Non soffrirò invano

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Scrivo spesso sul dolore.

Non è una scelta razionale … è che quando penso “adesso scrivo qualcosa” la prima cosa che mi viene in mente è questa.

Forse perchè il dolore è un’energia potente che tutti abbiamo conosciuto. Vivere, checché se ne dica, non è per nulla facile e passare attraverso il dolore è un’esperienza comune a tutti gli esseri umani. Nessuno può scappare.

E continuamente vedo come il dolore iberna la vita della gente.

dolore 1024E, forse proprio per questo, penso che ciò che riuscirò a partorire potrebbe interessare a molti, credo che ci capiremo, che cercheremo insieme una strada, una via d’uscita, che tenteremo di pescare tra le parole quella che potrebbe illuminarci e farci vedere un po’ più in là, che potrebbe salvarci dall’abisso di un momento buio. In fondo è questo che facciamo quando cerchiamo conforto tra le righe di un libro, nelle riflessioni di uno psicoterapeuta, nelle preghiere, negli sfoghi con qualche buon amico. Sollievo.

Cerchiamo di non affogare tra le spire del dolore.

Soffriamo per amore, per le perdite, per paura, perché non ci piacciamo o non ci accettiamo, perché ci troviamo in situazioni che ci fanno star male e non sappiamo come venirne fuori, perché ci sentiamo soli, perché non sappiamo spiegarci, perché non riusciamo ad essere come vorremmo, perché siamo stati dimenticati, offesi, traditi.

E intanto la vita va.

Ed è proprio questa consapevolezza che mi ha aiutata a cercare il modo, i modi, per affrontarlo, il dolore, per capire come e dove colpisce, perché cambia fattezze continuamente cogliendoci ogni volta impreparati, lasciandoci disorientati e impauriti.

E poiché non tutti soffriamo per le stesse cose o nel medesimo modo, volevo capire se il dolore viene da fuori o nasce da dentro. E cosa possiamo fare per non renderlo una piaga inutile della nostra esistenza.

La vita mi ha aiutata molto procurandomi un’ampia scelta di situazioni su cui allenarmi. E il risultato imprevedibile non è stato quello di capire come proteggermi, come tirare su muri e usare scudi difensivi ma quello di diventare curiosa.

Si, ho detto curiosa.

Avevo capito che ogni dolore mi procurava diversi tipi di disagio. Non sono tutti uguali i dolori! Ma tutti vogliono insegnarci qualcosa. Sia chiaro, non è obbligatorio imparare ma io ho capito che, se volevo davvero abbassare la soglia del dolore, dovevo mettermi dalla parte dello studente. E così ho fatto.

Ho incominciato a chiedermi “perché questa cosa mi fa star così male?”, “dove mi colpisce?”, “perchè in quella particolare circostanza mi sento così fragile?”, “perché per un determinato evento io mi sento uno straccio e un’altra persona non si volta neanche indietro?” e così via.

Questa mia indagine è iniziata molto presto ed è durata anni … e non è ancora finita. Anzi, credo che non finirà mai. Mi richiede attenzione costante, lucidità, equilibrio, umiltà, ascolto, pazienza, apertura mentale. Risorse non sempre facili da mettere in campo ma quando si comincia, se si vuole davvero andare avanti, ci si rinforza stradafacendo. E già questo è un dono bellissimo!

Poi ho imparato che il dolore è una scelta. Si, si, lo so che mi salterete addosso. Sembra una bestemmia. Sembra una presa per i fondelli ma non lo è affatto. Credetemi, nessuno e la scelta di essere depressinessuna cosa potrà sollevarvi dalle pene che vi fanno star male se voi avete scelto di soffrire.

Incontrai una sconosciuta, molti anni fa, mentre ero ferma ad una fermata dell’autobus. Piangevo. Lei si avvicinò e mi chiese se avevo bisogno di qualcosa. Io scossi la testa e farfugliando risposi solo “sto male”. Lei mi disse lapidaria “devi rinunciare al tuo dolore” e se ne andò. Sul momento rimasi sbalordita e anche un po’ seccata ma poi, piano piano, le sue parole cominciarono a vestirsi di significati nuovi. E qui voglio fermarmi. Ognuno prenda quello che gli serve, se gli serve e se vuole. E lasci l’inutile.

Io ho preso, allora. E sono stata aiutata.

Il dolore, si sa, plasma, rinnova, rende più consapevoli, più disponibili e più umili. Insegna che la libertà, quella vera, passa attraverso la capacità di accettare e la volontà di scegliere. Si può. Possiamo decidere quello che vogliamo essere e dobbiamo imparare, perché di questo si tratta, a dare il giusto valore alle nostre azioni, ai progetti, alle esperienze, al tempo, alle amicizie, all’amore, alla salute, al denaro. Alla vita e alla morte. Dobbiamo imparare la flessibilità. Nell’anima, nel pensiero, nelle relazioni, nel corpo. E solo allora saremo pronti a cambiare la nostra esistenza. Sarà come transitare attraverso un ponte che ci porterà dall’altra parte. Il mondo non sarà diverso ma lo saremo noi. La prospettiva sarà diversa. Si apriranno nuovi orizzonti perché i nostri occhi sapranno vedere ciò che prima era loro nascosto. La nostra scala di valori non sarà più la stessa, potremo sentirci in pace, saremo in grado di stare ovunque, respireremo senza fatica, scopriremo i nostri talenti. Sapremo riconoscere che pianto e riso sono solo manifestazioni passeggere del nostro sentire, piccolo e chiuso negli schemi di vita che ci hanno imposto, tra barriere di pensieri, di ansia e di preoccupazione, lontano mille miglia da ciò che siamo veramente. E allora, piano piano, non avremo più paura, impareremo a volerci bene, a lasciar andare i sensi di colpa, a perdonarci e a perdonare. E sarà come rinascere.

dolore fine articoloho imparato che quando un dolore è riconosciuto e vissuto solo come un dolore, resterà tale per sempre, ingabbiato nella sua etichetta. Sarà un inutile spreco di energie, un terreno sterile su cui ci saremo fermati, spargendo preziosi attimi di vita che saranno inghiottiti nel nulla. Se invece sapremo trasferire il dolore nei processi vitali allora potremo operare un’alchimia, una metamorfosi dell’esistenza, potremo porre nel terreno fertile i semi per la nostra crescita ed il nostro futuro (da “Quattro giorni, tre notti”)

 

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anna Maria Gulizia!

    Il dolore..quello sentimenti che oggi è grandissimo e…poi sembra attenuarsi ….ma non scompare….

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    • Daria

      Cara Anna Maria sono d’accordo con te. Non scompare.
      Nulla è destinato a scomparire, come dice Lavoisier, ma tutto si trasforma. Come il seme nella terra, la forma delle montagne, il moto delle acque … così succede anche per i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri dolori. Ciò che possiamo fare è mettercela tutta affinché la trasformazione sia funzionale al nostro benessere e non viceversa. Non che sia facile e neanche così scontato ma sempre, il nostro contributo sarà fondamentale :-)

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