Clementino, l’auto incendiata sotto casa. E le “mille paure”

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Il rapper napoletano non si dà una spiegazione ma, al contempo, ne cerca tante. E queste ci sono.
Al di là della verità, infatti, i motivi di un gesto tale sono drammaticamente rintracciabili in mille sfaccettature sociali, che in qualche modo si legano alle “mille paure” cantate dal grande Pino Daniele, presente nel suo ultimo album e per il quale – pochi giorni dopo la sua scomparsa – Clementino scrisse uno struggente pezzo: “Dedicato a Pino Daniele”. Insieme al collega e amico Rocco Hunt, lo chiamava affettuosamente “Zio Pino”, in segno di stima e riconoscenza per la sua immensa opera, non solo musicale ma umana; in fondo filo conduttore per i due rapper campani, i quali continuano a denunciare, a raccontare le “carte sporche” che vedono da quando erano piccoli.
E in quelle mille sfaccettature sono racchiuse le mille dimenticanze e i mille abbandoni, i quali non possono che confermare la deriva sociale permeante i territori meridionali, ed in particolare il napoletano, che comprende anche Faibano di Camposano, dove è avvenuto il gravissimo fatto e in cui si trova l’abitazione della famiglia di Clementino, menzionata anche nel consequenziale racconto su Facebook, che recita così:

Le immagini dello scempio.

Le immagini dello scempio.

“Eccomi qui!
Visto il lavoro che faccio non sono abituato a stare zitto, piuttosto mi faccio ammazzare… Ho pensato…
Che faccio posto le foto? E poi? Cosa succederà?
Ma il coraggio deve far parte della mia vita altrimenti non si va avanti…
Bene… L’altro ieri notte fuori casa mia a Faibano di Camposano (un piccolo paese in provincia di Napoli) mi hanno bruciato l’auto…
Io non ho debiti con nessuno e non ho mai fatto male a nessuno e quindi mi chiedo
PERCHÉ?
Forse perché non ho fatto qualche collaborazione musicale a qualcuno? Può essere. Forse perché nella mia regione tutti mi vogliono bene perché canto per questo popolo e fa girare le scatole a qualcuno? Può essere.
La mia unica colpa è quella di essere forse troppo disponibile con tutti (chi mi conosce lo sa!) forse la mia colpa è quella di appartenere ad una famiglia di brava gente. Boh?
Questo è il ringraziamento per aver sempre cantato in nome del mio popolo, per aver rappresentato il disagio della mia città attraverso la musica (e anche tra qualche giorno a Sanremo).
Cosa devo fare? Devo andare ad abitare lontano per scappare da questa giungla? Ditemi il vostro parere amici…”.

Ciò che più emerge, da questa triste vicenda, è il tratto che connota una sensazione comune a tanti: l’impotenza, concreta, di fronte ad un atto malvagio, la quale sembra trovare l’appiglio risolutivo nella decisione sottesa alla domanda finale posta da Clementino.

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