La gerla della Befana

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Siamo sul predellino d’ingresso del duemilasedici. Striscia di un anno nuovo che rintocca di mille rituali. Teatro di alti sentimenti non di rado archiviati negli altri mesi: la bontà, l’ascolto, gli affetti, la solidarietà. Sono giorni carichi di aspettative, di forti investimenti emotivi, di voglia di serenità e di richiami interiori.
Tra i tanti rituali, l’anno nuovo è anche la stagione dei doni: tempo intrigante ed eccitante dove si danno e si ricevono regali.
Travestito da Befana, consegno personalmente (tramite l’Undici) tre/doni ad altrettanti “attori” dell’odierna scolarizzazione di massa: il Ministro Stefania Giannini, gli studenti e gli insegnanti. La mia speranza è che apprezzino il pensiero e onorino i regali: giocandoli!

PRIMO GIOCATTOLO/REGALO. La vecchietta ingobbita lo dona al Ministro dell’istruzione (e alla Buona Scuola: BS).

Per giocare a che cosa? Di certo, non alla Scuola/azienda, fabbrica di giovani “utili” al mercato del lavoro, con la quale si è baloccata per un anno e mezzo nelle stanze di viale Trastevere. Ma una Scuola/cultura, popolata di giovani forniti di un pensiero plurale: priva di ticket di ingresso (perché gratuita) e di tagliole di discriminazione-selezione sociale (perché garante del diritto allo studio per l’intera utenza).Scelta Civica presenta proposta per Legge Elettorale

Il nostro biglietto di auguri porta scritto questo invito. Scelga senza paura, Ministro, una Scuola/cultura perché è un giocattolo di grande godimento politico e intellettuale. Di più. Provi a portarlo in consiglio dei Ministri e faccia diventare quel luogo, battezzato/2016, una divertente ludoteca.

SECONDO GIOCATTOLO/REGALO. La vecchietta ingobbita lo dona agli Studenti dell’obbligo e del postobbligo.

Per giocare a che cosa? Di certo, non al ruolo di spettatori passivi a cui li relega la BuonaScuola: sia nella gestione democratica dell’istituto scolastico (campeggia un Preside assopigliatutto!), sia nei Programmi didattici dove gli allievi sono considerati pappagalli da ammaestrare tramite l’imposizione di saperi nozionistici e mnemonici indispensabili per superare i “quiz” predisposti dal Sistema nazionale della valutazione.

befanaAl contrario, il regalo che la Befana consegna agli studenti è divertente e coinvolgente, perché li fa giocare alle loro identità esistenziali di soggetti/Persone: non-utili, non-mercificabili, non-oggettivabili. Possibile in una Scuola che li candidi a copiloti della loro avventura culturale che prevede di navigare anche nei mari della contesta-zione e dell’autogestione delle conoscenze: fino a sperimentare il megafono - pacifico – del dissenso culturale. Parliamo della rotta marina che conduce sulla spiag- gia dell’autoapprendimento nella quale si può costruire un castello di sabbia che porta il nome di “personalizzazione” delle competenze scolastiche. Vale a dire, un’istruzione sia al passo dei tempi-ritmi di apprendimento di ciascuno scolaro, sia in sintonia con i suoi registri linguistici (ristretti e/o elaborati) e con le sue strutture logico-cognitive (concrete e/o astratte, analitiche e/o sintetiche, induttive e/o de- duttive).

Il nostro biglietto di auguri porta scritto questo invito. Scegliete senza paura – studenti – i sentieri impervi della mente/plurale. Sono percorribili seguendo le forme del pensiero divergente, delle rotture cognitive, della trasgressione delle conoscenze imposte dai Programmi didattici nazionali.

TERZO GIOCATTOLO/REGALO. La vecchietta ingobbita lo dona agli Insegnanti del bel- paese.

Per giocare a che cosa? Di certo, non al ruolo di manovali dell’istruzione, ma piuttosto a quello di “architetti” di un Sistema formativo intitolato all’Autonomia. Pilotare (con gli studenti) la macchina dell’Autonomia significa guidare una vettura più efficiente e più efficace: di conseguenza, più equa nei confronti della sua variegata popolazione infantile e giovanile.

Intendiamo affermare che l’Autonomia può valorizzare l’allieva e l’allievo come soggetti/Persone nel nome della dignità delle sfere della vita personale: relazionale, affettiva, cognitiva, estetica ed etico-sociale. Come dire, la Scuola dell’Autonomia è libera di disegnare il proprio modello didattico tramite la flessibilità e la modularità dei suoi percorsi curricolari che possono prevedere – anche – graduali occasioni di autoapprendimento.

Il nostro biglietto di auguri porta scritto questo invito. Scegliete senza paura – insegnanti – la strada dell’Autonomia: lastricandola del rispetto delle “diversità” culturali. Possibile, a patto di promuovere una precoce e diffusa conoscenza e co-scienza multiculturale. Il che significa costruire progetti educativi finalizzati a preve- nire il sorgere di mentalità intolleranti nei confronti delle culture/altre. Ma come? Impegnando la Scuola a fungere da luogo di decondizionamento etnocentrico. Dove si smacchia e si azzera la formazione di stereotipi (pregiudizi, assiomi, dogmatismi) veicolati dal massmedia e dalla famiglia. Per espugnare l’obiettivo del decondiziona- mento etnocentrico, la Scuola ha il compito di archiviare il suo modello formativo “chiuso” e “isolante” nei confronti del mondo esterno.

Occorre dunque mettere in soffitta l’idea di aula/classe quale spazio totalizzante di alfabetizzazione e di socializzazione: ovvero, la lezione-lavagna-quaderno quale tridente didattico egemone e l’ambiente extramoenia quale irriducibile antagonista culturale.

Un’ultima riga augurale alle lettrici e ai lettori dell’11: Buon/2016!

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?