“Io ti chiesi” di Hermann Hesse: agli occhi non si può mentire

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Statua dedicata ad Hermann Hesse sul ponte Nikolaus a Calw, sua città natale

Statua dedicata ad Hermann Hesse sul ponte Nikolaus a Calw, sua città natale

Hermann Hesse (1877- 1962) è considerato uno degli scrittori più famosi al mondo. Tedesco naturalizzato svizzero, nel 1946 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. Ma queste nozioni, essenziali a identificare l’autore, potrebbero essere lette in qualunque enciclopedia o manuale di storia della letteratura. Analizzando invece più a fondo la personalità di questo scrittore – che forse è la cosa che maggiormente interessa -, ci rendiamo conto di come egli sia conosciuto soprattutto in qualità di romanziere, per opere quali “Siddharta” e “Viaggio in India”, solo per citarne alcune.

In realtà, Hesse fu un grande creatore di aforismi e, non ultimo, anche un prolifico poeta. Possiamo distinguere un “prima” e un “dopo”, nella sua produzione letteraria. Un periodo iniziale, cosiddetto “romantico”, e un secondo periodo, senza dubbio più interessante e a carattere “esistenzialista”, quasi se in lui fossero giunte a maturazione le domande che si era posto in giovinezza. Sebbene questo lo abbia portato a rinnegare tutto e ad attuare un percorso prettamente individuale – inteso come allontanamento dal credo della sua stessa famiglia d’origine.

Nelle proprie opere Hermann Hesse ha esplorato una ricerca spirituale, spingendosi oltre ogni convenzione. Alla ricerca di un’umanità “pura”, priva dei contrasti del mondo moderno, ha subito un incontro propizio e determinante col mondo della psicanalisi. Bisogna pensare che era figlio di un missionario protestante e che fu avviato agli studi teologici dai genitori e, anche se non concluse questo percorso, rimase influenzato alla lunga da quel “pietismo” sviluppatosi in patria.

Dal 1904 Hesse si trasferì in Svizzera, e da lì si dedicò completamente alla letteratura. Importanti i viaggi, nella sua formazione: soprattutto quello in India nel 1911, fondamentale per il corso della sua produzione letteraria.

In sostanza, Hermann Hesse esprime il rifiuto per una società troppo tecnicizzata e il desiderio di recuperare una nuova e più profonda spiritualità.

L’aspetto meno noto di questo autore è proprio quello del poeta, mentre il popolo della rete abbonda dei suoi aforismi. Fra tutti, ricordo quello che dice: “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta. Due volte al giorno”. Forse mi è rimasto impresso per la sua semplicità e per la sua logica ineluttabile.

L'autore: Herman Hesse

L’autore: Herman HesseIl poeta

Ma parlando di Hermann Hesse poeta, vi è una breve lirica facente parte della raccolta “Poesie Romantiche” del 1920, di cui ho scelto di parlarvi. Appartiene a quella prima fase romantica di cui accennavo prima: una produzione letteraria che va dal 1892 al 1920. In particolare, il 1892 è l’anno in cui avviene la sua fuga dal seminario evangelico di Maulbronn, nel sud della Germania, dove era stato avviato agli studi teologici dai genitori. A tale evento è coinciso anche un tentativo di suicidio, fallito soltanto perché la pistola si è inceppata, e il definitivo abbandono della religione che era della sua famiglia. Dopo un soggiorno in una clinica per ragazzi affetti da disagi mentali, si trasferì prima a Tubinga e poi a Basilea, dove praticò la professione di libraio. Questa poesia pare essere stata scritta proprio in quel periodo pregno di disagi psichici, conclusosi col ricovero.

Sono due semplici quartine, e il titolo è “Io ti chiesi”.

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

In essa vi è la meraviglia delle cose più semplici e comuni e il desiderio di riappropriarsene, farle nostre. Lo sguardo, protagonista assoluto in questa conversazione intima fra un uomo e una donna, è “attore” della breve lirica; un gesto naturale come quello di guardarsi negli occhi, apre un mondo infinito, poiché complesso è il sentimento di chi ama. Lo sguardo, in questo caso, apre un intero universo e svela la meraviglia di un firmamento di stelle.

Una poesia romantica che “congela” l’istante fra due innamorati. Gli occhi che non mentono e riflettono sempre uno stato d’animo. Che non fuggono la malinconia, né sanno celarla. Una domanda pronunciata a fior di labbra, un dialogo iniziato chissà quando e chissà dove. Una risposta implicita, già insita in quell’occhiata che tutto dice e tutto confessa.

E poi, il finale, tenero, a suggerire una constatazione: “ti voglio bene, perché sei tanto triste”.

Con le parole “materne” di questa ipotetica donna, in questo discorso a due che ha scomodato persino le stelle e il firmamento intero, possiamo intravedere il pensiero fluire, fino a congiungere cuore e mente.

 

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Diana Nigro6

    Adoro Hesse, la poesia non la conoscevo e così ho aperto il post. Molto interessante il profilo dell’autore, di tanti che ne ho letto, questo è sotto il profilo umano il più bello.
    Grazie.

    Rispondi

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