101 Perché sulla storia dell’Abruzzo che non puoi non sapere

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L’Abruzzo incantevole e speciale: intervista alla scrittrice Luisa Gasbarri.

Luisa Gasbarri è saggista, sceneggiatrice, studiosa del pensiero gender e docente di creative writing. Ha inaugurato nel 2005 il genere noir shocking con il romanzo L’istinto innaturale. Autrice di racconti apparsi in volume per diverse case editrici, ha curato lei stessa antologie di narrativa dedicate a scrittori contemporanei.

Luisa Gasbarri

Luisa Gasbarri

Dialoga costantemente con i lettori dalle pagine del mensile «La Dolce Vita», che ospita da anni la sua rubrica, Scritto sul Kuore.
Per la Newton Compton ha pubblicato con successo nel 2010 il manuale 101 cose da fare in Abruzzo almeno una volta nella vita, cui ha fatto seguito nel 2014 il volume 101 perché sulla Storia dell’Abruzzo che non puoi non sapere, attualmente in libreria. L’abbiamo incontrata qualche giorno fa, proprio a ridosso delle vacanze natalizie, e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua regione, l’Abruzzo, attraverso segreti e particolarità che Luisa conosce benissimo. E chissà che magari, qualche nostro lettore, non decida di fare i bagagli e di trascorrere le vacanze nella regione verde d’Italia!

L’11: Che cos’ha di speciale l’Abruzzo?

LG: L’Abruzzo ha di speciale che non lo si conosce mai fino in fondo, sfugge a denominazioni facili, a classificazioni riduttive. Se chiedete a un italiano medio com’è la Valle d’Aosta o la Puglia, avrà un’idea immediata del loro paesaggio. Prevedibilità non così scontata per la nostra regione. L’Abruzzo è mare e montagna insieme, e litorali assai diversi tra loro, montagne l’una dall’altra ben differenti. La varietas è la cifra speciale che ci caratterizza. Polimorfico e sempre pronto a stupire, l’Abruzzo non stanca nessuno, perché il territorio, con le sue molteplici vocazioni, si sottrae ai luoghi comuni e alla prevedibilità in modi insospettabili.

L’11: Perché il tuo libro ha avuto tanto successo?

LG: Il successo è sempre frutto di svariati fattori. In questo caso forse lo sguardo di una scrittrice ha restituito qualcosa di più intimo della percezione di un giornalista o della ricostruzione di uno storico. Raccontare i luoghi e la Storia attraverso le emozioni, attraverso il sentire dei protagonisti di un tempo o le atmosfere, è una sfida che aiuta a farli rivivere. I 101 sono libri che non esauriscono gli argomenti, ma invitano a scoprirli e approfondirli successivamente, stimolando la curiosità e l’interazione. Non per niente la Newton Compton li definisce “manuali alternativi”.

Ecco alcuni dei 101 perché più curiosi

  • Perché la Madama s’innamorò dei suoi feudi?
  • Perché Mazzini si ritrovò ospite in un convento?
  • Perché l’interessamento di Carlo Magno è passato alla Storia?
  • Perché il lago di Scanno è magico tuttora?
  • Perché Chieti ha una triplice anima?
  • Perché il culto di Ercole ebbe un grande successo?
  • Perché la Scuola di Posillipo parlò abruzzese?
  • Perché gli alieni si scontrarono sui cieli aprutini?
  • Perché Pescara è legata alla nona arte?
  • Perché il più leggendario tesoro non è stato ancora scoperto?
  • Perché non di sola politica vive l’uomo?
  • Perché l’Abruzzo ebbe il suo Garibaldi?
  • Perché nel Nuovo Millennio la conca resta un evergreen?

L’11: Abruzzo forte e gentile: è ancora così?

LG: “Forte” mi sembra definizione ancora attuale. La resilienza ci ha sempre caratterizzati. Pensiamo a quante città vennero ricostruite dopo i terremoti, a quanta resistenza si oppose alla dominazione romana, a quanti eserciti stranieri si dovette far fronte nel corso dei secoli… Saccheggi barbari e bombardamenti hanno in comune l’aver preso di mira un territorio posto in posizione strategica, al centro della nostra penisola, relativamente vicino alla capitale, ponte di comunicazione tra il nord e il sud Italia. La gentilezza non è scomparsa, gli abitanti dell’Abruzzo hanno conservato un che di autentico, ma viviamo in un’epoca che non apprezza molto la gentilezza in generale, alcuni valori di civiltà si stanno perdendo, a prescindere dalle coordinate geografiche. E temo parecchio i danni di questa globalizzazione al ribasso.

