Non chiedete ai poeti cosa sia la poesia. Intervista ad Antonio Bux

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Antonio Bux è un poeta che non potevamo non incontrare, così abbiamo deciso di fare una chiacchierata con lui, a patto di non chiedergli “cos’è per te la poesia?” . E’ nato a Foggia nel 1982 ed ha pubblicato otto libri (Disgrafie-poesie 2000/2007, Trilogia dello zero, Turri­topsis, 23 – fragmentos de alguien, Si­stemi di disordine quotidiano, Un luogo neutrale, Sativi, El hombre comido) due dei quali, scritti di­rettamente in spagnolo, sono usciti in Argentina. Ha curato le traduzioni di Finestre su nessuna parte (Gattomerlino Superstripes, Roma, 2015) di Javier Vicedo Alós, oltre che di te­sti scelti di numerosi autori in lingua spagnola, tra i quali Leopoldo María Panero. Suoi lavori sono apparsi su im­portanti quotidiani, ri­viste, lit-blog e antologie sia nazionali che internazio­nali. È risul­tato finalista e vincitore di alcuni premi, tra i quali il premio Mon­tano, il premio Alinari e il premio Iris di Firenze. Cura, per le Marco Saya Edi­zioni, una collana di poesia. Il suo blog è Disgrafie (antoniobux.wordpress.com)

1.La tua prima poesia

Sinceramente? Non la ricordo. È come quando si nasce, è del tutto involontario e inconscio. Poi dopo, nata la poesia, si inizia a morire. Dunque è miracoloso, e non si è più in sé. Comunque posso dirti che la scrissi, con tutta probabilità, tra la prima e la seconda media. Se vuoi, posso riportarti qui l’ultima scritta, invece, ieri:

Tutte le morti meno una sorridono

se dentro di ognuno la vera morte

arriva al sorriso più puro dell’anima

terrena che si lascia; ed è vero ciò

che lascia ed è falso, per questo sorride

con la smania lontana di chi se ne va

sorridente alla morte in un principio

sarebbe troppo grande, così ferirsi e poi

con l’orgoglio chiuso all’altro effettuare

un sorriso speciale ad ogni morto che passa

e salutare la sua fine, venuta a noi onestamente

come un cielo piovuto dormendo come un volo

nella rondine dell’occhio la sua

oscura alleanza

c’era anche la seguente motivazione allegata, in risposta a un amico poeta che mi faceva i complimenti per il componimento:

[...]è che oggi (2 novembre, ndr) tutto questo vuoto e finto omaggiare pasoliniano, mi ha fatto pensare; alcuni mesi fa rilessi molte delle sue poesie, alcune fulminanti, altre molto umane. Pasolini nella sua disumanità visiva era un umanissimo poeta, desideroso solo di una morte. Credo che questi pochi versi siano il mio lento omaggio alla sua poesia, non a lui per la sua morte indorata, ma alla sua morte in vita per l’oro della solitudine. Questo dibattito annuale mi irrita, non per altro, ciò che è oscuro resta oscuro e noi abbiamo bisogno invece di messaggi forti, non di sterili piagnistei di bimbi inconsolabili, letterati di pura forma senza sostanza[...] è un omaggio inconscio, indiretto, certo, non voluto; ma le energie vanno da sole, tra la psiche che attira e il cosmo che alimenta se stesso in noi…

2.Poesia per tutti o per pochi?

Credo che la poesia si scriva per nessuno ma poi la possano leggere tutti. O che la poesia, quando è scritta per il vero se stesso (mi auto cito, per il “non se stesso migliore di sé”) allora quel vero se stesso riguarda il se stesso profondo di ognuno, poiché nella profondità di ogni individuo si cela anche l’altro, l’universo rovescio. A parte questo, si spera sempre che quei pochi che poi realmente ne leggono, di poesia, abbiano tanto dentro da muovere un mondo, così da rendere l’energia della poesia viva e vegeta a sufficienza. Poiché di energia umana si tratta, che rimane sopita fino a che non viene letta.

3.I reading poetici: ne avevamo bisogno?

La poesia è tramandata da sempre oralmente ed il suo scopo è di perdersi, di smarrirsi nell’atto stesso del pronunciare. Ed è sempre stato così. Si legge per dimenticare il testo, per renderlo imperfetto, così simile al puro pensiero, alla pura incoscienza, dunque passibile di errore. Tuttavia se per reading poetici si intende gli attuali poetry slam, per come sono spesso intesi e organizzati dunque dico no, non ne avevamo di certo bisogno. La poesia è un atto segreto che viene svelato in pubblico, certo, ma il pubblico migliore è sempre invisibile. Cercare l’approvazione, la comunicazione, l’ammicco è come cercare la morte, a mio modesto parere, della verità. Poiché la verità è, per me, soggettiva, dunque irreale, antisociale, anche se reazionaria, ma reazionaria per il singolo, mai per la collettività.

