Una musica può fare: intervista al critico musicale Paolo Talanca

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Ho conosciuto Paolo all’università. Era appassionato, bravo, una persona estremamente autentica, bella e reale. Paolo amava la musica cantautoriale italiana, sognava di scriverne, la studiava, la capiva, la interpretava, la criticava, tra un esame universitario e l’altro.  A distanza di qualche anno e di un paio di lauree, Paolo ha fondato insieme ad Alessandro Alfieri il mensile online Ipercritica, è divenuto direttore di redazione e delle sezioni ‘Autori di testo’ e ‘Musicare i poeti’ del Premio Lunezia, ed è nella giuria che assegna le targhe al Premio Tenco. Oltre all’ultimo libro, dedicato a Ivan Graziani, ha all’attivo la pubblicazione dei volumi: Immagini e poesia nei cantautori contemporanei (Bastogi, 2006); Cantautori novissimi. Canzone d’autore per il terzo millennio (Bastogi, 2008); Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana attraverso il valore musical-letterario (Zona, 2010); Vasco, il Male. Il trionfo della logica dell’identico (Mimesis, 2012). Paolo  è per me ancora lo studente incontrato tanti anni fa:  appassionato, una persona estremamente autentica, bella e reale. Ed è per questo che è riuscito in quel che più sapeva fare.

1 Paolo, secondo te  la canzone d’autore italiana gode di buona salute?

Sinceramente la sua salute credo sia la medesima di un paio di decenni fa, quando “in pista” c’erano De André, Gaber, Dalla, Pino Daniele, e Guccini e Fossati erano ancora in attività (per dire). È cambiata la fruizione della musica e sono cambiati i soggetti grazie ai quali le canzoni possono esistere ed essere diffuse. Oggi c’è molta più facilità di produzione e di diffusione, visto che le case discografiche sono – in effetti – morte. Questo aumenta l’importanza di chi deve fare deontologicamente da filtro: la critica musicale. Credo che perciò sotto il punto di vista artistico la situazione sia addirittura migliorata.

2 Ti sei laureato su Francesco Guccini, la cui musica ti ha segnato sin da più giovane. Come ti sei sentito quando lo hai incontrato per la prima volta e, più in generale, cosa si prova e quali rischi si corrono nell’incontrare i propri “idoli”?

Dipende dal tuo carattere e da chi incontri. Io sono un tipo abbastanza cinico per certi aspetti: l’incontro con Guccini è stato semplicemente molto bello, così come me l’aspettavo. Forse proprio questa è la sua dote principale: le sue canzoni lo corrispondono completamente, quindi la sorpresa magari è di non averne. Credo che tutto questo descriva la principale dote di un cantautore: l’autenticità.

Ivan Graziani visto da Paolo Talanca

Ivan Graziani visto da Paolo Talanca

3 E’ appena uscito il tuo ultimo libro, questa volta ti sei occupato di uno dei più importanti cantautori italiani, soprattutto uno dei meno compresi. Chi era Ivan Graziani e perché molti lo stanno riscoprendo solo ora?

Ivan Graziani era prima di tutto un grandissimo chitarrista rock. E poi il primo che ha unito strutturalmente la musica rock alla canzone d’autore. Lo si riscopre tardi perché in Italia il melodismo e l’orecchiabilità sembrano essere i parametri più giusti per considerare “bella” una canzone. Non importa che un brano non dica niente, importa che faccia scattare la riconoscibilità immobile del già percepito. Ivan nel 1977 con l’album “I lupi” ha decisamente messo da parte tutto questo e ha cominciato a dire cose importanti in canzone alla sua maniera. Se verrà davvero e definitivamente portato nel mainstream farà scuola. Altrimenti sarà un’occasione persa.

4 Che differenza c’è tra i cantautori contemporanei e quelli storici del passato?

Qui torniamo parzialmente alla prima domanda. Credo che per cantautori classici tu intenda quelli degli anni Sessante/Settanta. A quel tempo si esisteva solo grazie a una casa discografica che ti produceva e diffondeva, e a scegliere erano professionisti che capivano se eri bravo perché avevi qualcosa da dire e il modo artisticamente più valido per dirlo. Primo, secondo, terzo disco: c’era la possibilità di investire e puntare su un artista. Quindi non sono diversi i cantautori, ma il mondo che abitano. In Italia la vulgata comune pacificamente accettata (e che fa comodo ad alcuni) è che solo quello che esiste nel mainstream ha diritto di valere artisticamente: che il numero di vendita significhi valore. Questo è il vero problema.

