Si “ha” fatta carne

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In quella frase, il soggetto sottinteso: la Parola, divenne profetico intanto che il prete – durante la celebrazione della santa messa – continuava imperterrito a storpiare la lingua italiana, costellandola di errori ricorrenti, tra i quali ridondava il più grave di tutti: “Si ha fatta carne”.
Di certo l’uso scorretto dell’italiano, ad opera di don Giovanni, era avvenuto altre volte, ma mai alcuno degli uditori – tra colleghi, superiori, fedeli – era stato in grado di correggerlo: o perché inibiti in qualche modo o perché inascoltati.
Queste due ipotesi, seppure accomunate dallo stesso epilogo, diventano sintomatiche di due distinti approcci risolutivi, due sfaccettature di un problema sociale figlio di retaggi culturali ancora da debellare; sui quali si staglia la storia che prese a disvelarsi.

eucaristia_papa_parrochia_san_nicola_da_bari_mentana_roma_diocesi_sabina_poggio_mirteto[1]Invero, quell’italiano incerto rappresentò l’uscio attraverso il quale si poté entrare nel mondo di quel prete, la cui complessità trasparve sin dalle prime notizie riportate da uno dei frati che ne avevano curato il recupero, da una vita turbolenta, e la successiva formazione instradandolo al sacerdozio (1).
Una vocazione, tendenzialmente salvifica, volta a un ministero fondato su molteplici gesti caritatevoli ma soprattutto sul Verbo – uno dei principali cardini della Chiesa –, racchiuso nella frase “La Parola si è fatta carne (2), il cui significato sostanziale non può prescindere da quello formale: il mezzo linguistico tramite il quale generalmente un sacerdote si rivolge ai fedeli, in primis ai bambini, la cui educazione complessiva non può essere sottovalutata da alcuna “cattedra”.

Ma soddisfare una legittima richiesta non è assolutamente semplice, considerando i suddetti retaggi culturali, sulla scorta dei quali si ha quel cosiddetto “timore reverenziale” nei confronti di un uomo che indossa un abito talare.

Nel caso di cui si tratta, poco tempo dopo quel presbitero sarà destinato a reggere la parrocchia di un paesino tra i più culturalmente degradati della provincia napoletana: Cicciano, dove le pochissime voci di protesta vengono sistematicamente inascoltate da organi istituzionali e sociali, il cui atteggiamento di chiusura contribuisce alla proliferazione dell’incultura soprattutto riguardo all’aspetto più deteriore delle pratiche pseudoreligiose: credenza popolare alimentata da personaggi che si proclamano “Chiamati”… ad organizzare viaggi di preghiera e guarigione verso Medjugorje.

Note

1. Ministero del sacerdote
Nella religione cattolica, sacramento dell’ordine sacro che conferisce la potestà […] di predicare e propagare la parola di Dio […]. [laRepubblica.it – Dizionari]
2. - Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.  […] E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità. [San Giovanni, apostolo ed evangelista: 1, 1; 1, 14. Nuova Diodati]
- Nel principio era il Verbo, il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio. […] E il Verbo si è fatto carne, e abitò tra di noi; e abbiamo veduto la sua gloria, gloria dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità. [San Giovanni, apostolo ed evangelista: 1, 1; 1, 14]. [Mons. Antonio Martini, La Sacra Bibbia. Antico e Nuovo Testamento – Vol. II, Armando Curcio Editore Roma, 1963, pag. 1.243]

 

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