Trentamila chilometri di libertà

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Walter Elias “Walt” Disney, prima di diventare uno dei principali cineasti del XX secolo ed essere riconosciuto come il padre dei film d’animazione, nelle sue esperienze lavorative non ricevette solo elogi e apprezzamenti. Si racconta che venne licenziato da una testata giornalistica per mancanza di immaginazione e creatività. Forse queste delusioni l’hanno portato a rafforzare ancora di più il suo talento e ad impegnarsi ulteriormente. Una tra le sue più celebri citazioni dice: “Pensa, credi, sogna e osa”.

Paola Gianotti prima di compiere quello che ha compiuto, credo si sia immedesimata pienamente in questa frase. L’ha fatta sua. Ha pensato e ripensato al progetto, ci ha creduto fortemente con tutta se stessa, ha sognato che si realizzasse e che tutto potesse andare nel verso giusto e ha osato, perché sicuramente per decidere di compiere un percorso simile occorre osare, tralasciando la paura (quella che paralizza) e i pensieri (quelli negativi che ti fanno pensare che sia una cosa irraggiungibile e che non possa filare tutto dritto) e “armarsi” di tanto entusiasmo e coraggio. Ha avuto sin da subito le idee chiare: voleva cambiare vita, lasciando la routine del lavoro di segretaria e aprirsi all’imprevedibilità del mondo, cosi bello, stupefacente e che ti permette, se ci credi veramente, di esaudire anche il più pazzo dei sogni. Si è confidata, ha sputato quel rospo che da tempo stava inghiottendo e ha organizzato, con tanta fatica, tutto quello che serviva per compiere questo viaggio, in sicurezza e professionalità. Il suo carattere solare e aperto gli ha permesso di non farsi prendere dal panico che, forse, un’esperienza simile può far scattare.

Paola ha sempre amato viaggiare: sin da piccola lo faceva in camper con la famiglia e successivamente con le amiche e la sorella ha girato il mondo, esprimendo e dando libero sfogo al suo spirito avventuriero. Australia, Venezuela, Sudafrica, Ecuador, India, Stati Uniti, Nuova Zelanda: tante terre, tanti confini, tante persone, tanta energia ed emozioni. Una carica che gli ha permesso di mettere nero su bianco il suo sogno: fare il giro del mondo in bicicletta.

Paola Gianotti

Festa all’arrivo a Ivrea

Dopo aver convinto amici e parenti (i più scettici), ha scelto il team che l’avrebbe accompagnata e che avrebbe svolto un ruolo fondamentale nel viaggio: sostenerla sempre e comunque. Lei in bicicletta ad “assaggiare” l’asfalto, il suo team dietro con il camper, pieno zeppo di ogni minimo particolare (cibo, vestiario, medicinali…) indispensabile per compiere sereni quest’esperienza.

Sognando-l-infinitoTutti questi particolari e il viaggio intero sono stati espressi proprio da Paola nel libro edito da Piemme “Sognando l’infinito”. Dopo averlo letto, sfogliato con immenso trasporto, indotto proprio dalla stupenda storia, dopo aver sottolineato le parti che toccano l’anima, proverò a raccontare, brevemente, quanto di più emozionante mi ha trasmesso, con tanta ammirazione per un’impresa che credo si possa definire tra le più uniche al mondo.

