Zapoj, una sbornia di libri. “Paris est une fête” di Ernest Hemingway

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Paris est une fête.

Così era Parigi nei primi anni quando eravamo molto poveri e molto felici.Non c’è mai nessuna fine per Parigi e il ricordo di ciascuna persona che ci è vissuta differisce da quello di chiunque altro. Noi ci ritornavamo sempre, non importava chi eravamo né come le cose erano cambiate né con quali difficoltà o quale facilità la si poteva raggiungere. Ne è sempre valsa la pena e siamo stati ricompensati per ogni cosa che le abbiamo portato”

Prima degli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre non avevo mai sentito parlare di questa raccolta di racconti di Hemingway.

In una intervista pochi giorni dopo gli attentati, una signora di 70 anni, piuttosto agguerrita e con quella rabbia che si addice a chi è stato ferito nell’orgoglio, affermava che era si importante portare i fiori ai morti, ma era ancora più importante vedere che erano tanti quelli che lasciavano una copia di “Paris est une fête” sui luoghi delle stragi. Un libro che è una testimonianza di libertà, vita, gioia nella Parigi degli anni ’20 del 900.

Qui conosciamo un giovane Hemingway, poco meno che 30enne. Secondo i canoni della civiltà a cui Kurt Vonnegut fa riferimento nel suo “Quando siete felici, fateci caso”, Hemingway è già adulto, non tanto per gli anni che figurano sulla carta di identità, quanto per il fatto che ha già preso parte a due guerre, di cui una mondiale.

Gertrude Stein, dura ma giusta nei suoi giudizi, ma anche invidiosa della scintilla di quella che lei chiama “génération perdu”, Ezra Pound, idealista e buon amico, Francis Scott Fitzgerald, genio tormentato, alcolista travestito da astemio, succube di una moglie senza talento che cerca di rubare il suo.
Se si dovesse suddividere il libro in 3 ipotetici capitoli sarebbero questi i nomi da dare ad ogni capitolo.

Hemingway, la moglie Hadley e il figlio Bumby in Austria.

Hemingway, la moglie Hadley e il figlio Bumby in Austria.

Hemingway è giovane e ha già una moglie e un figlio. La loro vita è onesta e asciutta, esattamente come la scrittura che usa Ernest per descrivere la loro vita di giovani bohémien, molto spesso senza un soldo e ancora più spesso vittime dei morsi della fame di chi è costretto a saltare un pasto.

L’uso meraviglioso che fa Hemingway della punteggiatura, i dialoghi lunghi e comici ambientati al tavolo di un cafè tra i vari artisti del tempo, l’uso alternato della prima e della seconda persona.

A mio avviso, i vari Gertrude Stein, Ezra Pound, Scott e Zelda Fitzgerald, la moglie Hadley e il figlio Bumby, James Joyce, Ford Madox Ford e quella che Hemingway chiama “gente della Senna” non sono altro che comparse in questa raccolta di 29 racconti. L’unica ed indiscussa protagonista è la povertà. Una povertà che qui però fa rima con felicità. “La fame era un’ottima disciplina”, una vera e propria ode alla miseria più assoluta.

“Ti veniva una gran fame quando non mangiavi abbastanza a Parigi perchè tutti i panettieri avevano cose buonissime in vetrina e la gente mangiava fuori ai tavoli sui marciapiedi così che vedevi il cibo e ne sentivi l’odore. Quando saltavi i pasti nel periodo in cui avevi mollato il giornalismo e non scrivevi niente che in America qualcuno avrebbe comperato, spiegando a casa che andavi a pranzo fuori con qualcuno, il posto migliore per farlo erano i giardini del Luxembourg dove non vedevi né fiutavi niente da mangiare per tutta la strada da Place de l’Observatoire fino a rue de Vaugirard. Lì potevi sempre entrare al museo del Luxembourg e tutti i quadri erano più intensi e più chiari e più belli se eri a pancia vuota, con una fame da lupo. Io imparai a capire Cézanne molto meglio e a vedere precisamente come faceva i paesaggi quandoaveva fame. Mi domandavo sempre se anche lui non fosse affamato quando dipingeva; ma pensavo che era possibile che si fosse soltanto dimenticato di mangiare. Era uno di quei pensieri assurdi ma illuminati che ti vengono quando non hai dormito o sei affamato. Più tardi pensai che Cézanne probabilmente era affamato in un altro senso.”

La fame era un’ottima disciplina

La felicità in quegli anni non si poteva comprare con il denaro. La felicità era la primavera che tornava, prendere un libro in prestito da “Shakespeare & Company”, fare l’amore con la persona che si ama di più, giocare i pochi spicci che si hanno sui cavalli, ogni tanto vincere ed ubriacarsi con i soldi della vincita.

Tutto quello che rende la vita semplice e degna di essere vissuta.

“Fu una cena fantastica da Michaud una volta entrati; ma quando avemmo finito e la fame non era più una possibilità la sensazione che ci era sembrata fame quando eravamo sul ponte era ancora tutta lì quando prendemmo l’autobus per casa nostra. C’era ancora quando entrammo in camera e dopo essere andati a letto e aver fatto l’amore al buio, era sempre lì. Quando mi svegliai con le finestre aperte e il chiaro di luna sui tetti delle grandi case, era lì. Distolsi la faccia dal chiaro di luna riparandola nell’ombra ma non riuscivo a dormire e rimasi sveglio a pensare a questo. Tutti e due ci eravamo svegliati due volte nella notte e mia moglie ora dormiva dolcemente con il chiaro di luna su viso. Avrei dovuto cercare di risolvere il problema ma mi sentivo troppo stupido. La vita era sembrata così semplice quella mattina quando mi ero svegliato e avevo trovato la falsa primavera e sentito la zampogna dell’uomo con il suo gregge di capre ed ero uscito a comperare il giornale delle corse. Ma Parigi era una città molto vecchia e noi eravamo giovani e lì non c’era niente di facile, neanche la miseria, né i soldi improvvisi, né il chiaro di luna, né la ragione e il torto né il respiro di qualcuno sdraiato al tuo fianco al chiaro di luna.”

Una falsa primavera

à mon avis: 7,5/10

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Cosa ne è stato scritto

  1. Gianluca Blasio

    Bellissimo articolo, mi sono molto appassionato a Hemingway quest’estate dopo aver letto il suo “Fiesta” e aver visto il film di Woody Allen “Midnight in Paris”. Poco tempo dopo aver terminato la lettura di “Fiesta” ho comprato “Festa mobile” che hai elegantemente illustrato nel tuo articolo, complimenti!

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