Flessibilità: il dono del rinnovamento

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Nessuno, proprio nessuno, può dire di non aver mai sofferto. E poiché, attorno al piacere e al dolore ruota tutta la nostra vita, è proprio vivendo che rincorriamo l’illusione di essere indenni da tutto ciò che potenzialmente può farci male. Male al corpo, male all’anima, male alla nostra capacità di matenere floride e appaganti le relazioni, male al nostro essere bravi genitori, male alla nostra abilità a conquistarci la stima e la benevolenza degli altri, male alla nostra competenza sul lavoro, male al nostro essere sempre a posto, efficienti, belli, sani, forti ed equilibrati.

L’impegno è quotidiano.

C’è chi è convinto che non si ammalerà mai se mangerà bene. Nessuno sgarro è ammesso. E allora scatta la corsa alla dieta feroce, al biologico, si diventa vegetariani, macrobiotici, vegani. Con una rigidità che non fa bene né al corpo né alla mente.

C’è chi sviluppa una sorta di dipendenza sportiva e non si concede una pausa neanche quando il corpo lo richiede, chi fa chilometri di corsa perchè muoversi mantiene sani e se si salta un giorno, mio dio che ansia, i sensi di colpa sono subito in agguato, chi frequenta la palestra dal lunedì al venerdì perchè così si sente a posto e anche un’innocua assenza potrebbe compromettere i risultati ottenuti con impegno e rigore quotidiano.

flessibilità5Poi ci sono le personalità vagamente o dichiaratamente ipocondriache. Sono coloro che consultano internet per ogni piccolo banale disturbo trasformandolo in un problema di dimensioni apocalittiche. E quelli che vanno continuamente dal medico. Per ogni cosa. Chiedono ossessivamente accertamenti inutili. Hanno bisogno di essere rassicurati. Se c’è scritto che è tutto ok allora possono rilassarsi.

C’è poi chi si impone una disciplina ferrea. Non importa per cosa. Un’ora di meditazione ogni sera, caschi il mondo perchè così la mente viaggerà libera. Il lavaggio dell’intestino ogni tre mesi, perchè le scorie intossicano l’organismo. Leggere almeno tre libri ogni mese per poterne parlare con gli amici e dimostrare la propria cultura letteraria. Ascoltare ogni sera tutte le edizioni dei telegiornali di tutti i canali tv per essere sempre informati. Stazionare per anni nello studio di qualche psicoterapeuta da cui si incomincia a sviluppare una dipendenza patologica. Consultare ossessivamente gli andamenti della borsa, le quotazioni di tutti i titoli, le oscillazioni delle azioni, il trading e gli swaps. Frequentare assiduamente seminari sulla crescita spirituale, sull’autostima, sull’imprendiotorialità, sulla genitorialità e chi più ne ha più ne metta.

Sforzi. Continui. Alla ricerca dell’equilibrio, della salute, del benessere, del proprio insindacabile ruolo sul lavoro, in famiglia, nella coppia.

Crediamo di poter gestire il nostro mondo e l’andamento della nostra vita se stiamo attenti, se ce la mettiamo tutta, se non ci impegnamo.

Abbiamo bisogno di crederci. Abbiamo tutti bisogno di punti fermi, di riferimenti, di certezze.

Ma la vita è altra cosa. La vita non risparmia nessuno.

Ci si ammala anche se si mangia in modo impeccabile, si rimane soli anche se si fa di tutto affinchè questo non debba accadere mai, si sbaglia con i figli, si perdono le amicizie, il lavoro, la salute.

Nessuno è indenne.

La vita è questa. E’ fatta di sfide, di alti e bassi, di incognite, di sorprese, di regali e di perdite.

Nessuno è immune.

Dunque credere di poter manovrare la propria esistenza è un pensiero ingenuo che rischia di farci trovare impreparati quando sarà necessario affrontare una realtà che non abbiamo voluto mettere in preventivo.

Ma che cosa possiamo fare? Da dove potremmo partire?

Forse il primo passo è quello dell’accettazione dei propri limiti e delle proprie fragilità nutrendo al contempo quelle che sono le nostre risorse.

L’allenamento migliore è quello di incominciare a smussare gli angoli caratteriali, le certezze granitiche, il pensiero totalizzante, la rigidità in tutte le sue forme.

La forza, quella vera, quella che ci può salvare sta nella flessibilità.

flessibilità6Nella capacità di adeguarsi, di capire, di cambiare. Nell’ampliare i propri orizzonti. Nel concedersi il dono del rinnovamento e della trasformazione come una goccia che cade nell’oceano ridisegnando l’equilibrio delle sue acque. Nel guardare agli eventi della vita in modo nuovo accogliendoli come possibilità di trasformazione.

Di sicuro, la vita non ci farà mancare occasioni per fare esperienza ma non dobbiamo mai dimenticare che il risultato dipenderà da noi. Dal nostro modo di pensare, di comportarci, di reagire.

