Caterina Davinio e i suoi scomodi “Fatti deprecabili”

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Il timore che una parte del passato sia mostrata nella sua verità artatamente nascosta, volutamente insabbiata, scuote coloro i quali hanno fondato la loro vita sulla menzogna; sguazzato nella finzione che i loro occhi opachi, riflessi in specchi deformanti, vedevano e mostravano in guisa di vita piena.
parlamento-poltrona[1]Ma chi sono costoro? Di essi, in ogni tempo, si conosce il pensiero, bigotto, preconcetto e capace di insinuarsi nella trasparenza dei rapporti umani, inficiandoli, sporcandoli fin quasi a destabilizzare le persone semplici che, nella più diffusa casistica, soccombono loro malgrado alla schiacciante, tracotante alterigia frammista a comportamenti dettati dal più ignobile dei sentimenti umani: una sorta di amor proprio svisato da un freddo tornaconto personale, in vista del quale questa trasversale genia di figuri è capace di commettere anche il più grave dei delitti. Questi soggetti, spesso seduti sulle poltrone del potere o ad esso in qualche modo avvinghiati tramite legacci infarciti di pseudoamicizia o asservimento, sono soliti emettere giudizi moralistici sulle condotte delle persone libere – libere nel pensiero – al punto di plagiare grossa parte del popolo (e distorcere la realtà) affinché essa sia portata “naturalmente” a considerare alcuni fatti deprecabili e moralmente reprensibili i loro autori.

Tendere a sviluppare un pensiero critico è una delle attività più entusiasmanti che un essere umano possa intraprendere al fine di discernere, autonomamente e non per induzione altrui, tutti gli eventi che la vita disvela e magari scoprire l’essenza di quei fatti ritenuti deprecabili.

Non si sceglie ma accade spontaneamente di osservare le dinamiche profonde, intime e intricate dei rapporti umani, tra cui quello con se stessi, a volte il più complesso di tutti ma che volente o nolente detta un cammino il quale, a seconda della condivisione, può assurgere o meno a modello universalmente riconosciuto, tale da stravolgere i tracciati precostituiti e proporne di nuovi, o meglio, non proporne affatto e vivere davvero liberi.
La libertà di questa risma è rara ma sempre necessaria, auspicabilmente comune e sempre odiata dai “benpensanti”, dal potere, tutta una genia che in ogni epoca – mutandosi solo nelle vesti – tende a mantenere gran parte del popolo nella condizione di sudditanza attraverso l’allontanamento dai pensieri cosiddetti rivoluzionari.copertina Fatti deprecabili

In Italia e in gran parte del mondo, in tempi più o meno risalenti, si sono susseguiti eventi di forte intensità, durante i quali molti giovani hanno condiviso grandi idee, forse per qualcuno deprecabili, per altri invece indimenticabili e bellissime, la cui eco giunge fino ad oggi, sospesa ma afferrabile, attraverso le opere di Caterina Davinio, “poetessa nata” e in quanto tale capace di un’autentica lettura della realtà. La sua poesia abbraccia, non solo i periodi scanditi (dal 1971 al 1996 e oltre) nel corposo testo appena pubblicato, ma soprattutto giovani e sensibili donne e uomini, a volte troppo fragili per reagire agli eventi ma non così tanto da non marcare il tempo, esattamente come i loro “genitori”, quelle generazioni liricamente narrate in questo “diario in versi” in cui ogni pagina – come la stessa autrice scrive – è ormai una preziosa testimone, non solo di momenti individuali di una turbata adolescenza e di una turbolenta gioventù, ma delle culture giovanili che hanno attraversato tre decenni con i loro miti, esperienze, cadute e resurrezioni.”

Fatti deprecabili si compone di cinque parti, che caratterizzano ulteriormente i tre decenni suddetti: 1. Il libro dei sogni (1971 – 1976); 2. Il libro del disordine (1977 – 1986); 3. Libro mistico (1987 – 1989); 4. Libro del caos e del risveglio (1990 – 1993); 5. Fuori testo (1994 – 1996).