4.Giorgio Caproni affermava in un suo componimento “Dubbio a posteriori: i veri grandi poeti, sono i poeti minori?”

Mi sto sempre di più convincendo che non esistano grandi poeti, o poeti minori, ma che esistano grandi poesie e poesie minori. Tuttavia, passando questo concetto, spesso è vero, i miei poeti preferiti sono stati gli appartati, i dimenticati o i repressi dal loro presente, per fortuna conta poco il presente di ognuno, rispetto al presente infinito del perenne. Ma ho amato anche poeti riconosciuti già in vita, anche se tendenzialmente sono a favore di chi lavora all’oscuro per sempre, perché si mantiene più vivo e vero, proprio per quel discorso di reazione individuale che accennavo nella risposta precedente.

5.Vorresti scrivere un romanzo? Se si, dicci la trama!

Certo, sarebbe bello variare. Vorrei scrivere un romanzo, o una raccolta di racconti, prima o poi. Per ora non ho stesure definitive, ho solo abbozzi senza particolari trame definite, mi dispiace. Stavo lavorando ad un soggetto, ma è inutile parlarne ora. Spero arrivi presto qualche novità! Il problema è che per scrivere un romanzo, devi avere forti motivazioni, e non soltanto interiori. L’altro giorno, parlando con uno scrittore, riflettevo du questo dicendo: [...]per attuare la prosa, un romanzo per come lo si intende spesso, devi alimentarti di nozioni e motivazioni, sapere un sacco di cose e avere voglia di parlare di storie, e io non ho propriamente voglie di questo tipo, non so se so narrare storie, di solito non so narrare, per questo scrivo poesie, che sono istintive, inconsce e si nutrono dell’ignoranza, e le scrivono i fannulloni, come diceva Baudelaire, i fanciulli fannulloni…ecco, io ho giusto quella fannullagine minima da poeta, la narrativa mi costerebbe una tale fatica un romanzo solo, che la poesia annienterebbe con due versi, la stessa fatica, moltiplicata nella sua essenza (o assenza)… ma va bene così. A ognuno la propria morte[...]

6.Traduci e scrivi poesie in spagnolo: cos’ha questa lingua che l’italiano non ha?

Ogni lingua ha la bellezza di essere sconosciuta. In generale. In particolare, posso dire che forse lo spagnolo ha una più aperta franchezza espressiva, forse. Ma tutto dipende dall’uso che se ne fa. La musicalità domina entrambe le due lingue. Una musicalità dolce anche se ossessiva, tendente al metafisico, forse più per lo spagnolo, specie per quello del Sud America. Tuttavia sono due lingue che si appartengono, e si cercano, sia storicamente che sintatticamente, da sempre.

7.Quando ti chiedono cos’è la poesia, vorresti farti esplodere?

Certo. Vorrei far esplodere gli intervistatori :-) Più che altro è che non so cos’è la poesia. Se sapessi davvero cos’è, allora smetterei di scriverne. Dunque ogni volta devo provocare una risposta, ossia devo fare poesia sulla poesia. Un gran macello. L’altro giorno su Facebook ho macinato questa risposta, se ti fa piacere te la ripropongo: La poesia è l’episodio più reale che possa accadere nell’esistenza di un essere umano. Poiché in ogni sua incertezza, nell’interpunzione abusata o nella parola sottratta o aggiunta, vi è sempre un mancamento, un buco, una paranoia indissolubile, perché è tirannia della scelta, è scarto del movimento animale. Scegliere è di per sé innaturale, solo l’essere umano sceglie, contraddicendo alla sua volontà, di bestia, diventando un paradosso anti-reazionario. Perché la vera poesia è bestiale e non sceglie, pur restando impigliata alla realtà, sfigurandola.
Dunque la poesia è un episodio di realtà acuta, alla quale non siamo abituati. È una questione di dimensioni che si attraversano più velocemente del solito. Tutto sta nel farci l’abitudine, ed averci la giusta propensione (allenare l’orecchio del cuore).

