“Macbeth” nella nebbia: il disastro futuro è sempre lì a sorriderci

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Meditabondo, denso e costantemente magnifico ad un livello quasi autolesionista, il “Macbeth” di Justin Kurzel è un sanguinoso, fangoso, potente adattamento di una delle opere più solenni di Shakespeare. Kurzel, il cui unico film precedente, l’eccellente ma limitato “Snowtown”, non aveva dato l’impressione che fosse capace di tali gravitas tettoniche, non offre una reinterpretazione del testo ma un tuffo a capofitto nelle sue profondità, rivangando pezzi interi di versi Shakespeariani, rafforzandoli.

macbeth poster

Macbeth

Regia: Justin Kurzel

Paese: Gran Bretagna Soggetto: dalla tragedia di William Shakespeare Sceneggiatura: Jacob Koskoff, Michael Lesslie, Todd Louiso Genere: Storico, Tragedia Durata: 113 minuti Interpreti: Michael Fassbender, Jack Reynor, Marion Cotillard, David Thewlis, Elizabeth Debicki Consigliato a: folli e puri di cuore. A chi a piacere di rimanere ipnotizzato dal fisico di Michael Fassbender Sconsigliato a: mogli velenose, ambientalisti scozzesi, giovani soldatie

  Le parole sono onorate quasi come furono scritte dal buon William, ma le immagini, che devono sicuramente la loro potenza al già direttore della fotografia di “True Detective” Adam Arkapaw, rappresentano il palpabile luogo della storia di Kurzel, dando origine a decisioni importanti e originali.

Michael Fassbender con la sua Lady Macbeth Marion Cotillard

Michael Fassbender con la sua Lady Macbeth Marion Cotillard

Aiutato da performance intensamente interpretate da un cast uniformemente brillante, il genio di Kurzel è quello di essere in grado di trovare le linee pulite della connessione drammatica e le motivazioni dei personaggi all’interno del testo esistente, mescolandole all’immaginazione senza diventare semplicista e senza compromessi. Così tutti coloro che sperano in una sorta di riassunto fatto solo di azione resteranno delusi: Kurzel aggiunge, non sottrae. Il film nel suo insieme è, se non altro, la versione più pesante, apocalittica e dark di “Macbeth” che si sia mai vista. E anche la migliore. Immaginando la Scozia dell’XI come un regno semi-mitico di cieli rosso-sangue, paludi e brughiere, la pellicola inizia e finisce con i bambini. La prima scena trova Macbeth (Michael Fassbender) e Lady Macbeth (Marion Cotillard) mentre danno commiato al loro bambino morto bruciandolo su una pira, un curioso momento di orrore e di dolore che suggerisce un’aperta, disperata e ingiusta assenza nella loro vita, in cui tutti i cattivi umori di ambizione, avidità e invidia possono essere versati. Si pongono le basi per la tragedia a venire, introducendo il laitmotiv “bambini e fuoco” su cui Kurzel tornerà più volte a puntare il dito, soprattutto alla fine. Subito dopo si incappa nella prima delle notevoli scene di battaglia del film, tutto fumo e macellazione al rallentatore. Ancora una volta, la scioccante giovinezza dei soldati di Macbeth è sottolineata: la messa a fuoco è su un ragazzo, e la reazione di vuoto sul volto di Macbeth alla sua morte suggerisce che egli è un uomo il cui grande cuore è stato così progressivamente ferito che ora è duro e freddo come una roccia, una densa massa di tessuto cicatriziale. Questo aspetto aiuta a capire il dilemma centrale di tutte le interpretazioni di “Macbeth”: perché un uomo buono diventa cattivo? L’approccio di Kurzel su più livelli e l’interpretazione quasi sovrannaturale e squilibrata di Fassbender (il piccolo sorriso sbilenco quando dice “L’onore e la grazia sono morti”), investono il personaggio con un dolore consapevole che spesso non viene accordato dalla sua stessa anima.macbeth-fassbender nebbia Osservando la traiettoria opposta, si nota fin da subito Lady Macbeth iniziare una manipolazione psicologica insidiosa e serpentina (vederla incoraggiare Macbeth ad uccidere mentre è intenta in un rapporto sessuale col medesimo è un riff ispirato all’indivisibilità dell’Eros dal Thanatos). Questa è, naturalmente, la parte divertente del ruolo da interpretare ma, se non altro, la Cotillard diventa più impressionante come Lady Macbeth quando comincia a indietreggiare dal grande male che ha, almeno in parte, coltivato nel suo essere. La semplicità con cui Kurzel mette in scena il suo grande monologo “A letto”, che comprende una delle citazioni più belle di tutta l’opera (“Chi avrebbe mai pensato che il vecchio avesse così tanto sangue?”), indica che il regista è a conoscenza dell’assoluta bellezza e bravura della Cotillard. La camera rimane semplicemente sul suo volto, in primo piano, come se Marion attraversasse ciclicamente ognuno dei colori e dei toni del suo discorso. Ma se c’è una riserva da esprimere sul film è che l’umore portentoso rimane sempre lo stesso, dall’inizio fino allo (splendido) schioppo finale. L’opera di Shakespeare ha di per sé una struttura drammatica strana, ma Kurzel l’ha adattata in un modo così stratificato (spesso i discorsi sono legati con gli eventi futuri, descrivendoli) come se volesse investire ogni istante passato con uno uguale, colmo di altrettanto enorme significato. E così il film non subisce alcun crescendo o diminuendo drammatico. Invece ogni scena, ogni nuovo cambio, diventa saturo e traboccante di importanza, senza l’intralcio di un registro superiore o inferiore. Quest’impressione si rafforza prestando l’orecchio allo score di Jed Kurzel, il quale utilizza lavaggi di stringhe e droni monotòni in tutto il film, trastullandosi raramente con la melodia, e dal volutamente eccessivo affidamento su di un rallentatore, soprattutto nelle scene di battaglia, che concentra lunghi momenti in momenti veloci, investendo fugaci sguardi con il peso e la potenza di sguardi fissi, vuoti e lunghissimi. macbeth-fassbender-cotillard-600x300Tuttavia “Macbeth” è un film notevole, una rappresentazione che fa terra bruciata di una storia classica, raggiungendo importanza senza impantanarsi nell’auto compiacimento. Infatti, la portata delle ambizioni di Kurzel per la sua seconda prova alla regia quasi rivaleggia con quella del suo protagonista. Ma forse ha ascoltato il consiglio della seconda Strega meglio di quanto ha fatto il re pazzo: il suo “Macbeth” è sanguinario, audace e risoluto, mostrando una regia fiduciosa che è mozzafiato e un’intelligenza impareggiabile nell’interpretazione della pièce da cui è tratto (la messa in scena della foresta di Birnam è impressionante). In “Macbeth” di Kurzel la bellissima ferocia e la complessità del “Macbeth” di Shakespeare rinascono, forgiate con il ferro, il sangue e il fuoco.

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