L’11: Sempre più turisti stranieri vengono nella nostra regione: cosa li affascina?

LG: Penso li affascini questa miscela esplosiva di potenzialità: chi arriva qui scopre bellezze naturali e artistiche, un’archeologia dalla sfaccettature ancora misteriose, un’enogastronomia speciale, tradizioni e folklore unici, itinerari esoterici e percorsi storici, non manca davvero nulla. Forse solo la nostra consapevolezza nei riguardi delle risorse che ci circondano.

GasbarriL’11: Una regione italiana che secondo te somiglia un po’ all’Abruzzo

LG: La risposta facile sarebbe il Molise, che in certi frangenti molto ci fu congiunto. Ma aspetti della nostra regione si riverberano sul limitrofo Lazio, sulle Marche, sull’Umbria… La somiglianza paradossalmente più convincente è forse con la Toscana che vanta paesaggi diversificati, stratificati, grazie alle tracce d’una Storia rocambolesca e avventurosa. Eppure come non pensare a certa Basilicata, a certa Calabria, quando ci si trova nel cuore del bosco Martese! Essendo composito per vocazione, l’Abruzzo ha un’anima cangiante.

L’11: Sfata qualche stereotipo sugli abruzzesi…

LG: Gli abruzzesi non mangiano solo chitarrina e arrosticini: grave pecca il ritenerli a tal punto monotoni quando hanno una cucina straordinaria, quando inventarono la prima scuola per cuochi. Gli abruzzesi non sono testardi come si ritiene a volte, considerata la loro origine di montanari, semmai tenaci, il che è diverso. Né furono solo pescatori, lupari e zampognari: nella nostra regione vennero alla luce artisti grandi, affermatisi negli ambiti più diversi, da un De Litio a un Graziani, ma anche sportivi illustri, si pensi all’epopea d’un Marciano, o innovatori determinanti, si ricordi un Berardo Quartapelle. E i letterati non furono tutti lussureggianti come d’Annunzio, basti leggere Silone. Se poi vogliamo allargarci alla zoologia, la transumanza ebbe il suo peso, ma oggi non troverete tutte le pecore che vi aspettate. Neppure tutti questi lupi, visto il periodo difficile per certi predatori. In compenso gli orsi, se si ha la prudenza di seguire alcune indicazioni, non sono così agguerriti contro gli uomini come si potrebbe pensare.

L’11: Gli abruzzesi noti sono andati via dall’Abruzzo: perché?

LG: Prima la distinzione tra centro e periferia aveva un senso. Non andavano via i personaggi noti, andavano via coloro che noti volevano diventarlo. Nell’era globale in cui siamo immersi, tutto è centro, e il luogo fisico dove ci si trova ha una rilevanza di gran lunga inferiore. L’appartenenza si percepisce di più nei motivi della propria ispirazione, nel rapporto antropologico con le proprie radici, e infatti molti abruzzesi hanno trovato oggi la notorietà senza dover rinunciare al rapporto con i loro retroterra culturali di origine.

L’11: L’emigrazione abruzzese è stata una delle più massicce: parlacene un po’…

LG: Ho affrontato con dovizia di dettagli, anche statistici, questo argomento nel mio libro più recente, “101 perché sulla Storia dell’Abruzzo che non puoi non sapere”, attualmente nelle librerie. Le motivazioni che spingevano i nostri conterranei a cercare fortuna altrove erano comuni a quelle di molti italiani del Meridione: una politica locale miope, la crisi del mondo rurale tradizionale, un appesantimento fiscale intollerabile per le famiglie meno abbienti, il sogno d’un riscatto sociale.

Le mete scelte non erano solo l’America, ma gli stessi Paesi europei, Francia, Germania, Belgio, e qui le condizioni erano spesso proibitive, i lavori durissimi e poco retribuiti, si pensi alla terribile fatica delle miniere. Tanti nomi italiani celebri nel mondo hanno origini abruzzesi. Pensiamo alla famiglia di provenienza di un’icona pop quale Madonna: Pacentro ha lasciato una forte impronta nella tenacia che questa donna ha reso costante nella sua sfolgorante carriera d’artista.
Significativo sarebbe un confronto tra l’emigrazione di un tempo e quella di oggi. I fenomeni apparentemente paiono simili, ma la fuga di cervelli o dei giovani non va intesa con riduttiva analogia.

L’11: Come faresti a convincere una persona che non è mai venuta in Abruzzo a venirci?

LG: A chi cerca la Bellezza, la Bellezza viene incontro. Non c’è bisogno di convincere, quando un incontro è fatale. E l’Abruzzo fu un tempo la terra delle Dee, delle Muse. Infine delle Fate.

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