Tengo fretta

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Ho fretta.

Ho sempre fretta, fretta continua, fretta matta, fretta impellente, il tempo già è pochissimo, io c’ho un sacco di roba da fare e ovviamente tengo una fretta boia.

Sì, la tengo!
La tengo stretta, la tengo tutta per me, è mia, la mia fretta è roba mia!!!
La mantengo, la trattengo, la detengo; mi appartiene, mi dà conforto, mi accompagna, mi dona uno scopo, mi fa fare frenetico ed insensato esercizio fisico, mi tiene su di giri, mi trasforma in una macchina perfetta.

Gestire la fretta è un’Arte.
Incastrare tra loro coordinate spazio-temporali con margini d’errore strettissimi, scoprire e raffinare i percorsi maggiormente efficienti, adottare le strategie meno time consuming, pianificare tutto con meticolosità, minimizzare e gestire gli errori dovuti alla distrazione, canalizzare l’inevitabile rabbia e la sacrosanta frustrazione, imparare a discernere l’utile dal superfluo, materializzare l’implacabile scorrere del tempo e farlo divenire quasi tangibile e quindi manipolabile.
Questo e molto altro è ciò che un buon praticante dell’Arte della fretta a suon di incazzature deve imparare nell’impegnativo cammino sulla esclusiva e stressante via del pepe al culo.

La fretta è “quella eccitantissima perversione di vita: la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe”.

Quanto tempo risparmio percorrendo difficoltosamente mezzo treno in modo da trovarmi in testa al convoglio all’arrivo in stazione?
Scrivendo una importantissima e-mail proprio mentre sto mangiando, che verrà sicuramente letta dal mio interlocutore dopo che avrà finito di mangiare; salendo a piedi le scale mobili che stanno già salendo a loro volta, sbuffando e spintonando chiunque non mi faccia prontamente strada; correndo in macchina a ottanta all’ora in città maledicendo ogni semaforo e dispensando clacson ed insulti a chiunque mi rallenti; scrivendo su Internet messaggi confusi, monchi e zeppi di orrori ortografici; limitando il tempo dedicato ai rapporti umani al minimo sindacale sufficiente a tener vive le relazioni che mi fanno comodo?
Cazzi miei! Non ho voglia e soprattutto tempo di spiegare, io tengo fretta, io!

“Ho fretta per rispetto a chi mi attende ad un appuntamento”
“Perché la puntualità è valutata positivamente”
“Perché risparmiando tempo poi ne avrò di più da dedicare ai miei cari”
Stronzate.
Lo faccio solo per me e per me soltanto.
Tengo fretta e la fretta tiene me, ci teniamo per mano, lei mi nutre ed io nutro lei.

Teniamo fretta noi, persone normali, serie ed impegnate, la riceviamo da qualcuno e la passiamo a qualcun altro, mettiamo fretta agli altri così come ci è stata messa a noi, la fretta è il virus buono che ci passiamo per telefono, tramite e-mail o per mezzo del nostro ammaestratissimo linguaggio del corpo.
Ah, quante ne inventiamo!
Fissiamo scadenze (che un’ora prima del termine di solito poi posticipiamo), compiliamo timeline, teniamo maniacalmente aggiornati i nostri SAL, effettuiamo concise conference call, andiamo avanti e indietro e avanti e indietro a passo sveltissimo, mentre in noi e tra noi aumenta la pressione, nel nostro pentolone in cui ci lasciamo gradualmente cuocere sino ad arrivare ben pronti e fumanti all’ennesimo giorno fatidico.

Io sono un vulcano travestito da quieto monte, il mio impeccabile aspetto fisico, meticolosamente compilato in ogni singolo superfluo dettaglio, nasconde dentro di sé un’ancestrale belva fremente, un futuristico iperefficiente computer quantistico, un’essenza superiore metronomicamente coordinata col sommesso permeante microscopico sobbalzare della trama temporale universale, spiritualmente sincronizzata col Tempo mondiale tramite la panteistica adorazione delle numerose moderne incarnazioni del Dio Orologio.

Ed ora eccoci a te…
Evidentemente, tu, caro bamboccio mio, che te ne vai lento lento a passi misurati, guardandoti intorno a bocca semiaperta come un turista imbecille, mettendoti di lato mentre passiamo in frettolosa carovana, noi, che teniamo fretta, guardandoci con quel sorrisetto da mentecatto, o, peggio ancora, te ne stai seduto (!) a a prendere il sole e a non far nulla, tu, evidentemente, come appunto dicevo, non hai niente da fare, sei uno di quelli che “non hanno voglia di lavorare” (detto tra noi, manco io ne ho, ma così di fretta nessuno se ne accorge); oppure sei un perdigiorno, o un parassita, o un ritardato, insomma se non tieni fretta qualche problema devi avercelo sicuramente.

Immaginiamo: se tutti facessimo come te, beato irresponsabile de miei stivali, sai che cosa succederebbe?
Succederebbe che si smetterebbe, pian piano, inesorabilmente, in una silenziosa reazione a catena, di avere fretta, di farsi fretta, di tenere fretta!
Succederebbe che le persone comincerebbero a godersi gli attimi contati della propria vita, eviterebbero di perdere tempo con attività inutili o dannose e conserverebbero il giusto prezioso tempo per fare ed esser ciò per cui avrebbe senso vivere su questa terra, lasciando la necessaria fretta ai rari momenti in cui davvero servirebbe! Si tornerebbe quasi spensierati come bambini!

Ma, dico, ti rendi conto!? Io sarei colpito a morte, ne sarei svuotato, minato alle fondamenta, andrei in depressione e passerei il resto della vita a scorrazzare freneticamente appresso a qualcosa di immaginario col fiatone e gli occhi di fuori, come un cagnolino matto insegue una palla di gomma.
Sarebbe una catastrofe, un’ecatombe, un’apocalisse!

Quindi, su, in piedi, muoviti, inutile perditempo!
Su, più in fretta, più in fretta, più in fretta!

 

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