Le micidiali balle sull’integrazione

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In questi anni di decadenza e delirio si sono affermate molte opinioni distorte, condizionate da un apparato mediatico a dir poco penoso. Il fenomeno migratorio è stato spesso trattato con evidente superficialità o con faziosità ideologica, in una gara di tifoserie politiche che hanno mascherato la realtà del problema.Da una parte abbiamo assistito all’affermazione di tesi sociologicamente fallimentari, prese come mito assoluto dalla destra, come la fallaciana Eurabia in cui gli islamici vengono assimilati a un unico blocco monolitico invasore. Una cosa non-sense, in quanto secondo questo ragionamento tutti gli italiani dovrebbero essere considerati dei mafiosi rispetto agli altri europei, i russi degli alcolizzati di vodka, gli americani dei fanatici delle armi e via dicendo.
Dall’altra parte, a sinistra, si è invece imposto il mito positivo del migrante, che viene visto perennemente (anche quando colpevole) come un innocente sfruttato dal malvagio Occidente, e il mito dell’integrazione per tutti, come se le diversità e le difficoltà culturali, sociali, burocratiche, non esistessero. Una sorta di ideale mistico da “cittadini del mondo”, che però si scontra palesemente con la realtà.

Negli anni di vacche grasse e benessere diffuso i miti della “globalizzazione felix” venivano visti con un certo favore da gran parte della leogen2gente. Ma la crisi economica e geopolitica ha cambiato radicalmente la questione. Proprio nel 2015 e nel 2016 sono venuti a galla tutta una serie di problemi, che sono stati sottovalutati soprattutto dai governi in carica e da un certo clima culturale di sinistra, con personalità accecate da uno spirito ideologico antiquato (a livello base) e da interessi economici (a livello di èlites). Queste sottovalutazioni hanno spinto diversi esponenti a mentire non solo agli altri, ma anche a se stessi.

La prima grande balla sull’integrazione dei migranti riguarda la sua fattibilità a livello di massa. A un certo punto economisti e attivisti erano arrivati a sostenere la teoria dei “confini aperti”, senza rendersi minimamente conto delle implicazioni a livello sociale e politico. La strategia della Merkel attuata nell’anno passato ha dato un assaggio di questo tipo di azzardo, tra ripercussioni sociali, culturali e tensioni ai massimi livelli all’interno della UE. L’integrazione richiede un processo lungo e risorse ingenti che di fronte a milioni di ingressi diventano troppo scarse. Fino a quando i flussi rimangono bassi è possibile gestire il fenomeno senza grossi contraccolpi sociali, ma con un milione e più di migranti all’anno la cosa diventa impossibile. Il risultato di questo disastro è la mancata integrazione con la creazione di ghetti (come a Parigi, Londra, ecc), l’affacciarsi di estremismi jihadisti (quartiere belga di Molenbeek), l’introduzione di ulteriore criminalità e povertà e l’ascesa di razzismi e atteggiamenti xenofobici come naturale reazione sfruttata dai politici. Paradossalmente l’atteggiamento idealistico/irrealistico di una certa sinistra ha finito per rafforzare i loro diretti avversari di destra e estrema destra.

leogen3L’altra grande balla riguarda la questione culturale. In questi anni molti si sono scordati che il mondo non è unificato secondo i sacri dettami occidentali, ma presenta situazioni assai variegate, spesso con valori divergenti dai nostri (e non è questione di cultura superiore o inferiore, altra balla neocon o della destra becera, ma di diversità). Introdurre milioni di persone con una visione differente delle libertà femminili, come nei paesi arabi, e pretendere che questi di colpo si adeguino alla nostra visione è pura ingenuità. E il risultato sono i ghetti e la separazione delle comunità fino agli inquietanti episodi accaduti a capodanno a Colonia, Amburgo, ecc. Sottovalutare il peso della religione e di un certo humus culturale non favorisce l’integrazione, ma al contrario spinge al settarismo, tanto che adesso in Norvegia hanno introdotto i corsi per l’educazione sessuale (anche se sulla loro efficacia permangono notevoli dubbi…).

Questa cecità è stata determinata anche da un condizionamento ideologico che ha santificato automaticamente gli abitanti del Terzo Mondo, arrivando a demonizzare completamente l’Occidente, tacciando di razzismo chiunque devii da questa dogmatica linea. Proprio in questi giorni, in seguito agli accadimenti in Germania, è suonato come assordante il silenzio di certi gruppi e partiti di sinistra, così come sono risultati puerili certi ragionamenti neutrali/contraddittori o in odore di victim blaming.

Cosa ancora più curiosa e paradossale nella sinistra odierna è l’atteggiamento di tacita tolleranza nei confronti di certi oscurantismi Seconda giornata del vertice Nato di Newport in Gallesislamici, quando per decenni le forze di sinistra, laiche e atee, hanno combattuto ferocemente la Chiesa cattolica e l’influenza della religione cristiana.

Infine a tutto ciò si aggiunge il doppio-giochismo delle nostre classi dirigenti. Hanno avallato una globalizzazione che ha creato enormi disequilibri planetari, con ricadute sull’ambiente, sull’economia, determinando gli immensi flussi migratori di questi decenni. In nome dei petrol-dollari hanno tollerato per decenni il proliferare degli integralismi, dei “salafismi” ecc., alimentati dall’Arabia Saudita e dalle varie potenze del Golfo. Addirittura, come massima umiliazione, l’Unione Europea è arrivata a donare ben 3 miliardi di euro alla Turchia, ormai noto paese destabilizzatore del Medio Oriente, aiutante dell’Isis e facilitatore dei flussi migratori.
Questo cocktail micidiale ci ha fatto credere di poter vivere in un mondo fatato, dove il male coinvolge solo terre lontane. Ora tocca tornare a terra e ragionare sul nostro futuro, senza fronzoli e illusioni populistiche o politically correct.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Francesco

    un nuovo esempio di eterogenesi dei fini: il pensiero unico della sinistra europea schierato incondizionatamente per l’accoglienza totale – in ultima analisi suicida – di un sottoproletariato che, probabilmente, non ha alcun desiderio di diventare italiano, tedesco, francese (qualsiasi cosa significhi) ma è utilissimo allo scopo di comprimere i salari il più possibile e garantire un esercito di riserva sfruttabile a piacimento a coloro che controllano i mezzi di produzione e di distribuzione. A questo servono i migranti, ad alleviare quella cosa che i padroni non hanno mai accettato davvero: che i lavoratori devono essere pagati. Fosse per loro ci sarebbe ancora la schiavitù. E comunque le esternalità negative (tutti i problemi grandi e piccoli che l’arrivo di milioni di persone da culture molto lontane dalle nostre e comunque bisognosi di tutto) il capitale le ha sempre scaricate sulla schiena della società, o meglio dei singoli malcapitati.

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  2. fiorella

    Finalmente leggo opinioni che riescono ad elevarsi sul perdurante cicaleccio di molti pseudo giornalisti che impongono il loro punto di vista pena l’isolamento di chi avanza una diversa convinzione sul fenomeno massiccio delle migrazioni

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  3. Tamara V. Mussio

    Bello leggere un articolo che finalmente mette, nero su bianco, che anche gli estremismi politico/sociali posso essere dannosi. La totale apertura, quanto la totale chiusura, dimostrano quanto i piani di governo siano “infantili”: intesi appunto come ragionamenti da bambini “o bianco o nero”. In teoria dovremmo essere arrivati ad un punto dell’evoluzione che prevede anche le “sfumature” che sono ragionamenti più coerenti e concreti. In realtà temo non ci si arriverà mai. Comunque un’ottima analisi.

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