Per vedere il nuovo “Point Break”, dovete dimenticarvi dell’originale

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Point Break – Punto di rottura esce nel 1991 per la regia di Kathryn Bigelow e da allora è diventato un film culto. Sarà per i due protagonisti, Patrick Swayze e Keanu Reeves, in una delle loro interpretazioni più riuscite, sarà per l’abilità di questa regista che, negli anni successivi, ci ha regalato film splendidi come Strange Days e The Hurt Locker o forse sarà per l’ambientazione; quel mondo del surf californiano, da sempre simbolo di libertà e avventura nell’immaginario collettivo. Sta di fatto che questa pellicola ha finito con l’influenzare un decennio, quello degli anni ’90, al tempo stesso rappresentandone le incertezze, i sogni e il malessere. Oggi Point Break torna nelle sale, in un “remake” di proporzioni enormi anche per la stessa Hollywood. Il progetto si è allargato su scala globale, sia per le risorse impiegate, sia per le location scelte: dalle spiagge californiane del primo film, l’action si è spostata in Svizzera, in Venezuela, in Francia, in Messico, in Austria, nella Polinesia Francese, in India e anche in Italia. E oltre al mondo del surf e dello skydiving, le imprese di questi criminali si estendono ad alcuni degli sport estremi oggi più amati, come lo snowboarding, il freeclimbing, il motocycling ad alta velocità e il wingsuit flying, l’incredibile volo con tuta alare.

Point Break flies again

Point Break flies again

La storia rimane pressoché invariata da quella della pellicola originale: una banda d’insoliti criminali, capeggiata dal carismatico Bodhi (Edgar Ramirez, che veste i panni che furono di Patrick Swayze) e un agente infiltrato dell’FBI, Johnny Utah (Luke Bracey, nel ruolo che fu di Keanu Reeves), che, nel tentativo di smascherarli, finisce con il mettere in discussione la sua vita più di quanto aveva immaginato. Non c’è però molto altro del capolavoro della Bigelow; manca completamente la spina dorsale della sceneggiatura con gli approfondimenti sulle motivazioni che muovono i personaggi, manca l’intensità del rapporto tra Bodhi e Utah che purtroppo, a causa della suddetta inesistente sceneggiatura, Ramirez e Bracey non riescono a rendere minimamente tangibile e, soprattutto, manca quella filosofia surfista della ricerca dell’onda perfetta e dell’estate senza fine, sostituita invece da motivazioni ambientalistiche poco credibili.

POINT BREAK

Buttiamoci a capofitto sul nuovo Point Break

Fermiamoci qui. Mettiamo un punto. E immaginiamo che questo nuovo Point Break sia un film nuovo, che nulla ha a che fare con la versione della Bigelow, se non nell’ispirazione. Guardandolo con questi occhi, possiamo allora apprezzarne la spettacolarità, dovuta soprattutto agli atleti di sport estremi che hanno accettato di prestare le loro abilità, affinché questo film venisse realizzato.

Infatti il nuovo Point Break dal punto di vista visivo è eccezionale: a parte il Real 3D, il regista Ericson Core, ha preteso che tutte le scene di azione fossero reali e girate senza l’ausilio di effetti speciali. Per farlo ha chiamato a raccolta i migliori atleti estremi mondiali, tra cui ricordiamo il free climber Chris Sharma, i surfet Laird Hamilton e Laurie Towner, lo snowboarder Xavier De La Rue e l’esperto di wingsuit flying, Jeb Corliss. Tutti atleti che hanno dedicato – e rischiato – le proprie vite per perfezionare delle imprese strabilianti, molte delle quali non erano mai state viste prima in una pellicola cinematografica; Laurie Towner è stato travolto da un’onda di 25 metri riportando numerose ferite, lo snowboarder Xavier De La Rue e i suoi compagni sono stati quasi travolti da una slavina mentre scendevano dalle Alpi Svizzere e Chris Sharma, come controfigura di Luke Bracey, ha scalato a mani libere le Angel Falls del Venezuela, le più alte cascate del mondo. E poi c’è la scena mozzafiato del wingsuit flying. Fino ad oggi non era mai stata realizzata, fuori o dentro il grande schermo un’impresa così pericolosa: un volo in tuta alare con quattro persone che volano in formazione, a velocità incredibile, in uno spazio angusto come quello del famigerato “Crack”, una crepa gigante dentro le Alpi Svizzere. Tutto ripreso da un quinto pilota, ovviamente non visibile nelle scene del film, che volando in coda, con una telecamera in testa, ha permesso che questo volo diventasse film. Tragicamente il pilota, il famoso base jumper Jhonathan Florez, dopo aver filmato questa scena, è deceduto mentre si allenava a un altro lancio per una competizione.

Point Break: Keanu Reeves e Patrick Swayze

Questi però ve li dovete scordare, almeno per la durata del film

Possiamo allora dire, che la particolarità di questo film sta proprio nel mostrare sul grande schermo imprese così straordinarie, anche se è molto discutibile il fatto che per farlo si sia dovuto scomodare un cult della cinematografia. Se siete appassionati di sport estremi e apprezzate l’azione sopra ogni altra cosa questo film fa per voi, basta che non vi aspettiate di poter rivivere le emozioni che la Bigelow è riuscita a creare con il suo, unico, Point Break.

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