5 Nascono e si riproducono in maniera esponenziale “piccoli cantautori”, che desiderano diventare grandi.  Tu credi che esistano i grandi ed i piccoli cantautori o semplicemente solo i cantautori?

Esistono i bravi cantautori e quelli che non lo sono. Preferisco i primi. Grandi o piccoli non so: la statura media in Italia pare sia intorno ai 175 cm per i maschi e 162 per le femmine. Ma francamente non mi pare un criterio significativo per le canzoni.

6 La tua profonda passione per la musica e per la canzone, si è trasformata nella tua occupazione principale, ma tu sei anche un professore di italiano. Non posso credere che tu non porti in cattedra la musica….

Certo che ce la porto. Sia facendo “suonare” Dante e Leopardi palleggiando sui banchi le sillabe con le dita, sia scrivendo canzoni assieme ai ragazzi, sia studiando i brani dei nostri principali autori. La poesia è metro, ritmo, suono, melodia. Se sei capace di spiegare ai ragazzi come padroneggiare la differenza espressiva tra canzone e poesia, ciò che li esalta maggiormente è la vicinanza tra le due arti.

Il trionfo della logica dell'identico. Vasco Rossi secondo Paolo Talanca

Il trionfo della logica dell’identico. Vasco Rossi secondo Paolo Talanca

7 Il tuo libro “Vasco, il Male” ha fatto molto discutere e soprattutto ha reso furiosi i fan del rocker di Zocca. Hai l’ennesima occasione per spiegare la tua tesi.

Vasco è stato il migliore in assoluto in Italia a scrivere un certo tipo di brani e ad aggregare alcuni generi della canzone (principalmente il rock e il pop). Il migliore, e con un distacco immenso nei confronti di tutti gli altri. Poi dalla metà degli anni Novanta non ha fatto altro che ripetere l’identico. Sia chiaro: identico che s’era inventato di sana pianta, quindi facendolo attraverso un’operazione legittima. Ma di arte da lì in poi se n’è vista poca. Eppure i consensi sono esponenzialmente aumentati. Ecco: l’acriticità, sotto ogni aspetto, è inaccettabile. Vasco è un ottimo modo per descrivere il cervello che si spegne: il Male assoluto per ogni essere umano.

8 Su il blog de “Il Fatto Quotidiano” in occasione dei 40 anni dalla morte di Pasolini, hai tracciato un percorso che lo accosta per molti aspetti a Fabrizio De Andrè. Spiegaci perchè

Quell’articolo era un estratto della mia tesi specialistica in Filologia. Pasolini è stato un intellettuale che ha influenzato molti cantautori italiani negli anni Settanta. Provando a fare una fenomenologia di questa influenza, si possono citare Fabrizio De André e Francesco De Gregori. Come? Un aspetto importante della poetica pasoliniana era la dicotomia interna, la sfuggente e pseudo endiadi e il paradosso contraddottorio tra passione e ideologia; la stessa che vien fuori da alcuni dei suoi versi più celebri dedicati a Gramsci “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere/ con te e contro te; con te nel cuore,/ in luce, contro te nelle buie viscere” (Le ceneri di Gramsci).
Ecco, volendo delittuosamente semplificare: ho accostato De Gregori alla parte più istituzionale, ideologicamente razionale di questi versi; mentre De André alle buie viscere, tramite l’anarchismo, l’essere vicino agli ultimi, a quelli fuori dal disegno disumano del Potere.

9 Il cantautore che avresti voluto intervistare e le domande che gli avresti fatto

Sicuramente Giorgio Gaber. Ho sempre pensato che Gaber sia il nostro autore più “didattico”, nel senso più nobile del termine. Gaber era un cantautore poderosamente pedagogico, di quella pedagogia dinamica, interessante, trasversale, civile, etimologicamente divertente, mai polverosa. Il brano dove si vede meglio tutto ciò è quel capolavoro di “Non insegnate ai bambini”. Le domande dell’intervista avrebbero parlato di scuola, di futuro, della forza e dell’energia salva degli adolescenti.
Gaber: ecco uno che non si può non insegnare a scuola.

 10  In assoluto le tre canzoni che ognuno dovrebbe conoscere a memoria.

“L’acqua e la pazienza” di Pino Marino; “Incontro” di Francesco Guccini e “Fuoco sulla collina” di Ivan Graziani. Ma se vuoi te ne dico altre tre, la mente umana ha molto spazio se il rispettivo proprietario è aduso a tenerla in allenamento.

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