8 marzo 2014: parte il viaggio tanto atteso. Con determinazione e con mille pensieri che le frullano in testa, Paola prende la sua inseparabile amica Hobo, monta in sella e pedala, lasciandosi alle spalle il passato e fiondandosi radiosa verso i tanti chilometri che la attendono, in piena libertà. La tensione le rende la pedalata faticosa sin da subito, ma Paola sa che è normale, che non sarà la fatica a fermarla. C’è tanto da vedere, c’è tanto da scoprire e conoscere e Paola vuole essere presente, in prima linea per godersi appieno questa opportunità. I giorni passano e i chilometri percorsi aumentano. Superata l’Europa ecco il Cile, poi il Perù. Percorsi insidiosi, clima rigido e tanta fatica. Paola percorre giorno e notte sulla bici. Sveglia presto al mattino (per le quattro), colazione veloce (ma sostanziosa) e in bici sino al primo pomeriggio dove insieme al team pranza e riposa giusto un po’ per ricaricare le batterie. Di nuovo in sella fino alla tarda sera, salvo delle piccole soste per fare uno spuntino. Sul ciglio della notte Paola scende dalla bici, cena, doccia, risate in compagnia (degli amici del “KeepBrave”) rivivendo la giornata e di lì a poco sotto le coperte per riposare e prepararsi mentalmente e fisicamente per la tappa del giorno successivo. Un tenore di vita non certamente facile da sopportare. Occorre tanta buona volontà, pazienza e tenacia. Paola si adopera per fare il possibile, sorridendo, stupendosi delle bellezze che incontra e ringraziando per il dono grande che sta vivendo. Attraversato l’infinito Sud America ad attenderla ci sono gli Stati Uniti. Un altro mondo, in tutti i sensi. Altri paesaggi, altre strade, altra popolazione e uno stile di vita completamente diverso. Dalla calma e serenità dei popoli del sud, al caos e alla frenesia del Nord America. Paola, stanca ma carica, è pronta a macinare chilometri e faticare anche qui. America, Florida, Miami. Da qui risale in bici e percorre gli States. Dopo la Florida sotto con il Texas, New Mexico e Arizona. Tutto d’un fiato emozioni fortissime. L’America, da qualsiasi punto la guardi, ti lascia a bocca aperta. Paola se la gode tutta (mangiando e festeggiando).

Paola Gianotti in Cile, dopo aver già percorso oltre 4500 km

Paola Gianotti in Cile, dopo aver già percorso oltre 4500 km

Il viaggio prosegue alla grande. Paola non smette di pensare a quante cose belle sta vivendo. A volte però, le salite che si presentano davanti non sono state preventivate e occorre pazientare per poterle attraversare. Il 16 maggio 2014 succede un imprevisto. Paola non aveva pensato potesse accadere e se magari le fosse giunto un pensiero simile l’avrebbe allontanato subito, anzi, cancellato, rimosso. Verso le undici del mattino viene investita da una macchina. Cade, perde i sensi e con l’elicottero viene trasportata in ospedale. Dopo tutti gli accertamenti di rito, Paola riporta la rottura di una vertebra cervicale. Momenti tristi, tanto sconforto e la paura di non poter terminare il sogno. Paola avrebbe fatto di tutto per poter risalire in sella e tornare a pedalare. La sua tenacia non voleva farla riposare. Il suo istinto prevaleva. La prudenza, soprattutto dei medici (compresa la sorella), l’ha portata a ripensarci, a riflettere e riposare. Dopo turbolenti periodi e mesi (4) di alti e bassi, dopo esser tornata in Italia, nella sua Ivrea per effettuare ulteriori controlli, la situazione migliora. La vertebra si ricompone e la felicità può tornare a farla da padrona.

Nel giro di pochi giorni si ritrova dove si era fermata, dove l’incidente l’aveva bloccata. Il sogno riparte, con tanta gioia. Finita la “piccola” America si arriva alla prossima traversata: l’Australia. Non in perfetta forma, ma con l’immancabile sorriso che la contraddistingue, ritorna a prendere ritmo e a macinare chilometri. Il dislivello delle strade australiane è tanto e pure la fatica. Paola si stupisce perché le sue aspettative erano diverse. Forse occorre non farsele, a volte. Sta di fatto che anche qui decide di non mollare, vuole essere lei a vincere. Arriva il terzo deserto. Dopo quello di Atacama e quello dell’Arizona, è pronta ad attraversare il Nullarbor. Il nome dice tutto. Dopo foreste immense di alberi arriva il nulla. 1440 chilometri di asfalto. Caldo torrido, si toccano i 42° C. Paola oltre che dosare le energie per questo interminabile deserto, deve riuscire a rimanere salda di testa. Il deserto logora e lei lo sa bene. Resiste, sfinita. Il deserto, l’ennesimo è alle spalle. I tanti chilometri percorsi cominciano ad accumularsi, nel fisico e nella mente.

