Il fantasma di Elena Ferrante: autrice geniale

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Non ha un nome, non ha un’identità, un volto, una cicatrice, nemmeno una ruga. L’autrice de L’amica geniale è perfetta nella sua inesistenza. Compatta, formalmente strutturata, non esiste niente di più inattaccabile dell’assenza, perché non sai con chi prendertela. Elena Ferrante è solo uno pseudonimo, un’eco, una qualche briciola gettata in pasto alla folla, per tenere buono l’animo dei curiosi, per affrancarsi i premi, i complimenti, le citazioni e gli articoli internazionali dedicati ad una delle scrittrici più accreditate dei nostri tempi. Ma la verità che fine ha fatto? La sincerità dello sguardo, l’onestà degli occhi di ti guarda e ti risponde, di chi ti rispetta perché si fa guardare in faccia senza nascondersi?

Allora due possono essere i motivi di tale mistero: una mossa pubblicitaria o semplicemente un’impossibilità intima e radicata nella persona dell’autrice che non vuole esporsi, a nessun costo.

Lamica-genialeLe uniche persone a conoscere la sua vera identità, sono i suoi editori, i coniugi Ferri che da 23 anni fungono da intermediari tra l’autrice e tutti coloro che per un qualche motivo, hanno necessità di entrare in contatto con lei, dalle interviste, alle domande che riguardano le pubblicazioni sempre tenendo conto che la Ferrante ha disdegnato qualunque tipo di pubblicità ai propri testi, considerando anche le presentazioni qualcosa di assolutamente lontano dalla sua persona di scrittrice e di donna o forse uomo?

Molte sono le ipotesi sulla sua identità, se sia uomo o donna, poco importa nonostante la maggior parte pensi che sia di sesso maschile, perché i grandi scrittori sono tutti uomini. Davvero?

Al di là di queste superficiali elucubrazioni, i due favoriti al podio sono lo scrittore Domenico Starnone e la moglie Anita Raya, consulente della e/o, la casa editrice che pubblica i suoi libri.

Durante gli anni, molti hanno provato a scovare una traccia di questo mistero, senz’altro geniale nella sua incomprensibilità, perché la domanda che resta sospesa a mezz’aria, è sempre la stessa: per quale orrido e intrinseco motivo l’autrice continua a celare la sua identità? Perché?

Tra i vari tentativi ci sono stati quelli di confrontare stilisticamente i testi di Domenico Starnone con quelli della Ferrante ed in effetti sono state trovate molte analogie che però non soddisfano pienamente il quesito fondamentale: la Ferrante è un uomo? Perché se non si sa nemmeno questo, allora la caccia al tesoro diventa una marcia funebre che inneggia un fantasma.

elena-ferrante_storia_nuovo_cognome_storia_di_chi_fugge_e_di_chi_restaL’autrice è un’ombra in mezzo a tanta, troppa luce. La sua è una fuga, il suo corpo di cui ci ha privato, la sua voce che ci ha sottratto, sono privi di sostanza, di realtà, di carne. Ella non è voluta salire sul palcoscenico, si tiene in disparte in un angolo molto buio dal quale nessuno è ancora riuscito a tirarla fuori.

E pensare che nel 2014 è stata inserita, dal Foreign Policy, nell’elenco dei 100 pensatori globali, perché scrive storie anonime ed oneste. Per non parlare del grandioso successo che ha raccolto in America, citata da tutti i maggiori quotidiani e considerata la migliore romanziera contemporanea. Insomma un successo senza precedenti che continua a tinteggiare la sua ombrosa figura che si ostina a non apparire se non con qualche breve notizia che effettivamente risulta insufficiente a fornire un quadro chiaro della sua persona. Nata a Napoli nel ’43, ha studiato i classici, ama Omero, e ha fatto l’insegnante, la traduttrice e la madre. La saga de L’amica geniale ha venduto in Italia oltre 200 mila copie e 130 mila in America. Non paga di questo, la nostra scrittrice geniale vende tanto anche in Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia. Ma non si tratta solo della saga che l’ha resa effettivamente famosa e sempre più anonima. Sembra quasi che più la sua identità sia causa di una crisi conoscitiva e di una depressione da fan che si sente ignorato e non rispettato, più la nostra signora senza nome continua a tenere la bocca chiusa, senza provare neanche il più piccolo rimorso per il suo comportamento a dir poco strano e quasi senza scopo.

 

La Ferrante, anzi il suo pseudonimo, sostiene che i libri non hanno bisogno degli autori. E noi dobbiamo crederci? Dobbiamo credere ad uno pseudonimo, ad un autore che non ci mette la faccia? Ad uno scrittore/scrittrice che non è tanto diverso/a dai personaggi che s’inventa? I libri non avranno bisogno degli autori ma i lettori sì. E’ una questione di rispetto, di considerazione, di relazione. Eppure, riflettendoci, ci potrebbero essere più motivi per i quali è meglio non conoscere chi è Elena Ferrante.

Primo fra tutti: conoscerla potrebbe deludermi. Così all’improvviso, dopo che per anni l’ho immaginata a modo mio, rendendola bella o brutta, sofisticata o rozza, volgare o regale, me la trovo davanti il contrario di come l’avevo sognata. Potrei rimanere scosso dalla realtà e quale sarebbe il senso di tutto questo? I suoi libri esulano dalla sua effettiva presenza. E a questo si ricollega un altro motivo per il quale sarebbe bene non sapere, saggio e giusto, anche. Il libro esula dal suo autore, il libro vive nelle mani del lettore al di là dell’autore che lo ha scritto, della sua faccia, della sua voce. Il libro diventa mio e come tale sono io a leggerlo e in qualche modo a riscriverlo. Lo riscrivo nella mia mente, passo dopo passo, gli permetto di entrarmi dentro e di incidermi l’anima. Di un libro amo i personaggi, posso amare l’autore ma la sua identità non può e non deve intaccare il legame emotivo che si stabilisce tra me e quella storia.

