Complottisti e guerrafondai

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Ricordo che quando da ragazzino lessi e studiai per la prima volta sui libri di storia la Seconda Guerra Mondiale, la prima sensazione che provai fu quella di un profondo disagio frammista a uno strano stupore. Nella mia mente di giovane ragazzo dalle belle speranze e dai sogni lieti, non riuscivo a concepire le barbarie del nazismo, la persecuzione degli ebrei e tutti gli altri orrori. Così sfogavo il mio disagio in temi lacrimevoli ai quali le professoresse rispondevano con grande entusiasmo predicendomi un futuro da scrittore. Per quanto ognuno di noi avesse qualità diverse e ognuno sfogasse le sue sensazioni in maniera altrettanto diversa credo comunque di non sbagliarmi ritenendo che tutti abbiano provato questa stessa sensazione di disagio.

Crescendo, il disagio è diventato abitudine, pian piano lessi di altre guerre, altre barbarie, la mia tempra divenne più forte e io meno impressionabile. Ciò che invece ha sempre continuato ad accompagnarmi è la sensazione di stupore e a questo punto credo che non mi abbandonerà mai. Da bambino mi sembrava infatti assurda l’idea che delle persone decidessero di uccidersi fra loro, provavo a immaginare miei conoscenti che si odiavano e si combattevano l’un l’altro, ma non ci riuscivo proprio. Crescendo cominciai invece a legare alle guerre ragioni economiche, cominciai a odiare “i potenti”, tutto mi sembrava così tristemente chiaro e semplice e la rabbia adolescenziale prese il posto della gentilezza fanciullesca. Man mano che crebbi, i libri letti aumentarono e così, di pari passo, la mia cultura tanto da distinguere le ragioni e le complessità di ogni singola guerra. Eppure non riesco ancora a liberarmi da questa sensazione di stupore.

Per quanto come ho appena detto imparai ben presto a concepire le assurde ragioni di una guerra il mio stupore è sempre stato legato alla difficoltà di comprendere la reazione della popolazione, della gente comune. Non mi riferisco a quei popoli che subirono un’invasione o peggio eve of destructionancora una persecuzione. No, mi riferisco ai popoli dall’altra parte della barricata, quelli degli invasori. Erano scioccati? Terrorizzati? Avrebbero voluto ribellarsi e costringere i loro governi a ritirare le truppe? Possibile che tale ritrosia verso la guerra non si trasformasse in ribellione?

Avevo sempre pensato che la risposta a queste domande fosse a prescindere dai casi affermativa. Ma col tempo cominciai a capire che almeno in parte mi sbagliavo. E oggi ne sono tristemente ancora più convinto. Ho finalmente compreso che di fronte a una guerra non tutta la gente si spaventa e inorridisce come avevo sempre creduto. Se è pur vero che nella storia ci sono innumerevoli esempi di proteste e ribellioni, esiste una considerevole parte della popolazione che inneggia alla guerra. E la cosa che più m’imbarazza è che scagliandomi contro questi mi ritrovo automaticamente inserito fra i pacifisti o meglio ancora fra quelli in cui si sono trasformati oggi: i complottisti. E sì, perché tra “complottisti” e “guerrafondai” emerge la dimensione dell’uomo in quanto tifoso. In queste occasioni possiamo liberamente decidere di schierarci da una parte o dall’altra, se sei altro non vale la pena ascoltarti.

I benpensanti storceranno il naso, ma qualcuno ha il coraggio di dire che non è così? Qualcuno ha il coraggio di accusarmi di non credere nell’umana bontà per partito preso? Mi basterebbero un paio di dati oggettivi per rigettare tali accuse e non devo nemmeno scavare tanto nel passato, mi basta guardare al presente.

Penso agli attacchi terroristici a Parigi. Siamo stati per giorni e giorni incollati davanti alla TV a guardare inorriditi le immagini delle stragi, a contare le vittime, ad ascoltare le drammatiche storie di chi quei momenti li ha vissuti in prima persona. Per qualche giorno il mondo occidentale si è stretto in un abbraccio pieno di solidarietà. La mia fiducia nel buon senso dell’umanità era molto alta, mi sono sentito parte di una cultura, di un mondo che non vuole vivere nella paura di una guerra. Ma dopo pochi giorni tutto ha preso una piega diversa e il tifoso ha preso il sopravvento.

Da una parte i complottisti, pronti a spiegare e a scovare trame oscure dei governi delle super-potenze mondiali. A quanto pare hanno fatto presto a dimenticare il sangue delle vittime per gettarsi sulle loro arringhe accusatorie. E giorno per giorno mi ritrovo a leggere post e commenti semplicistici sulla questione mediorientale, come se bastasse il ragionamento di un qualsiasi cittadino con un decente livello culturale per spiegare un conflitto di tale complessità e portata che affonda le sue radici in epoche e ragioni storiche lontane. guerrafondai contro pacifistiMa non è tanto questo che mi stupisce di questa gente, quanto la loro capacità di riuscire a non considerare gli animi e i corpi delle migliaia di persone che combattono in prima linea questa guerra, come se fosse così semplice pilotare e guidare le persone alla stregua di droni da combattimento, come se non fossero dotati di un cervello, di un’anima, di una cultura e delle loro credenze.

Dall’altra ci sono i guerrafondai, i miei preferiti quando ho bisogno di accusare qualcuno. Sono gli stessi che hanno pianto davanti alla TV e che adesso credono che basti la rabbia a giustificare il loro inneggiare alla guerra. Sono quelli senza memoria storica, quelli convinti che in una guerra ci siano davvero vincitori e vinti. Esistono ancora, stentavo a crederci! Erano solo assopiti da un periodo di relativa tranquillità ma ora eccoli alla riscossa, pronti a gettare tutto il razzismo, la cattiva informazione, le notizie e  le storie raccontate dalle televisioni e dai giornali spazzatura, nel calderone di una guerra giusta. “Bisogna dire basta!” urlano, convinti che grazie a una guerra scomparirà tutto il mondo islamico, in barba alle loro diversità: sunniti, sciiti, cristiani, curdi, siriani, via tutti, bruciati tutti i terroristi. Putin è l’uomo del momento, la forza e la virilità fanno ancora effetto a quanto pare, il comunista si avvicina al nostro eroe fascista che in fondo tanto male non era. In Italia i vari Salvini continuano ad attirare consensi e ad avvicinare  i benpensanti e i completamente idioti. E il termine “guerra” non fa più così paura perché accanto ad esso si può aggiungere l’aggettivo “giusto”. E se ne avessimo qualche dubbio c’è il fior fiore del giornalismo internazionale a riportarci sulla retta via.

E la vita umana? È così fuori moda?

Ma così come sono contro ogni guerra, in realtà non voglio accusare nessuno e mi sforzo di calmare l’irrefrenabile voglia di litigare e di zittire Jan Sanraedam 1604-Il mito della caverna di Platonecoloro che la pensano diversamente da me. Il mio è solo uno sfogo, perché ho la terribile sensazione di essere senza squadra in questa lotta sociale.

In fondo, ciò che vorrei veramente è solo vincere lo stupore che mi ha sempre guidato in questi casi e che oggi si sta acuendo, perché ho difficoltà ad ascoltare persone parlare in maniera così semplicistica di questo dramma storico. So di non essere in grado di trovare una soluzione a problematiche di tali portata ma, così come non lo sono io, non lo è nessun altro tra la gente comune. Noi abbiamo solo un dovere: quello di rispettare la vita e inorridire di fronte al termine guerra. Punto.

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