8.In “la niente scrivente” affermi ” Non so cosa scrivere. E allora scrivo niente. Niente che scrive me. E non sappiamo chi scrive cosa legge, chi. Io scrivo con niente di cosa, non so Chi legge? La mente o la niente scrivente? Leggermente piange chi tace e non sente”. Hai avuto risposta alla domanda “chi legge”?

Devo dire che non cerco mai risposte dalle mie poesie. Dato che è come in teologia, si pongono solo domande, e spesso la risposta è già insita. La risposta è ciò che sfugge e si continua a chiedere. Comunque questa poesia l’ho scritta più di 12 anni fa, forse avevo 20 anni. Dunque si tratta di cose scritte davvero molto tempo fa, quando avevo ancora pochi mezzi interiori e pochissima consapevolezza, non di me, ma della questione nella quale mi stavo introducendo. Però provo a risponderti lo stesso: chi legge è chi ha bisogno di dimenticarsi, per continuare a ritrovarsi.

9.Il grande poeta che a tutti piace ma a te no

Come avevo già risposto in precedenza, non credo nei grandi poeti, più nelle grandi singole poesie. Un poeta che non ho mai molto amato, comunque, e che invece è spesso riferimento per molti (un poeta che piaccia “a tutti” non credo esista) è Giovanni Raboni; sinceramente non l’ho mai sentito a fondo. Forse per questa sua posa altisonante che svela però un presente posticcio a se stesso, quasi retorico nel suo manierismo. Preferisco poeti più poveri. Ma, davvero, mi pare ingiusto fare nomi, ci sono molti poeti che vanno per la maggiore che spesso non mi dicono niente, e viceversa, poeti più appartati, sommersi, che invece hanno una marcia in più. Ripeto, preferisco parlare di quelli.

Antonio Bux, poeta.

Antonio Bux, poeta.

10.Credi che nel nostro tempo, essere poeti sia anacronistico?

Essere poeti, anzi, più che altro l’atto poetico, è da sempre fatto anacronismo. Poiché si è fuori di sé, dunque dal proprio tempo, intendendo il proprio tempo come la propria coscienza. Si è fuori dalla realizzazione del dato di fatto, quando è in processo l’atto poetico. Ovviamente l’atto poetico è un conto, l’essere poeti un altro. Immagino che tu intenda essere poeti con l’insistere con la poesia, con la sua rappresentazione tramite l’involucro del soggetto? La poesia esisterà sempre, è un bisogno dell’essere umano di ritornare al suo stato embrionale, in simbiosi con la creazione. Ovviamente un desiderio che fallisce, però, proprio per questo fallimento, si ripropone poi per sempre, rinnova il suo tentativo, fino alla fine. È forse questo il bello, della poesia. La sua inesauribilità, data l’inesauribilità stessa del pensiero. Sono le modalità, forse, ad essere fuori tempo. Spesso dietro il poeta si cela solo un miserabile tentativo d’uomo. Per questo conta più l’atto creativo in sé, che non l’individuo che lo compie, o la rappresentazione che ne scaturisce poi nel sociale, nel così detto “mondano”. Tuttavia credo che internet sia un mezzo di diffusione segreto (nel senso di intimo), anche se pubblico, molto potente. Però è bello anche leggere poesie alle pietre. Ecco, se diventassimo più pietre, noi essere umani, ossia se riuscissimo a conservare i segreti del mondo senza interferire troppo ma facendo la nostra parte di naturale sedimento, ecco, saremmo generatori poetici infiniti e attenti ascoltatori dell’immenso.

11.Biografia di Antonio Bux in sintesi

Antonio è nato a Foggia nel 1982. Ha pubbli­cato otto libri (Disgrafie-poesie 2000/2007, Trilogia dello zero, Turri­topsis, 23 – fragmentos de alguien, Si­stemi di disordine quotidiano, Un luogo neutrale, Sativi, El hombre comido) due dei quali, scritti di­rettamente in spa­gnolo, sono usciti in Argentina. Ha cu­rato le traduzioni di Finestre su nessuna parte (Gattomerlino Superstripes, Roma, 2015) di Javier Vicedo Alós, oltre che di te­sti scelti di numerosi autori in lingua spagnola, tra i quali Leopoldo María Panero. Suoi lavori sono apparsi su im­portanti quotidiani, ri­viste, lit-blog e antologie sia nazionali che internazio­nali. È risul­tato finalista e vincitore di alcuni premi, tra i quali il premio Mon­tano, il premio Alinari e il premio Iris di Firenze. Cura, per le Marco Saya Edi­zioni, una collana di poesia. Il suo blog è Disgrafie (anto­niobux.wordpress.com).

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