Arrivata in Asia le sensazioni di Paola non sono ottime. Mancano ancora duemila chilometri all’impresa. L’unica cosa da fare è stringere i denti e partire. L’ambiente asiatico non è dei migliori: cibo e abitudini possono innervosire chi non le conosce e non fa parte della loro cultura. Paola si indispettisce per la situazione e la poca lucidità in questo momento fa la sua parte. Dalle fatiche asiatiche alla bellezza intrisa di pace e serenità della Thailandia. Una terra che a Paola ricorda emozioni belle e armoniose. Il paesaggio e la popolazione lasciano a bocca aperta. Una vera e propria ricarica che serviva per ricaricarsi per il finale, per il giro di boa. Dopo aver pedalato per tredici ore non sente la fatica e andrebbe avanti all’infinito. Questo è l’esempio di quanta forza gli abbia intriso questo percorso thailandese.

A cavallo tra Asia e Europa arriva la Turchia. Istanbul, una delle città più belle per Paola la riempiono di ammirazione per questo popolo che tra le mille diversità, un mix tra occidente e oriente, riesce a vivere insieme. Subito dopo Grecia, Albania, Montenegro, Croazia. I chilometri aumentano ma la forza e l’entusiasmo di Paola sono sempre più potenti: la media di chilometraggio è incredibile: tra i 260 e i 300 al giorno. Roba da campioni. Confine con la Slovenia. L’Italia è ad un “passo”: mancano 100 chilometri. Per ora quelli percorsi sono 27.000. E Paola? Pedala e sorride, sorride e pedala. L’Italia arriva. La bandiera a scacchi comincia ad intravedersi. I muscoli si sciolgono, la tensione diminuisce e tutto diventa sublime. Le giornate, le ultime prima del record, sono vissute alla grande, raccontate alla perfezione nel libro. Dovevano rimanere ben impresse nella mente di Paola e dei suoi amici del team. Così è stato e credo che la gioia che all’arrivo nella sua Ivrea, tra i tanti che la stavano attendendo festanti, sia stata indescrivibile. Un’emozione che in pochi minuti ricarica da tutte le energie spese nel viaggio e che fa dire che ne è valsa davvero la pena.

Paola-Gianotti-rientra-in-Italia

Paola Gianotti al rientro in Italia

In questa fantastica storia credo che quello che più risalta, al di là delle avventure in bicicletta, sia il dialogo continuo che Paola fa con se stessa. In ogni momento del viaggio si parla, si ascolta, sente le sensazioni e le percezioni che il suo corpo le trasmette. Una piena sintonia tra mente e corpo per essere pienamente concentrata e consapevole che il rapporto e il dialogo che si ha con sé stessi è di fondamentale importanza, nella vita e soprattutto in esperienze come queste. Domande, riflessioni, emozioni, sentimenti…ad alta voce Paola riporta quello che in qui momenti sentiva e provava. Chi legge tutto ciò credo possa rimanere solo sbalordito dalla forza di questo dialogo e dalla forza che questo trasmette a Paola ogni secondo, ogni minuto, ogni ora e ogni giorno del tour. Albert Einstein, in una delle tante citazioni diventate famose dice: “C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”. Forse è stato così anche per Paola. Questa forza motrice chiamata volontà, questa immensa voglia di scoprire “l’infinito”, questa voglia pazza di toccare “con mano” il mondo, l’ha resa invincibile, instancabile e sorridente.

Nel libro Paola scrive: “Viaggiare sulle strade del mondo per conoscere, crescere e vivere”. Forse il suo motto era proprio questo. Conoscere permette di assumere consapevolezza e di conseguenza ti permette di crescere e ti dà la possibilità di vivere, più di prima, meglio di prima, cosciente della bellezza e maestosità di questo dono gratuito di Dio.

29.430 chilometri in 144 giorni: la volontà può davvero fare miracoli.

 

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