Zapoj, una sbornia di libri. “Limonov” di Emmanuel Carrère

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Limonov

“It’s not a good book, my friend, it’s a great book! A fucking great book!” Il poeta Evgenij Aleksandrovic Evtusenko recensisce il romanzo di Limonov “Il poeta russo preferisce i grandi negri” in presenza del miliardario americano Steven.

Un grande scrittore, Emmanuel Carrère, scrive la biografia di un grande personaggio, Eduard Veniaminovich Savenko, conosciuto ai più come Eduard Limonov.

“Limonov è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados”

Un giovane Eduard Limonov con la sua inseparabile giacca militare

Un giovane Eduard Limonov con la sua inseparabile giacca militare

Edicka, come la madre Raisa lo chiama, non è un vero delinquente; nei suoi anni adolescenziali passati a Charkov lo si potrà accusare al massimo di essere un bulletto, e neanche uno di quelli autentici. Il suo coraggio posticcio deriva esclusivamente dal voler fare colpo su ragazzi poco più grandi di lui, loro si delinquenti autentici, che non hanno nulla da perdere nella vita.

Ed è questa secondo me la chiave di lettura del romanzo e la maggiore criticità del personaggio Limonov: è senza dubbio dotato, ma non riuscirà mai nel suo intento di affrancarsi dal mondo intellettuale underground per fare il salto di qualità ed elevarsi a quello mainstream, composto da riconoscimenti e celebrità, che lui brama; ha le qualità adatte, ma non focalizza le sue energie sull’obiettivo giusto.

Mutuando un discorso di matrice prettamente marxista-leninista, si potrebbe dire che il protagonista di questa biografia, non prenda mai coscienza di sè e di quelle che sono le sue vere capacità; intellettuali, artistiche, carismatiche. Tutta la sua vita non è altro che un continuo tentativo di attirare l’attenzione di chiunque abbia più successo di lui: i più famosi, i più ricchi, i più potenti.

È un evidente complesso di inferiorità quello che lo spinge a fare ciò che fa e a dire ciò che dice, e non una autentica volontà di emergere dalla massa, di cui fa parte e che allo stesso tempo lo disgusta.

A fare da sfondo al libro sono quei mutamenti storici che renderanno il mondo il posto in cui viviamo oggi. L’Unione Sovietica e il suo crollo, la guerra nella ex Jugoslavia e la nascita di nuove nazioni dove prima ce n’era una sola, l’instabilità, l’ascesa dei grandi oligarchi russi e dell’economia di mercato. Limonov c’è, e sempre in prima linea. Lui non legge la storia, lui è li in prima persona a prendere parte alla storia con i protagonisti del tempo.

Charkov, Mosca, New York, Parigi, Sarajevo, il carcere di Lefortovo. A fare da filo conduttore nelle vicende di Eduard non sono le città in cui vive, quanto piuttosto le donne che lo accompagnano in quel percorso che è la sua vita: Anna, Tanja, Natasha, Liza e la piccola, deliziosa Nastja. Tutte donne straordinarie, a modo loro, che daranno qualcosa ad Eduard e che gli toglieranno tutto. Lo tradiranno, lo lasceranno, si faranno lasciare.

Limonov e Tanja a New York

Limonov e Tanja a New York

Bisogna dargliene atto: si può definire Limonov un montato, un bullo, ma un bullo dal cuore d’oro. Perchè quando vuole, sa prendersi cura delle persone meno fortunate di lui. E onesto, forse lo è fin troppo, e se un amico vuole suicidarsi perchè pensa di essere un pittore mediocre, lui non lo contraddirà, anzi; ma cercherà anche di indorare la pillola, e dirà che si, c’è di peggio rispetto all’essere mediocri, anche se non lo pensa affatto.

È difficile non innamorarsi a prima vista di un personaggio tanto improbabile quanto carismatico come Limonov.

Nasdrovie Tovarish Edicka!

“Limonov è stato a Lefortovo, la fortezza del KGB che nella mitologia russa non ha nulla da invidiare ad Alcatraz, è stato in un campo di lavoro, sotto il regime più duro, e non si è mai lamentato, non si è mai piegato. E riuscito non soltanto a scrivere sette o otto libri, ma ad aiutare concretamente i compagni di cella, che hanno finito per considerarlo un vero boss e una specie di santo. Il giorno in cui e stato scarcerato, detenuti e guardie hanno fatto a gara per portargli la valigia. Quando ho chiesto a Limonov come fosse la prigione, sulle prime si è limitato a rispondere “Normal’no”, che in russo vuol dire “Ok, nessun problema”, e solamente in un secondo momento mi ha raccontato questa storiella. Da Lefortovo lo avevano trasferito al campo di Engel’s, sul Volga, un istituto modello nuovo di zecca, nato dai pensamenti di architetti ambiziosi, che viene mostrato volentieri ai visitatori stranieri perche si facciano un’idea lusinghiera dei progressi compiuti in Russia in tema di condizione carceraria. In realtà i detenuti di Engel’s chiamano il campo “Eurogulag”, e Limonov assicura che le finezze architettoniche non rendono la vita al suo interno meno dura che nelle classiche baracche circondato da filo spinato – anzi. Fatto sta che nel campo i lavabi, costituiti da una lastra di acciaio sormontata da un tubo in ghisa, dalla linea pura e sobria, sono identici a quelli di un albergo, progettato dal designer Philippe Starck, in cui Limonov e stato ospitato dal suo editore americano quando è passato per New York l’ultima volta, alla fine degli anni 80. La cosa lo ha fatto riflettere: nessuno dei suoi compagni di prigionia era in grado di fare lo stesso paragone, e neanche nessuno degli eleganti clienti dell’albergo newyorkese. Si è chiesto se ci fossero altri uomini come lui, Eduard Limonov, la cui esperienza comprendeva universi cosi differenti come quello del detenuto comune in un campo di lavori forzati sul Volga e quello dello scrittore alla moda che si muove in ambienti firmati Philippe Starck. No, ha concluso, probabilmente no, e ne ha tratto motivo di un orgoglio che comprendo, e che e appunto quello che mi ha spinto a scrivere questo libro.”

à mon avis: 7/10

Limonov. Emmanuel Carrère . 2014. Adelphi. 356 pp. 12 €

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?