2600 “battute” su Trieste

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logo1^ “battuta”: “No sté zercarme, son per osmize”;
2^ “battuta”: “i me disi che schiza giusto un bic”;
3^ “battuta”: “mi de sto leto, co sta zima qua, non me movo!”;
E siamo a 161 battute effettive; il racconto può contenerne al massimo 2600, spazi inclusi, così recita il bando del concorso! Pensate, un concorso letterario bandito da una rivista locale di arte e cultura riservata ai triestini doc! Che ambizione! Compilare un’antologia di 365 racconti su Trieste. Un anno di triestinità. Eccitante!
Davvero un’occasione da non perdere!fauna triestina

2600 battute su Trieste, però, spazi inclusi e senza nemmeno una pausa potrebbe essere impegnativo. E poi, mica tutti lo capiscono il dialetto triestino, figuriamoci lo humor. Basti pensare che addirittura nel pot-pourri marciabile “Pausa” composto da Renato Soglia –solo 204 battute- di pause ce ne sono, eccome!
Dunque… “Pausa: ♫ ♫”!

Che musica nel silenzio, la sentite? Non si tratta, infatti, di una battuta d’arresto. Il brano citato si compone di 204 battute in musica: ci sono le note, il ritmo e i cosiddetti momenti di aspetto, perché come dice Ernesto, il maestro della banda in cui suono il flauto traverso, “pausa è musica”. Anzi, dico io, ancora di più… una pausa potrebbe essere l’accompagnamento ideale per riflettere, per esempio, su una notizia “battuta” proprio dal quotidiano locale di Trieste qualche tempo fa: “Orso immortalato nei pressi di Basovizza” (ridente borgo alla periferia della città).

Come in tutte le classiche città di mare, infatti, anche a Trieste si discute su orari e linee marittime, sul rilancio commerciale del porto, sul prezzo dei calamari e naturalmente su… sugli orsi! Ovvio no?
D’altronde, come negarlo, parlare di animali fa sempre notizia; e non è un modo di dire… considerato, però, che “gallina vecchia fa buon brodo”, “a caval donato non si guarda in bocca” e “del maiale non si butta via niente” in questo caso, viene “letterariamente” la “pelle d’oca”: dell’orso cosa ne facciamo? E poi, se dovesse capitare davvero di incontrare un orso, che fare?
orsoSeguendo le “orme” di chi ci è già passato prima, sembra di fondamentale importanza -oltre mantenere calma e distanza, oltre non guardarlo direttamente negli occhi, oltre non lanciargli sassi o legni, oltre non spaventarlo (noi?!)- capire la sua psicologia: cercherà cibo? si sarà perso? vorrà giocare? avrà bisogno d’affetto?
Accipicchia che casino! E’ (im)possibile comprendere solo vagamente la psicologia di madri, mariti, figli, capi e “governanti” e dovremmo essere in grado di capire la psicologia dell’orso?
Mantenere la calma, questo sì, sembra un buon suggerimento! “Andare in bestia”, infatti, non servirebbe a nulla, vincerebbe comunque lui; bisogna farsi coraggio e “ingoiare il rospo” a meno che… quel giorno non ci sentiamo davvero dei leoni… e allora, non resta che dire: “in bocca al lupo”!
“♫ ♫ Pausa” terminata!

tramRicominciamo:
4^ “battuta”: “no‘l ga tute le galine in caponera”;
5^ “battuta”: “salute, bori e i altri che lavori”;
6^ “battuta”: “faremo, se no fa Remo farà Romolo, senò fa ti ah!”;
7^ “battuta”: “chi ben comincia pol anche finir”…
Alla crisi della settima “battuta” ecco che arriva in aiuto lo spirito triestino: proroga di dodici mesi della data per la presentazione degli elaborati. In prossimità dello scadere del termine fissato, sembra, infatti, che fossero arrivati in redazione solo pochi racconti e di questi, pochissimi pubblicabili.
Dopo la scadenza della proroga (un anno!), il solito epilogo: non si può fare. Non sarebbe mai stato possibile raggiungere il numero di 365 racconti e poi sono sorti problemi oggettivi (?!), tecnici, burocratici, intestinali e chissà cos’altro. In effetti il progetto era davvero ambizioso. Forse, un’antologia diversa, come “12 mesi a Trieste” o “le 4 stagioni a Trieste” “Visioni e illusioni di triestini doc” (12 o 4 racconti vincitori a seconda del concorso) avrebbe avuto qualche chance di successo.

no se polPeccato, almeno, però, qualcuno ha provato a incrinare la tradizione granitica che impera a Trieste. Una volta di più, infatti, emerge che oggigiorno in questa splendida città dal fascino antico, forse anche un po’ retrò, fra battute di spirito, battute d’arresto e battute di caccia, l’unica “battuta” realmente e amaramente concreta è ancora, invariabilmente questa: no se pol”!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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