A monte e a valle. Politica, mafie e popolo

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Ci si sentirà rappresentati dalla politica che, a valle – nei luoghi di governo –, contrasterà la camorra e ogni mafia e, a monte – nei luoghi di nascita –, avrà  sempre a cuore il recupero di quella parte di popolo che, consapevolmente o meno, sostiene ogni sorta di criminalità organizzata. È solo spezzando questa catena che sarà consegnata, ad ogni donna e ad ogni uomo, la possibilità di sentire la vita vera e non quella odierna, farisaica, che fagocita presente e futuro.

Le mafie vanno accerchiate, stanate e “educate” a 360 gradi, a tutte le profondità, a tutte le altezze (e bassezze)…

Ad ogni livello di espressione criminale, nonché luogo di battaglia, si può scorgere un tunnel immaginario. Se si mettono in fuga i membri delle mafie senza predisporre blocchi sul versante opposto, sfuggiranno al controllo (nonostante le catture) come sempre; e la magistratura – baluardo di legalità – necessita della collaborazione di tutti.

Un caso di politica incollata al degrado.

Un caso di politica incollata al degrado.

Ma le forze politiche, tutte, sembrano avere sempre lo stesso proposito: creare consenso, convincere gli elettori che “noi siamo i migliori” a governare e intanto fare il ridanciano giro dei talk show sottraendo tempo reale ai cittadini che hanno bisogno d’aiuto, tra i quali ci sono quelli dimenticati da tutti, quelli che rifiutano la scuola, quelli che non leggono, quelli che parcheggiano in divieto di sosta e superano ogni limite, non solo di velocità, quelli che falsificano l’assicurazione e altre “carte” per tornaconto personale e frode collettiva, quelli che rubano, quelli che vanno allo stadio per picchiare, per sfogarsi, quelli che fanno scippi, quelli che sono capaci di toglierti la voglia di vivere stando sempre pronti ad aggredirti, ad insultarti, a qualunque ora del giorno e della notte, quelli che in tua assenza ti lanciano petardi sul balcone rischiando di incendiarti la casa, quelli che ti incendiano l’auto mentre stai dormendo, quelli che urlano sempre per strada perché la strada è di loro proprietà, quelli che ti dicono “che cazzo hai da guardare” se casualmente volgi lo sguardo nella loro direzione, quelli che usano la strada per riparare auto, moto e biciclette, quelli che fanno schiamazzi mentre vendono merce e musica di contrabbando, quelli che non usano il casco su moto senza targa, quelli che stendono i panni in spregio al decoro, quelli che non sanno cosa significhi “decoro” perché nessuno gliel’ha mai spiegato, insieme a tante altre cose, tra cui primeggia la bellezza. Di quest’ultima bisognerebbe parlare quando si va nei talk show, se proprio qualche forza superiore lo dovesse imporre, sperando che tra i telespettatori ci sia qualcuno appartenente alle categorie dei cittadini suddetti, ai quali vanno aggiunti, quindi, quelli che sono stati generati da padri e madri indegni di essere chiamati tali, poiché non gli hanno insegnato a rispettare il prossimo, bensì ad usarlo come un oggetto di veloce consumo.

In sintesi, tentare di introdurre l’educazione laddove le frange alte del potere non hanno mai voluto che arrivasse, forse potrebbe sembrare utopistico ma, almeno in parte, consentirebbe ai tanti esclusi di fare un piccolo passo verso una forma di vita vera, in quelle regioni arretrate e soggiogate da sempre, o da poco.

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