Cosmogon (ovvero le sfide galattiche)

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Le guerre interstellari erano giunte alla loro fase conclusiva.

Queste guerre, denominate COSMOGON, si erano evolute e non ammettevano spargimenti di sangue o liquidi affini ma si riducevano, in realtà, ad escogitare sistemi di sopravvivenza aliena altamente specializzati o a vincere sfide particolari, ad esempio inventare mezzi di trasporto sicuri in occasione di tempeste solari e magnetiche o in prossimità degli anelli di gas.

Nel 3258 avrebbe vinto chi fosse riuscito ad inventare un’imbarcazione galattica, originale ed efficace, atta ad evitare gli inevitabili incidenti siderali che accadevano con sconcertante frequenza. Gli alieni lavoravano tutto il giorno per ipotizzare un tipo di locomozione che avrebbe potuto finalmente evitare i tamponamenti a catena e gli schianti fuori delle carreggiate cosmiche. Nel momento di cui vi parliamo se, ad esempio, un essere alieno si fosse ubriacato con il carburante della sua navicella ed avesse guidato in stato di alterata percezione della teoria della relatività nelle coordinate spazio-temporali a lui concesse, avrebbe immediatamente causato un ingorgo lungo il raccordo degli anelli e delle iperboli.

L’editto fiammeggiava dagli schermi crittografati di ogni computer: “Vincerà la guerra chi posterà, al cospetto dell’Essere Supremo, la “barca” più originale e sicura”. I byte rimbalzavano di testa in testa, da antenna ad antenna e, a volte, da coda a coda.

Nessuna soluzione sembrava adatta e risolutiva. Già si erano provate ed attuate molte ipotesi nelle ere precedenti, senza risultato. Così, come si era trovata la soluzione per fare il pieno in corsa senza fermarsi o per cambiare il colore del mezzo locomotorio solo con il pensiero, ora si doveva (e al più presto ) immaginare e costruire un’imbarcazione che virasse con precisione istantanea proprio nell’ attimo in cui, arrivando qualcuno dalla galassia di fronte, si era già pronti allo scontro o ad un improvviso eject con relativo ammaraggio su un meteorite qualunque.

* * * * *

X ed Y, vecchi compagni dal tempo dell’invenzione del cinema a cinque dimensioni e soci della fondazione “Amici del Cosmo”, si diedero subito da fare per vincere la sfida. Con l’ausilio di super frequenze riuscirono a scovare, non proprio nelle vicinanze, su un pianeta seminascosto dal passaggio delle comete, una città improbabile ai loro occhi ed antenne, sulla quale, come per incanto, scivolavano senza mai toccarsi o sfiorarsi, strane imbarcazioni, da migliaia di anni.

Senza neanche proferir parola, programmarono un viaggio per carpirne il segreto. Si ritrovarono, dopo duemilacinquecentoventidue anni luce, (una bazzecola), proprio sopra piazza San Marco, sospesi e vicinissimi al campanile. I radar si misero in moto per cercare, tra le migliaia di turisti, chi avrebbe fatto al caso loro. Sarebbe stato poi facile prenderne le sembianze e partire alla ricerca di uno “squero”, (così avevano letto nel libro della Storia degli Universi), lo strano posto in cui si progettavano e costruivano le misteriose imbarcazioni.

Un raggio fotonico studiò poi, nei minimi dettagli, ogni persona e si posò, infine, su una coppia di turisti russi, vestiti in maniera improbabile a fine settembre, colbacco e stivali, i quali avanzavano a fatica tra piccioni, bambini e frotte di giapponesi che, in estasi, seguivano con un occhio la guida e con l’altro si assicuravano di non perdere nemmeno un’inquadratura dal display, moltiplicando all’inverosimile la loro passeggiata verso la Basilica. I due russi, invece, stazionavano inebetiti, grondando sudore, proprio sotto il campanile; facendo fatica ad orientarsi mentre si sforzavano di riconoscere luoghi diversi dalla madrepatria. Il raggio li colpì proprio mentre un piccione si stava posando sul colbacco di uno dei due, subendone purtroppo le conseguenze. Per uno strano meccanismo, i due malcapitati rimasero per metà russi e, per metà, divennero invece proprietà di X ed Y.
Sentirono immediatamente lo strano desiderio di dirigersi verso lo squero denominato San Trovaso.

