi si trovano la “Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” e la “Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali” (detta anche “Convenzione di Lanzarote”), nonché il prezioso lavoro di associazioni umanitarie – Save the Children, Unicef, Ecpat… – che, consequenzialmente, rinviano ai passi ancora da compiere: ricordare alla politica di svolgere una più intensa e capillare attività di prevenzione – in ossequio alle ratificate Convenzioni –, dimostrando in tal guisa di occuparsi seriamente delle bambine, dei bambini e degli adolescenti.

Note e siti di riferimento

Legge 1 ottobre 2012, n. 172 – Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno. […] http://www.gazzettaufficiale.it/gunewsletter/dettaglio.jsp?service=1&datagu=2012-10-08&task=dettaglio&numgu=235&redaz=012G0192&tmstp=1349770249604

Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile (istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri)http://www.osservatoriopedofilia.gov.it/dpo/it/chi_siamo.wp;jsessionid=CD6A22A735B06AA88BB3B01E28A68C42.dpo1

Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Costruita armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione enuncia per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo. http://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm

Comitato ONU – […] Il Comitato ONU ha individuato quattro principi generali, trasversali a tutti i principi espressi dalla CRC (Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia) ed in grado di fornire un orientamento ai governi per la sua attuazione:

  • non discriminazione (art. 2), tutti i diritti sanciti dalla CRC si applicano a tutti i minori senza alcuna distinzione;
  • superiore interesse del minore (art. 3), in tutte le decisioni il superiore interesse del minore deve avere una considerazione preminente;
  • diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo (art. 6), non solo il diritto alla vita ma garantire anche la sopravvivenza e lo sviluppo;
  • partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (art. 12), per determinare in che cosa consiste il superiore interesse del minore, il suo diritto di essere ascoltato e che la sua opinione sia presa in considerazione.
    http://www.garanteinfanzia.org/diritti

Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC). Network attualmente composto da 90 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed è coordinato da Save the Children Italia http://gruppocrc.net/

 

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7 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Diego (nome di fantasia) avrebbe consegnato direttamente nelle mani di Papa Francesco una lettera scottante. Una denuncia al Papa contro il cardinale Sepe che – secondo la vittima – coprì gli abusi del prete pedofilo. Si tratta della prima denuncia che si appella alla lettera apostolica motu proprio “Come una madre amorevole”. All’epoca dei fatti la vittima aveva 13 anni, ma non sarebbe l’unico caso. Di recente si è fatto coraggio un altro ragazzo, di Cicciano, che racconta di aver subito abusi all’istituto alberghiero dove il prete insegnava. Secondo le ultime segnalazioni, il prete pedofilo sarebbe ospite della Villa Sacro Cuore a Città di Castello, di cui si parla anche nello scritto sopra pubblicato.

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  2. Viviana Alessia

    Leggo solo adesso questo articolo perché, avendone ora il tempo, posso leggere molto com’ e’ nella mia natura, anche ciò che nel passato ho dovuto tralasciare per vari motivi.
    La lettura di questo articolo mi porta ad una considerazione che, per come intendo io i rapporti civili all’ interno di una società civile, dovrebbe essere elementare e fondamentale: la questione della pena, la giusta pena da infliggere agli infami che sporcano tutto il creato violando gli innocenti.
    È bene che si dichiarino per iscritto i diritti dei bambini e degli adolescenti, è bene che sorgano associazioni a difesa dei più deboli, è doveroso che i genitori controllino per bene i figli piccoli e minori: ne hanno il dovere e il diritto. E’ bene denunciare, anzi gridare al mondo intero questi reati, senza timori e vergogna. Ma giunti alla prova della più infame delle crudeltà, si può accettare che le pene per questi soggetti viscidi siano soggiorni in confortevoli palazzi che li riscaldano e ingrassano beffando tutti?
    La chiesa , tutta, l’ ha letto il passo del Vangelo dove persino il Cristo del perdono augura a questi malnati di sprofondare mettendosi la macina al collo?
    Ecco, ciò che più mi rende astiosa, mi ferisce, mi fa sentire dolorosamente tutta l’ impotenza delle leggi in questo paese che molti si ostinano a voler definire civile, è che chi si definisce l’ espressione del Cristo in terra debba tradire in pieno e nel peggiore dei modi le parole da cui fa discendere la sua presenza e il suo carisma nel mondo. E lo Stato sta a guardare.
    Non ho parole. Ho solo rabbia in corpo, e la rabbia ammorba.
    E l’ anima mi duole, una volta di più.
    Mi sembra di vivere in un deserto svuotato d’ ogni pozza d’ acqua cui attingere un sorso di freschezza, un deserto immoto e bruciante dove nessun palmizio potrà mai lenire le terribili scottature.

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    • Antonio

      In questo svuotamento sembra davvero difficile, e a volte impossibile, trovare la forza. Ma bisogna farlo, almeno per quelle piccole vittime che, altrimenti, rimarrebbero ancora più sole. Grazie per il profondo commento.

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  3. COSTANZA

    Mi piacerebbe vedere quelle stesse famiglie normali scendere in piazza e protestare contro questi fatti, che si sono una minaccia per i loro bimbi, anche in nome di quello stesso Dio e delle sue leggi. Qui davvero si fa riferimento al diritto di essere persona, al diritto di essere bambini, all’obbligo di mantenere intatta la loro integrità, di garantire un’istruzione, di garantire una vita sana. Siamo riusciti a oltrepassare i limiti del ridicolo, delle decenza, del buon senso, dell’obiettività. Grazie Antonio per aver richiamato quanto riportato in questo tuo articolo.

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    • Antonio

      … e nelle tue parole leggo tutta l’indignazione possibile, non solo contro chi si macchia di tali reati e chi li copre, ma anche contro i falsi perbene, che poi sono quelli che a loro volta traggono vantaggi (spesso illecitamente) da un più articolato sistema, nel quale sembra vigere la regola della negazione o, nel caso non sia più possibile, la regola dello sminuire la portata dell’azione: “Si tratta di un caso isolato”, anche quando ne sono migliaia.

      Il dramma di uno, o di pochi, non diventa mai tema prioritario per la politica (neanche per la migliore). È questo, secondo me, il punto più dolente.
      Aggiungo che questo approccio, della politica, dei “mascherati” ecc. si ripercuote in modo esponenziale nelle periferie delle città e in quelle del mondo, dove l’ultimo baluardo sembrano essere solo le associazioni e chi si batte, sempre in difesa dei più deboli.

      Grazie Costanza per il tuo commento e per la sensibilità, rara, che dà la forza a chi spesso si vede isolato.

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  4. marinda

    Grazie Antonio, sono di Ravenna, come ben sai e confermo tutto quello che racconti. Non se ne parla mai abbastanza!

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    • Antonio

      Ai minori non è ancora riconosciuto il loro diritto di essere tenuti nella più alta considerazione, è ciò che maggiormente emerge osservando i numerosi casi, l’implementazione delle leggi sorte per contrastare gli abusi e le posizioni delle istituzioni statali, sociali ed ecclesiastiche.
      Marinda, grazie per la lettura e la conferma.

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