L’amore al tempo della libertà di amare

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Poco tempo fa i telegiornali hanno riportato la notizia di Parvinder, una giovane mamma indiana arsa viva dal marito, forse sobillato dalla madre, che ha ritenuto inaccettabile il suo comportarsi e vestire all’occidentale. Tralasciando il fatto che siamo state compagne di scuola per qualche anno e che, dopo la fine delle scuole elementari, non ho più saputo nulla di lei: non posso dire di conoscerla, ma il fatto è avvenuto a Dello (Brescia), in pratica la mia seconda casa. Sarà perché il tutto è successo vicino a me, sarà perché da qualche mese mi chiedevo dove fossero finiti lei e quei piccoli diavoli scatenati (ironicamente parlando) dei suoi fratelli, la notizia mi ha colpita più di quanto immaginassi e mi ha portato a riflettere.

metropoliSiamo soliti pensare che il nostro modo di vivere sia quello corretto, che tutti gli altri siano barbari, e che l’Europa sia l’emblema della civilizzazione. Eppure questo non ferma e non protegge dalle sempre più frequenti violenze sulle donne, dagli omicidi passionali o dallo stalking. Sicuramente tutto ciò avveniva anche prima dell’avvento dei telegiornali, sempre alla ricerca della notizia più cruenta che smuova e indigni il telespettatore, perché certe azioni venivano rinchiuse tra le mura domestiche, dove a qualcuno tutto è concesso e ad altri nulla è permesso. Il “sacro vincolo del matrimonio” era una garanzia quasi totale, per l’uomo violento, sul silenzio della moglie abusata, che doveva accettare e sopportare per non disonorare la famiglia di provenienza, che avesse scelto oppure no il proprio marito. Fino a non molti anni fa il divorzio o la separazione erano considerati una sorta di indelebile macchia sulla rispettabilità delle famiglie unite e, spesso e volentieri, le azioni compiute da uno dei coniugi si riflettevano su tutto l’albero genealogico a loro collegato.

Sorge quindi una domanda: perché, ora che “dovremmo” essere liberi di scegliere con chi condividere la nostra vita, le cose non sono cambiate?

Ci consideriamo “civili e moderni” rispetto a popoli ancora “oppressi” da una morale antica che ci indigna e sconvolge, eppure stiamo ancora lottando per evitare che, uomo o donna che sia, prenda un’arma o dell’acido e distrugga la vita dell’ex compagna/o. Chi di noi può permettersi di decretare il popolo che ha seguito l’evoluzione migliore, se non è ancora in grado di comprendere perché l’amore è fatto anche di violenza?

violenza-sulle-donneTanto assuefatti alle trame strappa lacrime della TV e dei romanzi, che dimentichiamo che la vita reale va ben al di là di mazzi di rose, scatole di cioccolatini e cenette romantiche. Trovarsi nella vita quotidiana, quella di tutti i giorni, con i problemi, le paure e i dubbi di ogni persona comune, destabilizza le coppie che devono resistere e sopravvivere e, spesso, viene alla luce il vero volto di ognuno di noi. Uomini cresciuti nell’idea che un rifiuto, da parte di una donna, sia impossibile o, semplicemente, convinti che la propria idea di vita debba essere unica, sola e immutabile, cercano la sicurezza dei tempi passati. Chi non agisce “fisicamente” in modo violento o oppressivo, si sfoga e attacca con ferocia, attraverso internet, chiunque parli di indipendenza o libertà della donna. Allo stesso modo, donne che hanno ottenuto una maggiore libertà rispetto a chi ci ha preceduto, dimenticano quanto sia stato difficile arrivare fino a qui, e si schierano su fronti diametralmente opposti: c’è chi preferisce sostenere l’idea di un necessario ritorno al passato, chi approfitta di questa libertà dimenticando che essere libere di amare non significa disprezzare gli uomini ripagandoli con la stessa moneta che hanno offerto a noi per secoli. Infine c’è chi, forse per paura o per insicurezza, si allontana completamente e si considera “libera” rifiutando l’ipotesi di avere figli o di costruirsi una famiglia, perché in antitesi con l’ideale della “donna moderna”; di conseguenza denigra quelle persone che ancora lo desiderano. In questo modo si crea una violenza opposta sia in un senso che nell’altro, sia da parte delle donne che vorrebbero tornare al passato sia da parte di quelle che guardano solo al futuro, dimenticando un sentimento, a mio parere, fondamentale: la solidarietà.

In medio  stat virtus” – La virtù sta nel mezzo.

Forse è proprio così, forse nel mezzo sta la virtù dei popoli che, purtroppo, sembrano amare solo gli estremi, senza mai scendere a patti: o in cima all’Olimpo a dettare legge senza chiedersi quale ne sia il valore, o schiacciati sotto una montagna fatta di pregiudizi, leggi, religione e diffidenza, guardando verso l’alto e desiderando arrivarci per ribaltare la situazione.

Forse, se si avesse l’accortezza di incontrarsi a mezza via, si scoprirebbe che, tra gli alberi e il sottobosco dell’evoluzione, non si sta poi così male: il clima è mite, l’aria è buona e ci sono cibo e spazio per tutti.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Tamara V. Mussio

Twitter Sito web

Laureata in Storia della Lingua italiana all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Follemente innamorata di tutta la letteratura classica greca e latina, vivo di caffè, libri e musica. La parola d'ordine nella mia vita è "conoscere", per poter "cambiare". Sono una ragazza pratica, diretta, che non crede nel destino. Il mio motto è "Homo faber fortunae suae", "L'uomo è artefice del proprio destino", a sottolineare la forza di ogni persona che voglia raggiungere i propri obbiettivi. Leggo e ascolto di tutto, ma il mio romanticismo marmoreo mi impedisce di apprezzare i romanzi rosa. Dall'alto della mia bassezza (1,48 m) cerco di mettere a frutto tutti i pregi e i difetti che ho.

Perché non lasci qualcosa di scritto?