S(com)metto quando voglio

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Mio cugino è diventato ricchissimo rispondendo ad una mail dalla Nigeria, grazie ad un tizio che chiedeva di trasferire un milione di dollari sul suo conto corrente. Forse voi non ci crederete, ma ci sarà una persona su un milione che ci casca… E ci sarà chi immette i dati sensibili della propria carta di credito cliccando su un link indicato in un e-mail scritto in un italiano sgrammaticato da un indirizzo che si può facilmente riconoscere come falso? Beh, sicuramente non voi. Ma può essere sorprendente sapere che le sgrammaticature e le incoerenze delle mail sono volute, perchè aiutano a “selezionare” i più sprovveduti, le prede ideali. Una persona mediamente preparata su Internet e sulla vita non cliccherà sul link truffaldino.

L’internet economy è anche questa. Raggiungere quell’uno su un milione non è difficile, e nemmeno costoso. Se si mandano 50 milioni di e-mail, si trovano statisticamente 50 “polli”. O forse non sempre si tratta di polli.

“Se non riesci ad individuare il pollo nella prima mezz’ora di gioco, allora il pollo sei tu”. E’ una citazione del film “Rounders – Il giocatore”, ma io il film non l’ho visto e non lo conosco nemmeno. L’ho trovata ‘googlando’ per scrivere questo articolo e ho cliccato su un link che diceva “I migliori film su scommesse e gioco d’azzardo”. Se anche voi trovate e visitate il sito, oltre ai consueti advert invasivi, troverete un articoletto senza troppe pretese. Se lo leggete, troverete una frase di questo tipo: “Basti pensare all’enorme numero di siti web usciti negli ultimi anni, come per esempio [link a sito web di scommesse] il nuovo casino online di [nome sito].”. Al posto delle parentesi quadre avrete il link e il nome di un casinò on line. L’accento di casinò nella frase citata non l’ho tolto io, ma l’equivoco ci sta bene.

Gli untori. Non è forse una novità per voi, girovaghi di internet, che nelle vostre letture compaiano link a siti di giochi d’azzardo on-line. Link a volte subdoli, molte più volte espliciti. Generalmente il gestore del sito ne ricava un profitto e anche l’Undici è stato sottoposto a molteplici richieste di questo tipo, come già dettagliatamente discusso l’anno scorso. Ultimamente, però, il rischio si è fatto più “sottile”, con nuovi zelanti collaboratori che sottopongono il loro pezzo con le consuete modalità e en passant ci infilano un link ad un sito di scommesse on-line, senza informarci, evidentemente ricompensati direttamente dai “mandanti”. Insomma, per entrare nei blog non si passa più dalla porta principale, ma ci si introduce dal retro (poi noi ce ne accorgiamo, tranquilli…).

Diamo i numeri. Ma non è questo il punto. Il punto è che l’economia dei giochi on-line sta esplodendo, e con essa i costi sanitari per curare quella che è già ampiamente riconosciuta come una delle nuove dipendenze di massa, la droga del ventunesimo secolo, il gioco d’azzardo e le scommesse on-line. Il meccanismo è perverso, perchè più si gioca, più il fisco incassa denaro. Ma vediamo di che numeri stiamo parlando. Premettiamo che non è facile mettere in fila le statistiche (solo dal 2013 l’Agenzia dei Monopoli di Stato pubblica dati ufficiali, vedi report), le cifre sono state pressochè stabili tra il 2012 e il 2014.

Incassi. Considerando solo gli esercenti (reali od on-line) con regolare concessione governativa, ogni anno l’incasso dichiarato ufficialmente è di 84 miliardi di euro, tra il 5% e il 6% del prodotto interno italiano. Giusto per fare un paragone, l’intera industria tessile “made in Italy” produce circa 80 miliardi di euro… E non è tutto, perchè l’erario si porta a casa dal gioco d’azzardo una bella fetta di questi ricavi, circa 8 miliardi di euro all’anno. E questa è una cifra favolosa, se pensiamo che la legge di stabilità dell’anno scorso era di 32 miliardi. un quarto delle risorse spese dal governo per il paese arriva dalle scommesse. Insomma, se nella Casa del Sole che Sorge il padre è uno scommetitore e la madre è una sarta che cuce i blue jeans, pare che il virtuoso sia il gambling man.

My father was a gambling man

My father was a gambling man

Spese. In realtà non è proprio così. Secondo stime conservative, il costo sociale per trattare le ludopatie è di circa 2 miliardi all’anno. Si tratta esclusivamente del costo diretto sostenuto dal sistema sanitario nazionale, ossia quello finanziato interamente dai contribuenti. Il costo diretto è però la classica punta dell’iceberg. Ad esempio, spulciando i dati, si scopre – stando a quanto dichiarato dai concessionari – che l’80% degli incassi torna ai giocatori in vincite. Come dire che i gambler perdono una quindicina di miliardi all’anno. E ovviamente non è una cifra da dividere equamente tra i giocatori, perchè i ludopatici giocano molto di più e perdono molto di più. Se poi, come fanno gli economisti, si aggiunge la “produttività persa”, allora superare i fatidici 8 miliardi di introiti fiscali è… un gioco da ragazzi.

New economy mafiosa. Ora, tutti i numerini di cui sopra si riferiscono a quanto autorizzato, certificato e bollato dallo Stato. Nella patria del “nero”, e con tassazioni così alte, non è difficile immaginare come il business del gambling sia particolarmente attraente, lo aveva capito Al Capone circa un secolo fa. Si narra che dal gioco d’azzardo la criminalità organizzata incassi circa 25 miliardi (diversi dei quali sottratti all’erario manomettendo le slot machine), ma vorrei davvero conoscere lo statistico in grado di stimare gli incassi che le varie mafie raccolgono “on-line”. Si dice che il business criminale via internet abbia superato quello delle droghe, anche se non riesco a trovare l’Annuario Statistico Criminale.

E il governo cosa fa? Questa finanziaria ruoterà molto intorno alle slot machine e alle concessioni… ma diciamola come va detta, la politica economica dei governi italiani ricorda molto la strategia di uno scommettitore ludopatico, che si indebita sperando nel colpo di fortuna. E così, fanno molto più gola i soldi rapidi raccolti con l’erario di quanto facciano paura i soldi spesi per curare le ludopatie. Sentiremo discutere molto del braccio di ferro sulle concessioni. In Italia, secondo i dati ufficiali, ci sono circa 94,000 apparecchi “mangiasoldi” tra slot machine e simili, a fronte di appena 13 concessioni ufficiali. E se sui giornali si dibatte su qualche migliaio di slot machine in più o in meno, si leggono i potesi di rilasciare 200 concessioni per il gioco d’azzardo on-line. Nel 2014 erano appena 107…

E adesso cliccate qui, così mi guadagno i miei 50 euro da giocare al videopoker.

 

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