Una bella scatola priva di contenuto: “The Revenant”

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Iñarritu può essere l’unica persona al mondo ad ottenere un Oscar per un “alleggerimento”. Prima di “Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza”, che non era esattamente un film comico, si era fatto conoscere grazie a quattro film eccellentemente drammatici (“Amores Perros”, “21 grammi”, “Babel” e “Biutiful”). Ritorna al drammatico spinto con questo “The Revenant”, che è teoricamente una storia western di vendetta e sopravvivenza, ma che risulta, in pratica, un percorso di guerra estenuante sia per il pubblico che per i personaggi.

revernant poster dicaprio

Revenant – Sopravvissuto

Regia: Alejandro González Iñárritu

Titolo Originale: The Revenant
Paese:
 Stati Uniti
Genere: drammatico
Durata: 120 minuti

Interpreti: Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson, Will Poulter, Forrest Goodluck

Consigliato a: pellicciai, avventurieri sprovveduti, Kevin Costner
Sconsigliato a: chi ha amato visceralmente “Birdman”, mamme orse, simpatici stronzi

Il protagonista, Hugh Glass, che ha le sembianze tracagnotte di Di Caprio, trascorre le due ore e mezza del film in modo sfortunato: viene attaccato quasi mortalmente da un orso, abbandonato semi paralizzato dai suoi compagni di viaggio nella fredda neve del Missouri, accoltellato, colpito da varie frecce e armi da fuoco, quasi annega disperso in mezzo alle rapidi ed è costretto, per ripararsi dal freddo, a dormire dentro la carcassa di un cavallo dopo essere precipitato da un burrone. Il tutto per rincorrere la sua nemesi, Fitzgerald (Tom Hardy), reo di aver ucciso a sangue freddo il figlio meticcio di Glass.

Iñarritu sembra essere impegnato in una gara con il collega messicano Alfonso Cuarón (“Gravity”) per stabilire chi riesce a dirigere la scena/piano sequenza più spettacolare. “The Revenant” contiene almeno tre segmenti del genere, pregni di così tanta maestria registica mai partorita prima che lasciano l’ignaro spettatore senza fiato (sempre se lo spettatore tipo non ha mai visto il trailer del film in questione: tutti i pezzi migliori sono nel trailer).

revenant di caprioIl primo, ovvero la scena di apertura, ritrae un gruppo di cacciatori mentre vengono attaccati dai nativi americani. Il tutto è girato in un lungo, fluido piano sequenza, che vede sobbalzare apparentemente la cinepresa tra frecce volanti e lotte disperate corpo a corpo. Il lungo spezzone ricorda lo sbarco sulla spiaggia di Omaha all’inizio di “Salvate il soldato Ryan”. Il secondo segmento degno di nota è una sequenza di oltre due minuti, in tempo reale, in cui Di Caprio viene attaccato da un orso grizzly. È notevole, roba virtuosa ma, proprio come “I figli degli uomini” di Cuarón, ci si potrebbe chiedere se il “Making of” della pellicola potrebbe non essere più interessante del film stesso.

Glass esce fuori dal suo personale “Balla coi lupi”, essendo il padre di Hawk, un ragazzo di razza mista. Proprio per questo gran parte delle poche battute di Di Caprio sono in Pawnee e Arikara, due lingue arcaiche indigene. Quando non è sottotitolato, la maggior parte delle cose che escono dalla sua bocca sono solo grugniti, sibili e esalazioni di rabbioso dolore contornato da una davvero eccessiva salivazione. Forse Di Caprio, proprio grazie all’unico film in cui non parla ma subisce e basta riuscirà a conquistare la tanto desiderata statuetta data agli attori più meritevoli dall’Academy?

revenant tom_hardyTom  Hardy risulta molto più coerente. Mormorando e borbottando per tutto il tempo dipinge un ruolo da cattivo ragazzo con tinte molto forti. In generale tenta di restare sé stesso: un simpatico stronzo. Tutti in questo film sembrano essere bloccati nel loro piccolo e personale viaggio di sopravvivenza. Nessun personaggio lega veramente con l’altro o ha maggiore rilevanza rispetto al resto del cast. Da ciò (oltre che il banale tema stile Bear Grylls “Uomo VS Natura”) esce fuori solo la brutalità con cui l’Occidente ha “vinto” e forgiato gli Stati Uniti.

“The Revenant” è un film che dovrebbe ispirare sia soggezione che derisione in parti uguali. E’ una meraviglia tecnica, un miracolo da vedere, ma è eccessivamente grandioso e solenne e gli eccessi non fanno altro che rendere l’opera ridicola. Chi non ha riso nello spezzone onirico in cui DiCaprio abbraccia un albero non ha nessun sense of humor. In ultima analisi, l’ambizione di “The Revenant” oscura i suoi grandi momenti. Se “Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza” è un trattato sulla ricerca della trascendenza artistica, “The Revenant” illustra l’enigma senza fine dell’inseguirla.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anselmo

    Sere’, con la tua usuale maestria (I’m fond of this woman) hai descritto i momenti positivi e negativi del film, della regia e della recitazione. Però ti assicuro che da quello che scrivi uno non ha affatto l’impressione di “una bella scatola priva di contenuto”, anzi… Mi hai incuriosito parecchio.
    Inarritu è regista mai banale, davvero cazzuto, ma non tutto quello che ha fatto è un capolavoro, anzi: 21 grammi è una sòla, Biutiful è proprio greve e mal riuscito. Gli altri però sono capolavori. Teniamocelo stretto e concediamogli qualche passaggio a vuoto

    Rispondi
    • Serena Risitano

      Ciao Anselmo! Pensa che io ho amato sia “21 grammi” che “Biutiful”. Quello che mi è piaciuto un po’ meno è “Babel” ma io ho un problema con Brad Pitt e la sua mascella da gorilla :)

      Rispondi

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