“Antigone” La tragedia di Vittorio Alfieri rivisitata in chiave moderna

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Un percorso scandito da impegno, professionalità, passione allo stato puro, talento, sacrifici e soddisfazioni. Un viaggio, quello del regista e attore torinese Marco Viecca, già membro a vita dell’Actors Centre of Rome, con l’attrice e cantante di origini romagnole Daniela Placci, partito da lontano. Anni e anni di lavoro duro scandito da tante, tantissime tappe. Dieci anni fa per me la splendida opportunità di conoscere persone vere e condividere alcune importanti fasi delle nostre vite, intrecciate dal destino. Persone che ogni giorno credono con forza e coraggio in ciò che fanno. Nonostante questo mondo (lo spettacolo con tutte le sue sfaccettature, chiare e scure) sia difficile e ricco di ostacoli non hanno mai mollato. Per nessuna ragione al mondo.

“Vivi” e “veri” hanno continuato a salire su un palco con imponenti spettacoli teatrali. Tra i tanti “La fine del mondo” con tappe in Italia e Austria, e “Vineta”, entrambi firmati dal drammaturgo austriaco di origini ebree, Jura Soyfer, morto a 26 anni in un campo di sterminio. Ogni giorno con forza e determinazione hanno camminato lungo un percorso, a tratti impervio, ma con il sogno di raggiungere nuove mete. Sul cammino hanno anche lasciato una traccia tangibile della loro professionalità con “Parthenos”, scuola di recitazione dello studio del metodo Stanislavskij-Strasberg. Qui si sono forgiati numerosi giovani studenti, che, grazie alla dura disciplina, sotto l’attenta guida di Marco Viecca, con Daniela Placci e altri artisti tra sceneggiatori, coreografi e doppiatori, hanno imparato a essere attori a 360 gradi. Un mestiere difficile che deve entrare nelle vene poco alla volta. Con determinazione e professionalità Viecca e Placci hanno trasmesso le base fondamentali, tra cui le emozioni, per imparare un lavoro, quello dell’attore. Sul palco hanno studiato, recitato la vita in innumerevoli scene. Con estrema cura hanno custodito uno “scrigno” che oggi finalmente si apre verso orizzonti lontani. Il nuovo viaggio è “Antigone”, tragedia di Vittorio Alfieri ripresa da Sofocle, andata in scena in prima nazionale lo scorso 16 gennaio nel Teatro dedicato al trageda nella sua città, Asti, nel giorno della sua nascita, 267 anni fa. Un tutto esaurito (oltre 1050 persone, molte rimaste fuori per motivi di spazio) che ha decretato un successo meritato fino in fondo. Una preparazione intensa.

antigone

Antigone

L’allestimento di “Antigone” ha temi politici e umani dai connotati energici. Sul palco lo stesso Marco Viecca nel ruolo di Creonte, Daniela Placci, nei panni di Antigone, il cui nome significa “nata contro” e racchiude molti significati del testo e della vicenda. Con loro Eros Papadakis di Padova, origini greche, con il volto di Emone e Argia interpretata dalla torinese Rossana Peraccio. La scenografia è di Claudio Zucca, già collaboratore di Eugenio Guglielminetti, costumi di Jane Ernest e musiche di Wamajo Studio. L’evento è stato organizzato da Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, realizzato dalla Fondazione Gabriele Accomazzo per il Teatro (con l’omonima pagina facebook creata da alcuni giorni per raccogliere  questa storia e renderla incancellabile), la compartecipazione della Città di Asti e la collaborazione del Consorzio Universitario Asti Studi Superiori, l’associazione ex allievi del liceo classico “Vittorio Alfieri” di Torino e il Centro Studio Alfieriani.

Gli esordi del progetto nel 2014 con un laboratorio intensivo su Vittorio Alfieri e l’attore per formare 10 giovani da tutta Italia. Una settimana di seminario, coordinato da Marco Viecca, con gli attori Adriana Innocenti, Piero Nuti, Valentina Veratrini e i dettagli storici della studiosa Carla Forno, responsabile della Fondazione Centro Studi Alfieriani. Il percorso ha permesso ai partecipanti di attingere nozioni e studiare Alfieri, autore dalla vita difficile e intricata. Il progetto si è concentrato sulla tragedia di Antigone, sorella di Eteocle e Polinice, figlia di Edipo. La seconda fase ha decretato due vincitori del concorso teatrale attraverso l’interpretazione di un monologo tratto dal testo alfieriano. I vincitori furono Eros e Rossana. La vittoria li ha catapultati nel mondo di Vittorio Alfieri per entrare nella parte. Hanno vissuto intensamente la preparazione fisica e mentale per raggiungere la fatidica data del 16 gennaio 2016. Il testo mantiene il linguaggio originale del la tragedia in un italiano letterario datato 1700. Dopo il successo della prima nazionale domani, venerdì 12 febbraio, alle 21 a grande richiesta torna sul palco del Teatro Alfieri lo spettacolo “Antigone” in 5 atti con ingresso libero previo ritiro del biglietto al botteghino (Info: 0141/399057-399040). L’intervista si conclude con le due importanti testimonianze dirette, raccolte personalmente, da parte degli interpreti, Marco Viecca e Daniela Placci.

