Zapoj, una sbornia di libri. “Il barone sanguinario” di Vladimir Pozner

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Il barone sanguinario

“Sono stato a Kiev, ho visto Varsavia e Budapest” diceva. “Già una volta, in passato, i ferri dei vostri cavalli mongoli hanno calcato le strade di quelle città. L’occidente sta morendo, infettato dalla peste rivoluzionaria. Niente più principi, niente più eserciti. È arrivato il momento di ricostruire l’impero dei grandi khan. Discendenti di Gengis Khan, nelle vostre vene scorre il sangue dei conquistatori del mondo. I vostri schiavi vi obbediscono come mille anni fa. Seguiremo le orme di Gengis. Prima la Cina, la Cina che avete già conquistato una volta e che adesso, memore delle antiche sconfitte, cerca vendetta. La Cina vi disprezza, vorrebbe tapparvi la bocca con pezze di seta, ma deve stare in guardia. Poi la Siberia. La gialla Siberia. I vostri cavalli non hanno mai visto pascoli così belli. Lassù ci sono oro e argento, e milioni di uomini che ci aspettano. Passeremo come un uragano, e popoli si solleveranno dal Pacifico al Mar Nero, buriati e kirghisi, iacuti e tibetani. Saremo seicento milioni. Nessuno potrà resisterci. Gli schiavi ribelli scapperanno veloci come marmotte, e Mosca scoppierà come una vescica di bue sotto gli zoccoli dei nostri cavalli. In ogni paese rimetteremo sul trono un re, e tutti i sovrani porteranno il loro tributo sulle rive del Kerulen. Figli di Gengis Khan, siete pronti a seguirmi?”

Questa biografia romanzata parla di Roman Nikolaus Max, barone Von Ungern-Sternberg, divenuto famoso con l’appellativo di barone sanguinario; una figura che definire mitica è se non altro riduttivo.

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza del barone grazie ad uno stralcio di una conversazione contenuta in un’altra biografia, anch’essa romanzata, quella di Eduard Limonov.

Il barone Von Ungern-Sternberg comparso su Corto Maltese

Il barone Von Ungern-Sternberg comparso su Corto Maltese

Questo libro è stato scritto da Vladimir Pozner, che è stato romanziere, traduttore, giornalista e sceneggiatore; fu amico di Brecht, Bunuel, Chagall, Oppenheimer, Picasso, Némirovsky. Collaborò con Chaplin durante l’epoca d’oro di Hollywood.
Più importante del suo talento nello stringere amicizie di tutto rispetto è il suo talento nella scrittura; le 300epassa pagine di cui è composto il libro scivolano via molto piacevolmente.

Quando un suo amico gli chiede di scrivere una biografia su un personaggio storico che si può definire una “tête brulé” – testa calda – Pozner sceglie, immediatamente e senza indugi, il barone.
Non sa praticamente nulla di lui, a parte che durante l’epoca in cui il bolscevismo emetteva i suoi primi vagiti, il barone era diventato di fatto il governatore di un paese lontano “12.000 km ad est di Parigi”; la Mongolia.

I conoscenti asiatici di Pozner alla domanda “conosci il barone Von Ungern-Sternberg?” rispondono tutti, “si, certo, chi non lo conosce..?”.
Ma la loro è una conoscenza che si ferma solo al nomea, non sapendo fornire altre informazioni.
L’autore, quindi, sarà costretto ad armarsi di tanta buona volontà, per decifrare questo strano personaggio, passando intere nottate nelle biblioteche parigine, in cerca di prove della sua esistenza e delle due gesta.

Il libro è suddiviso in tre parti: la prima, in cui Pozner descrive il suo lavoro di ricerca.
Oltre alle biblioteche, frequenterà anche reduci della guerra civile russa. Questa è a mio avviso la parte più interessante ed avvincente; è contrassegnata dall’incontro con monaci buddisti e conseguenti reincarnazioni, e dalle memorie di ex ministri, generali ed ambasciatori, rifugiatisi in terra di Francia, a Parigi, ormai declassati a semplici tassisti, increduli di fronte al fatto compiuto che siano passati appena 10 anni da quando erano uomini potenti, rispettati, temuti.
La seconda parte, lunga appena “3 pagine” descrive in modo sintetico ma accurato la situazione storica, politica e sociale in Russia.
La terza parte, quantitativamente lunga circa come la prima, è il vero e proprio romanzo: troveremo il barone Ungern-Sternberg già impegnato sul fronte russo, che poi sarà costretto a sacrificare, ripiegando in Asia e conquistando quindi la Mongolia.

Baron Ungern - The Return of Gods and Heroes

Baron Ungern – The Return of Gods and Heroes

Dalle testimonianze raccolte da persone che hanno conosciuto personalmente il barone, il ritratto che viene fuori del nostro, non è dei migliori.
Reazionario, misogino, misantropo, razzista, monarchico, megalomane, sadico torturatore, despota, paranoico, retrogrado, senza Patria, e, tutto sommato, definibile come un vero figlio di Puttana.
Queste, sia ben Chiaro, per il barone non sarebbero connotazioni negative, ma complimenti dei più gentili.

A capo di un esercito formato da 3.000 uomini tra cui russi bianchi, slavi, contadini, cosacchi, cavalieri mongoli, cinesi, coreani, giapponesi, briganti, mercenari e anime perdute, vincerà i bolscevichi cinesi in Mongolia, diventando quindi reggente di una teocrazia lamaista.

Dunque ammettiamolo; il barone sanguinario non è altro che uno dei tanti, tantissimi despoti che hanno occupato uno spazio temporale nella storia millenaria dell’umanità. Tutto sommato, la sua crudeltà, è quanto di più banale ci si può aspettare.

Ciò nonostante, la figura del barone richiama un atavico rispetto. Rispetto per un’epoca che non c’è più e che i più giovani, e ormai neanche i più vecchi, hanno mai vissuto.
Rispetto per un sognatore, che si ribella alla corruzione ideologica dell’occidente, in cui i ruoli si sono sovvertiti, e lui, solo lui, cercherà di ristabilire l’ordine.

Da quell’altezza lo sguardo poteva spingersi lontano. L’Orkhon, i versanti del Khangai, ammantati di foreste nere, la steppa. Il paesaggio non era cambiato. Bastava restarsene lì a scrutare l’orizzonte, senza abbassare gli occhi su quell’assurdo cantiere abbandonato in cui brucava placida la giumenta grigia.
Da qui i figli di Gengis Khan avevano comandato il mondo. Lasciavano la città solo per partire alla conquista di nuove terre, e i sovrani del vecchio continente affrontavano mesi, anni di viaggio per venire a deporre ai piedi del Gran Khan le proprie ricchezze, la corona, la vita. I khan mongoli avevano trasformato la crudeltà in virtù e garanzia di vittoria. Era stata la crudeltà a condurli fino all’Adriatico. Bisogna saper essere crudeli.
Ungern sapeva esserlo.

à mon avis: 7/10

Il barone sanguinario. Vladimir Pozner. 2012. Adelphi. 310 pp. 22 euro

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?