Nulla è per caso e, se non vogliamo perdere la lezione, ciò che dobbiamo fare è smetterla di lamentarci, coltivare il coraggio e la speranza, evitare di dare connotazioni negative a qualsiasi cosa che non ci piace. Non è facile ma possiamo provarci.

Di seguito vi propongo un brano tratto dal mio libro “Quattro giorni tre notti” che spero possa offrirvi alcuni spunti di riflessione.

Ho imparato a guardare e capire le varie sfaccettature della disperazione. Ho scrutato l’imprevedibilità del destino, con rispetto, silenzio, umiltà. Ho capito che di fronte alla vita, qualsiasi essa sia, non si può fuggire. Ed è proprio là, davanti alla difficoltà che è necessario fermarsi. E aspettare. A volte senza combattere.

Nulla di quello che ci capita è per niente. Nulla è inutile. Nulla è per caso. Siamo così piccoli di fronte al disegno di Dio!

Affrontare le prove che il destino ci impone è parte del nostro percorso evolutivo. E paradossalmente una mano tesa per farci crescere. Riconoscere che molti avvenimenti sfuggono al nostro controllo e che sono incomprensibili avrà l’effetto di placare le nostre ansie ed il nostro malessere che va incontrato, accolto, accompagnato, compreso e accettato.

Un lavoro difficile che rappresenta e costituisce una vera e propria conoscenza di sé, un faticoso e struggente viaggio nei meandri della nostra mente e della nostra anima, un percorso all’interno del nostro essere più puro, un delicato passaggio da una condizione umana ad un’altra, più libera, più profonda, più emancipata.

Uno spazio nuovo capace di contenere immagini, visioni, spunti e riflessioni che in altro modo sarebbero rimasti embrioni troppo deboli per trasformarsi in vita. Queste sono le sofferte metamorfosi che poi si rivelano come straordinarie alchimie. E se sapremo aprire il nostro cuore esse si trasformeranno in tenere carezze.”

Buon lavoro!

 

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. antonina rizzo

    Signora,tante belle parole, pensieri, considerazioni..ma tutto molto ovvio, scontato,quasi banale. Non crede che tutto ciò faccia parte di un normale percorso di maturità per ognuno di noi?
    Lei vuole parlare dunque a chi vive nel campo di patologie psico-sociologiche…è questa la sua professione?
    Saluti

    Rispondi
    • Daria

      Gentile signora Antonina, grazie per aver condiviso con noi il suo pensiero.
      Le varie opinioni sono sempre le benvenute e se sono propositive ancora meglio! Esse, comunque siano, arricchiscono e aiutano a comprendere che ognuno vede il mondo da un’angolazione diversa.
      Scrivo quasi sempre di emozioni e sentimenti. E’ un campo che conosco abbastanza bene e per questo motivo lo faccio con passione cercando sempre di posizionarmi, appunto, in tutte quelle angolazioni che non sono le mie per riuscire a vedere (e capire) cosa vedono (e sentono) gli altri. Io ci tento, mi piace e spesso ci riesco! :-) Così, con il passar del tempo, ho scoperto che, quasi sempre, gli intoppi che incontriamo sul nostro cammino non nascono da grandi misteri, situazioni complesse, intrighi insondabili ma da piccole sviste, rigidità, pensieri mal gestiti, stracapimenti, disattenzioni. Banalità, come dice lei, che, se trascurate o non comprese, con il tempo rischiano di diventare problemi seri. Molte cose sembrano scontate ma non lo sono affatto e tentare di fare una riflessione su questo aspetto è proprio l’intento dell’articolo. Comprendere che ce la possiamo fare può essere di grande aiuto a molte persone.
      Alle sue domande rispondo così:
      1. Si, tutto ciò fa parte di un normale percorso di maturità.
      2. No, non intendo rivolgermi a chi vive nel campo di “patologie psico-sociologiche” che non esitono (le patologie del “sentire” sono malattie mentali tradizionalmente trattate dalla psichiatria ed io psichiatra non sono) ma a tutte le persone che, come me e come lei, affrontano ogni giorno la vita con la valanga di gioie e dolori che essa ci propone. E questa è la mia professione.

      Rispondi
  2. Daria

    Grazie Riccardo per il tuo contributo! Credo proprio che tu abbia ragione: è nella consapevolezza che risiedono la forza per affrontare le sfide della vita e la libertà necessaria per smarcarsi dai condizionamenti! :-)

    Rispondi
  3. Riccardo

    Complimenti, davvero! La penso come te e in cuor mio ambisco sempre ad una miscela di flessibilità e ogni tanto un po’ di rigida consistenza, ma credo anche che non tutti siano così flessibili…e la loro salvezza sta nella consapevolezza della loro…”rigidità”.

    Rispondi

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