antigone 5MARCO VIECCA: “I personaggi sono figure forti che si muovono su una scenografia divisa in 12 quinte su ingranaggi ormai inceppati, logorati dal tempo e da problemi irrisolti. Le battute e i movimenti sono studiati nei particolari e trasmetteranno al pubblico tante idee, le più sfaccettate che mai. La vicenda racconta Tebe, città dai caratteri post-industriali. Ma senza tempo e senza spazio per rendere l’idea di un ambiente privo di confini, infinito e plasmabile a qualunque epoca, anche l’Europa di oggi. Il punto cruciale resta il denaro. Creonte vuole a tutti i costi mantenere il potere, egoisticamente.

Tutto ruota su un elemento che la società spesso e volentieri mette in primo piano, la sete di soldi e potere. A discapito dei veri valori della vita, che in questo caso viene completamente dimenticata e reclusa in un angolo. Lo spettacolo non usando un linguaggio italiano in prosa, aveva questa componente difficile in più, ossia il verso alfieriano con un’opportunità ulteriore. Ho cercato di usarlo come un potente veicolo per l’azione, per dare voce alle emozioni, in modo non tradizionale con una chiave molto veicolare. Come se fosse un linguaggio consueto. Ho contrapposto un uso del verso attuale, rispetto ai passati allestimenti. Volevo fosse uno spettacolo fruibile. Un testo che può diventare familiare, pur nella sua essenza potente data dal trageda. La potenza poetica diventa tale se viene resa propria dagli attori.

Antigone

Antigone

Così al pubblico diventa familiare, anche se molto prorompente. Alfieri era noto per inventare parole, i suoi alfierismi: frasi, detti e modi di dire. Lo spettatore perde coscienza sul verso e lo percepisce come un ambiente consueto, domestico. Molti credono che l’azione sta nel verso. Non è vero. Anticamente quando Alfieri metteva in scena l’Antigone gli attori dovettero cambiare le spade di scena usandone alcune in cartone, talmente era la violenza per evitare di farsi male. Non è uno spettacolo statico, ma sfrutta lo spazio e l’azione scenica. Nel cinema come nel teatro essenziale è la fase d’azione. La scena scritta per poter diventare scena vera e propria ha bisogno dell’attore. Come diceva Cechov: in uno spettacolo teatrale la parola fine è messa dagli attori nel momento in cui va in scena. In quel momento diventa testo teatrale. La scena è viva, si muove, tra gesti coordinati e parole in sinergia. Emergono persone in carne e ossa, non personaggi, fondamentale per avvicinare il pubblico al testo. Il teatro dev’essere un’esperienza e deve trasmettere valori, sensazioni, emozioni. Dopo il successo della prima nazionale e della data del 12 febbraio stiamo lavorando per portare Antigone in tutta Italia con un tour. Tra le tappe molto probabilmente ci sarà anche Berlino dove Alfieri è stato tradotto in francese, inglese e tedesco. All’estero è molto studiato e rappresentato. In Giappone ad esempio la docente astigiana Carla Forno ha insegnato il trageda a giovani universitari. Alcuni anni fa invece la Fondazione Giovanni Goria di Asti regalò al presidente Usa, Obama, un’edizione su Alfieri.
Il mio Creonte vuole mantenere la sua leadership. Un vero tiranno, concetto molto presente in Alfieri. L’ho plasmato con varie sfumature, ma anche con una parte umana, con il desiderio di lasciare qualcosa al figlio Emone. Con Daniela Placci abbiamo studiato molte prospettive. Un impegno intenso su tutti gli aspetti. Ora finalmente i risultati stanno arrivando”.

ChiusuraDANIELA PLACCI: “Le prove del testo sono state imponenti. Un percorso di lavoro di documentazione, a partire dall’intricato albero genealogico dei personaggi. Sono partita dal primo mito antecedente a Sofocle. Un lavoro di formazione personale. Difficile. Antigone è un personaggio granitico e in più è firmato da Vittorio Alfieri, autore complicato. Mi sono documentata a fondo. Per Antigone ho esaltato ciò che a lei dà fastidio. Prima di tutto sono partita dal nome. Ho creato un personaggio che rappresentasse le asperità di questa famiglia dannata, nata sotto una maledizione. Lei ha ha seguito in modo istintivo e animalesco il suo destino. Ho cercato di renderla più umana possibile. Il lavoro tra noi attori è stato corposo. Mi sono trovata bene con Rossana ed Eros scelti dal concorso teatrale nel 2014. Nel loro percorso hanno mosso passo dopo passo un viaggio di crescita personale e professionale. Sono arrivati preparati. Hanno avuto momenti di tensione, come tutti. Marco come regista e Alfieri come autore mettono di fronte a sfide interessanti. Emergono sfaccettature nuove e impreviste. Un viaggio per tutti costruttivo, faticoso, che resterà un punto fermo nel nostro bagaglio professionale”. 

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