Ecco una delle “prime” poesie di Caterina Davinio, composta nel 1975:

Sotto la cappa della città

Uccelli
Si affacciano
alle finestre
non dicono
niente
di nuovo.
Solo
restiamo
a torturare i giorni
di luride prigionie,
e la vita stessa non è
che uno scarabocchiare
sui muri
di luride prigioni,
con poesie e sogni
e preghiere
ogni tanto.
Sotto le accuse
di quelli
che credono di sapere
e sono più schiavi degli altri
e curvi sotto il peso
dei vecchi e dei loro testamenti.
Umiliati,
guardando stelle fortunate
che non ci conoscono.

Scheda del libro, giudizi critici e bio-bibliografia

Autore: Caterina Davinio
Titolo: Fatti deprecabili. Poesie e performance dal 1971 al 1996
pp. 380 – € 20.90
Editore: ArteMuse Editrice (Divisione Editoriale del Gruppo David and Matthaus)
Anno: 2015

Prefazione di Dante MaffiaPostfazione di Ivano Mugnaini

Quarta di copertina: Cos’è qui orgogliosamente deprecabile, infine? Le dissipazioni narrate, lo scandalo, le derive, la droga, gli amori saffici e traversi, la follia, lo scrivere in sé, vizio supremo? Questo libro è un percorso nelle culture giovanili che hanno attraversato tre decenni con i loro miti, esperienze, cadute e resurrezioni: gli anni Settanta psichedelici e visionari, il Movimento del ’77, il punk e il post-punk, gli anni Ottanta, l’eroina, il male di vivere nelle metropoli, scorci e personaggi da quel mondo, fino ai cambiamenti e alle sperimentazioni degli anni Novanta.

Giudizi critici:

“È capace di oscillare tra accenni classici attinti nei testi sacri e nelle opere dei grandi come Hölderlin, il citato Baudelaire, Borges, Artaud e Celan e poi scendere a patti con la Beat Generation, con Ferlinghetti, Corso, con i testi delle canzoni, con pagine della filosofia degli esistenzialisti. Con adesioni immediate, con ripulse, con accensioni vaste e immensi fuochi, con risonanze da musica jazz e pop.” (Dante Maffia)

“Di sicuro interesse, oltre al valore letterario dei testi, c’è quello che potremmo definire un excursus sociologico, il valore quasi documentario che assumono le istantanee scattate dalla Davinio tramite i suoi versi delle trasformazioni del nostro paese e del modo in cui gli uomini e le donne si relazionano con il mondo, con i sogni e i bisogni, le regole e le trasgressioni, la realtà e qualcosa che va oltre.” (Ivano Mugnaini)

Caterina Davinio. (Foggia 1957) Dopo la laurea in Lettere all’Università La Sapienza di Roma, si è occupata di scrittura e nuovi media come autrice e teorica, con centinaia di mostre e convegni internazionali in molti Paesi del mondo, tra cui sette edizioni della Biennale di Venezia ed eventi collaterali, dove ha collaborato anche come curatrice, la Biennale di Sydney, la Liverpool Biennal, la Biennale di Lione, la Athens Biennal, la New Media Art Biennal di Merida, e molte altre.

Tra i pionieri della poesia digitale, è la fondatrice della net-poetry italiana. Inclusa in pubblicazioni italiane e straniere d’arte, letteratura e avanguardie, ha ricevuto premi in Italia e all’estero per l’attività letteraria e artistica. Sue opere poetiche e saggistiche sono tradotte in inglese.

Ha pubblicato tre romanzi: Sensibilia (2015), Il sofà sui binari (2013), Còlor còlor (1998); per la saggistica: Tecno-Poesia e realtà virtuali  (2002) e la raccolta di scritti sulla net-poetry Virtual Mercury House (2012); in poesia i volumi pluripremiati: Fenomenologie seriali (2010), Aspettando la fine del mondo (2012), Il libro dell’oppio  (2012), finalista nel XXV Premio Camaiore e fra i selezionati dal Premio Gradiva, New York, Fatti deprecabili ha vinto il Premio Tredici 2014.

Tra i critici che si sono interessati alla sua opera letteraria e artistica: Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi, Dante Maffia, Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, e altri.

Caterina Davinio: https://en.wikipedia.org/wiki/Caterina_Davinio

Ufficio stampa Art Electronics: clprezi@tin.it

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