Grace Kelly e il ruolo sovrano

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Nel Principato di Monaco dove la classe non è acqua ma quasi sempre sangue, nel novembre del 2015, Grace Kelly, avrebbe compiuto ottantasei anni. Una vita di attrice bruciata in poco più di  un lustro di carriera e undici film, alcuni dei quali ancora oggi ardono nelle fiamme del successo, iconici e indiscutibili come la lucentezza del suo nome, la fama, la freschezza immediata del suo aspetto.

Da qui all’eternità, uno dei suoi primi film. Aveva temuto ogni legame o abitudine, contro la volontà dei suoi genitori, avuto ugualmente tutto: successo di pubblico e di critica, un matrimonio cattolico, figli e forse addirittura l’amore. Ma ogni vita, ogni anima, vaga sempre nelle consuetudini di una contraddizione, forse quel tutto era il niente che non avrebbe mai voluto.

Per lei, la fama e il successo erano i tributi obbligatori che l’ambizione paga alle virtù, perché un’ attrice è la schiava di un ruolo e recitare è passione, di gesti e parole. Aveva amato i personaggi dei torbidi sogni di un ingegnere del brivido, abile mago del cinema disposto a tutto, persino a spendere una fortuna per ogni copia disponibile del libro da cui aveva tratto un film, pur di preservare il segreto di una fine. Il delitto per lui era solo perfetto e lui era il suo grande maestro. Perfezione quindi sempre sia, dal passato al presente, alla fine.

Dai fasti di Hollywood a quelli statici di un’ attrice in sordina, moglie stampata, per la prima volta, sulla filigrana di un innocuo francobollo, ma sotto la colla il ghiaccio bollente, nella vita di un principe goffo e poco bello, neppure molto buono, genuflesso, in adorazione per un contratto, d’amore e splendore, inciso nel destino di tutti quelli che conoscevano la necessità di aiutarsi a vicenda.

La mia bellezza per il tuo nome, il tuo amore per il mio fascino. Era il distacco assoluto dal passato, sarebbe stato il suo più difficile addio. Addio placido d’amore, intrigo internazionale, celato nella tristezza di un nuovo copione che indulgeva alla moda delle biografie romanzate, delle scuole di danza, passi nel silenzio non dialoghi e parole. Seguì la fortuna di non essere sola, seguì la sfortuna, lo sforzo per essere accettata da un’élite sospettosa, da una platea dubbiosa e scettica volta verso una finestra troppo piccola, oltre un mare azzurro ma ostile, principessa a vita dalla loggia di un aristocratico cortile.

Seguì allora un volto ancora più composto, impeccabile e austero per nascondere l’anima patinata e ribelle, era l’americana dalla vita piena di luminosi trionfi e di oscuri disastri che aveva conquistato il mondo.

Seguì la notte, una strada deserta e impervia e la scenografia della fine.

Alta Società: il suo ultimo film ufficiale. Nata in novembre, il dodici, per una vita diacronica anche dopo che tutti hanno parlato e scritto di lei. Bellezza, classe e talento uccisi da un ruolo, da un ultimo ruolo, da un ultimo ruolo sovrano.

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