Lungo la strada, scaltri negozianti cercavano di imbonirli perché entrassero a comprare souvenir ed oggetti in vetro di Murano ma, con inusitata leggiadria unita ad una forza insospettabile fino a quel momento, dribblarono le vetrine e superarono le calli in un battibaleno. All’imbrunire si ritrovarono a due passi dallo squero, senza sapere nemmeno loro il perché.

Dall’altra parte del canale, due squeraiuoli li stavano osservando con curiosità, pur essendo avvezzi alle stranezze dei turisti provenienti da ogni dove.

Toni fece notare al suo collega lo strano abbigliamento dei due. Ed il collega, a sua volta, notò l’incedere a scatti dei due russi, come dei cani che stessero fiutando e cercando qualcosa. Ma entrambi si scambiarono un’occhiata d’intesa perché, in passato, russi facoltosi avevano elargito grosse mance a seguito delle particolareggiate spiegazioni loro impartite. Addirittura qualcuno, una volta, aveva anche comperato una vera e propria gondola, per portarla come souvenir nella sua dacia in Russia.

L’affare era dunque a qualche passo da loro.

I russi (più i due alieni) e gli squeraiuoli si fronteggiavano, ognuno con finalità diverse.

Senza airbag e ABS.

Senza airbag e ABS.

Ad un certo punto, tradito dal tacco dello stivale, uno dei russi scivolò e con un tonfo siderale cadde nelle acque limacciose proprio lì, davanti allo squero. Si riuscì a recuperarlo quasi immediatamente, perché il colbacco, appiccicato alla fronte, continuò a galleggiare trattenendo il resto del corpo. Per un attimo le pulsazioni radar di X ed Y persero energia e stavano quasi per dissolversi… ma il subitaneo salvataggio impedì che questo accadesse.
Addirittura alghe viscide ed insidiose ne avevano acuito la potenza, tant’è che i due russi iniziarono subito a tempestare di domande gli squeraiuoli stupefatti. Fiutando l’imminente affare, Toni corse dal vicino bacaro a recuperare una bottiglia di vodka, mentre il collega fece accomodare i turisti bagnati e malconci… ma elettrizzati e animati dalla curiosità di sapere tutto sulla costruzione precisa delle nere imbarcazioni.

Gli squeraiuoli si prodigavano alla ricerca di improbabili bicchieri in cui versare la vodka, riesumando alcune frasi di repertorio per comunicare con gli avventori.

X ed Y, dal canto loro, addormentavano, a frequenze regolari, la coscienza dei russi, fotografando attraverso le loro pupille, i delicati e sofisticati sistemi di costruzione di una gondola e registrando attraverso i polpastrelli la consistenza e la robustezza dei materiali. Infatti, a tratti, si udivano lampi e scatti provenire dai loro colbacchi. Ma gli squeraiuoli sembravano non farci caso, tanto erano presi dall’idea che sacchetti di rubli, di lì a poco, avrebbero invaso la laguna, richiamando altri turisti allo squero…

* * * * *

Alla premiazione delle guerre interstellari, X ed Y mostravano orgogliosi il loro modellino. Migliaia di antenne captavano, anche a distanze stratosferiche, dimensioni e sicurezza della fiammante imbarcazione, strofinandosi le une con le altre, in un’ovazione cosmica che spesso li aveva visti vincitori.

Partirono entusiasti al suono di Casatschok per il giro di prova, proprio nell’orbita sottostante la costellazione di Andromeda, vogando con perizia fra gli asteroidi e le comete.

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