On writing: il mestiere di scrivere secondo Stephen King

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On writing (Frassinelli, 2015) è un manuale che va letto da tutti coloro che intendono avvicinarsi alla scrittura. Stephen King, conosciuto per la sua instancabile vena narrativa horror, in questo scritto raccoglie se stesso e le sue esperienze di vita personale a contatto con il mondo editoriale, trasformandole lentamente in un excursus sulle metodologie e le tecniche della scrittura creativa.Una serie di regole, validi consigli, approcci illuminanti che chiunque emergente dovrebbe prendere in considerazione, leggere, appuntare, imprimere nella memoria senza mai dimenticarsene. Prima regola fondamentale: chi vuole scrivere deve prima di tutto leggere, leggere tanto e poi scrivere tanto. Non c’è alcun bisogno che nel partire da zero sia necessario scrivere qualcosa  di lungo o di impegnativo, secondo i consigli del Re, basta anche alzarsi un’ora prima la mattina e dedicarla alla scrittura quotidiana di 500 parole. Il manuale  è diviso in due parti fondamentalmente: una sezione in cui King parla della sua vita, delle sue esperienze, del rapporto con la moglie, del problema dell’alcol e della droga e dell’incidente avvenuto nel 1999, proprio quando stava scrivendo la prima stesura di questo manuale. Il suo racconto mette in evidenza come la sua vita privata e le sue storie si siano abilmente intrecciate lasciando segni indelebili nella sua esistenza e in quella dei suoi lettori. E’ bene sottolineare un altro aspetto importante dell’attività di scrittore  e soprattutto di creatore, inventore, genio di nuovi intrecci ed altrettanti mondi.

Per creare è necessario attingere dalla realtà e soprattutto rendere il più verosimile possibile ciò che si va narrando. Per farlo è vitale prendere spunto dalle persone che conosciamo e che incontriamo ogni giorno e magari fondere le caratteristiche di due o più persone creando un personaggio per il nostro romanzo. Insomma, la chiave sta nell’avere una visione globale ma anche profonda di ciò che ci circonda, assorbirne i sensi che pullulano nell’aria, e cogliere gli aspetti che più ci interessano per dare vita ad esistenze fittizie tutt’altro che inventate ma talmente reali da sembrare vive e riconoscibili. Inoltre, oltre a questi piccoli trucchi che riguardano l’aspetto inventivo della scrittura, l’autore non disdegna addentrarsi nella dimensione esclusivamente tecnica e formale dell’arte, ponendo l’accento sugli aspetti propriamente grammaticali, di linguaggio e sull’uso in particolare degli avverbi. Infatti ponendo l’accento su una serie di esempi, dimostra come certi tipi di accezioni siano assolutamente sbagliate o quantomeno modificabili per rendere la lettura più scorrevole, consona e meno pesante. Infatti ponendo l’accento su una serie di esempi, dimostra come certi tipi di accezioni siano assolutamente sbagliate o quantomeno modificabili per rendere la lettura più scorrevole, consona e meno pesante.

“Qualcuno ora mi sta certamente accusando di essere noioso e bacchettone. Smentisco. Io credo che la via per l’inferno sia lastricata di avverbi e sono pronto a salire sui tetti per gridarlo a tutti.” La bellezza di questo manuale, che non è strettamente definibile come tale, è la prontezza, l’immediatezza, non sembra un corso di scrittura come potrebbe apparire all’inizio ma bensì un racconto scritto dal Re dedicato interamente a lui stesso e a noi, come un padre che cerca di aiutare i proprio figli ad incamminarsi lungo un sentiero che non è affatto facile. Il suo stile infatti, il linguaggio usato, le pause, le descrizioni rendono la lettura pratica, come se fosse subito facile ed immediato portare a compimento i suoi consigli letterari e non. Senza dubbio io mi fido del maestro e la sua esperienza, il suo fascino come inventore di storie, la sua umanità, il suo essere padre e creatore assoluto di mondi indistintamente inimitabili, lo rendono ideale e perfetto per la stesura di un prontuario simile che rimane uno dei testi più importanti per chiunque voglia intraprendere questa strada, consapevole del fatto che è tutta in salita, ma non per questo dobbiamo scoraggiarci, anzi. “Scrivi con la porta chiusa, correggi con la porta aperta. Cioè, all’inizio crei qualcosa per te, che poi però segue una sua strada nel mondo. Dopo avere individuato una storia valida e averla buttata giù al meglio delle tue possibilità, questa appartiene a chiunque voglia leggerla. O criticarla. Se sei molto fortunato, saranno più i primi dei secondi.” ON_writingL’autore ci dice esattamente il contrario, con lui capiamo che tutti posseggono il potenziale della scrittura, tutti quindi possono scrivere, perché all’interno di ciascuno di noi sono presenti infinite storie.

Soltanto che molte di esse rimangono inespresse perché non tutti si rendono conto delle proprie potenzialità ed altri non sono in grado di svilupparle. Infatti la lettura profonda e accurata di altri testi, soprattutto di quelli più difficili e considerati esempi di genio e di talento vanno letti non perché dobbiamo scoraggiarci di fronte a tanta grandezza, ma perché dobbiamo finalmente capire l’estro e l’inventiva umana fin dove possono arrivare. On writing dunque, si conferma una lettura necessaria, di apprendimento e di speranza, un modo di raccontare e di guardare il mondo della scrittura con fiducia  e con maggiore consapevolezza. Un modo per esserci e per sentirsi parte di qualcosa che è in ognuno di noi.

“Gli attrezzi più comuni vanno messi in cima. Il più comune di tutti, la base della scrittura è il vocabolario. A tale proposito, ficcate dentro ciò di cui disponete senza il minimo senso di colpa o inferiorità.” Il Re, a suo modo, ci fornisce gli strumenti per scavare nel nostro dentro e scovare gli attrezzi necessari per riempire la nostra cassetta personale, la stessa cassetta che conterrà tutto quello che ci serve per diventare narratori dei nostri mondi, lasciandoli liberi di esprimersi e di arrivare al cuore degli uomini.

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