Bambina_perdutaDunque i motivi potrebbero essere tanti, condivisibili o meno, ma ciò che resta in ballo è una questione di rispetto. Nascondersi è sbagliato, e come afferma lo scrittore Paolo Di Paolo, la forza della Ferrante sta nel suo non esserci, nella sua abissale assenza, non a caso la definisce la Grande Assente della letteratura italiana.

Per tutti coloro però che si accontentano di qualche risposta di facciata, tirata fuori dal cilindro di un mago un po’ troppo improbabile, possono leggere La frantumaglia, un volume che raccoglie alcuni aneddoti riguardanti il rapporto tra l’autrice e i giornalisti, con interviste e scambi epistolari tra lei e i suoi editori e qualche lettore d’eccezione, particolarmente fortunato da avere l’onore di interloquire con lei.

Lei per davvero?
La Elena Ferrante senza Elena Ferrante, ossia senza lo pseudonimo?
thestoryoftheloastchildI più audaci avranno dei dubbi ed io con loro. In ogni caso in questo libro si chiariscono parte dei motivi di tale assenza, di questa imperturbabile oscurità che diventa una scelta di vita. La scrittrice vuole conservare intatto il proprio privato, vuole mantenersi distante dai tipici giochi giornalistici che obbligano gli scrittori a mentire e a mostrarsi come i lettori li vogliono, privandoli della loro vera identità. Ma, cara Elena, o chiunque tu sia, anche tu menti, o pensi che uno pseudonimo, o un silenzio forzato ed irrispettoso come il tuo, sia sinonimo di onestà?

Nonostante la Ferrante abbia stregato lettori e cinema prima ancora de L’amica geniale, con L’amore molesto e I giorni dell’abbandono, la sua figura continua ad essere simbolo di un gioco un po’ troppo dispersivo e latitante. La Napoli raccontata nei suoi libri, la sua Napoli, non basta a dirci ciò che vogliamo sapere, non basta a dare un volto, un’esperienza di vita reale ad una figura che si mostra essenzialmente distante da tutto, persino da chi la ama. Da chi vorrebbe chiamarla per nome, da chi vorrebbe scriverlo quel dannato nome. Per una scelta stabilita a tavolino o per un’esigenza privata, sembra quasi che di lei non si possa sapere nulla, neanche avere nulla, persino un autografo nel retro della copertina, e perché mai tutto questo? Non è mica morta.

E allora, che si faccia viva, di grandi assenze ne abbiamo abbastanza.

 

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    L’ esigenza di conoscere la vera identità di uno scrittore è comprensibile e legittima, ma è pur vero che un’ opera letteraria esiste e sussiste di per sé, per fondersi con la mente del lettore ed ampliarne gli spazi intellettivi ed immaginativi, per calarsi dentro la sua anima apportandovi le gocce di rugiada di cui essa era assetata.
    Che i giornalisti non possano intervistare la Ferrante non mi sembra una gran perdita.
    Che non si possa conoscere sua vita, morte e miracoli nemmeno, perché non sempre trovi le verità e realtà più dure sbirciando tra frantumi di vita, morte e miracoli: la persona e la sua personalità restano comunque adombrate ed enigmatiche. Infatti, cosa aggiunge alla grandezza di Leopardi conoscere le pieghe dolorose e mai completamente acclarate della sua vita e della sua morte? Ami le sue liriche indipendentemente dal suo nome e cognome, dalle informazioni più o meno frammentarie della sua vita. Io l’ ho conosciuto, letto, amato sin dalla prima media e il mio amatissimo professore di lettere, persona unica più che rara, manco si sognò di presentarcelo e darci indizi autobiografici. È giusto così: io ho amato Leopardi, come altri autori e poeti, recitando a me stessa le loro belle frasi, che imprimevano nel mio cuore il senso della vita e della bellezza. Solo da adulta m’ è passato per la mente di leggere brandelli di biografie. La biografia di un autore non aggiunge né toglie nulla alla sua poesia, cosi come la sua presenza corporea. Un autore è nelle sue parole e solo dentro di esse val la pena cercarlo, e solo per esse possiamo amarlo.
    In realtà le sue parole rispecchiano te stesso, te che leggi, ti scavano dentro l’ anima, portano consapevolezza limpida dove prima regnava indistinta l’ intuizione, fanno luce dove prima c’ era l’ oscurità. Non basta?

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  2. renata

    Mi sembra come voler guardare dal buco della serratura!Io non provo questa esigenza, identifico lo scrittore con la sua opera e lo immagino per quello che mi trasmette anche se poi nella realtà non vi è corrispondenza. Complimenti sempre per gli articoli interessantissimi ed istruttivi.

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  3. Irene Bianchi

    Mi fa ridere solo pensare che quei libri possa averli scritti un uomo. E’ assolutamente ridicolo. Elena Ferrante e’ senza dubbio una donna.

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  4. Sicula Trinacria

    Elena Ferrante è una donna. Si capisce. E se non vuole farsi vedere, va benissimo. I suoi libri ci danno già abbastanza di lei. Ed è tantissimo.

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