Due capolavori dostoevskijani: “L’idiota” e “I demoni”

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Negli ultimi mesi, oltre a dover fare tante cose noiosissime, sono riuscito a dedicare un po’ del mio tempo a qualche lettura di piacere: tra queste due libri in particolare, due pilastri della letteratura mi hanno talmente affascinato che ho sentito l’esigenza di buttar giù qualche riga di riflessione per tirare le somme di queste letture. E vorrei proporle anche a voi lettori, sperando che troviate condivisibili le mie impressioni ma soprattutto il piacere innescato dalla grandiosa scrittura di questo maestro della letteratura russa…

Dostoevskij  - L'idiotaUn pilastro della letteratura mondiale

Quando si sente nominare L’idiota di Fedor Dostoevskji si è convinti, anche senza essere degli esperti, che si sta parlando di un capolavoro della letteratura di tutti i tempi, un po’ perché è un titolo continuamente ristampato e sempre presente in libreria, un po’ per il fascino che porta con sè o per l’eco che suscita tra i bibliofili… insomma per la sua fama; una fama a mio parere meritatissima! Non ho molto da dire, nè ho intenzione di stare qui a parlare della trama di questo libro (tra l’altro il primo che leggo di Dostoevskji, che già mi ha catturato diventando uno dei miei autori preferiti); semplicemente bisogna leggerlo per capire di trovarsi di fronte a una delle più grandi opere della letteratura mondiale e ad uno dei più grandi scrittori mai esistiti. La caratteristica che contraddistingue Dostoevskji tra i vari autori russi è la profonda conoscenza che egli ha dell’animo umano, e soprattutto delle sue sfaccettature più torbide e malsane.

Gli scenari dell’Idiota sono caratterizzati infatti da ambienti di gente meschina e malata, fisicamente e psicologicamente, e purtuttavia nella loro malattia si intravede un acume di giudizio, di analisi che incute quasi timore. Le atmosfere folli, allucinate, grette (in cui vengono alla luce tutte le nefandezze di una società caratterizzata da cinismo, avarizia, prostituzione, alcolismo, follia) si sfilacciano, confondendosi e quasi facendosi vive quando sul loro sfondo si muovono aristocratici un po’ snob e capricciosi, borghesi “idioti” per la loro bontà d’animo e originali, poveracci malati e tuttavia capaci di una lucidità sconvolgente nella loro disperazione. L’esplorazione dell’uomo viene qui condotta a tutti i livelli possibili, e con una maestria senza eguali, precorrendo secondo me il genere del romanzo psicologico novecentesco. Non mi sento di dire altro se non che non può mancare la lettura di un classico di tale levatura nel proprio bagaglio culturale… leggetelo assolutamente!

Dostoevskij - I demoni La semplice e perversa malignità dell’uomo

I demoni è il secondo romanzo di Dostoevskij che leggo… e ancora una volta un trionfo per questo grande autore russo, uno dei più grandi di tutti i tempi. Solo un maestro della prosa poteva elaborare un’opera così complessa, piena di personaggi, le cui relazioni si intrecciano in strutture temporali che si vengono a sovrapporre tra loro man mano che si procede nella lettura. In effetti la difficoltà di comprensione de I demoni sta proprio nell’addentrarsi nel mezzo del romanzo con l’impressione di non riuscire a collegare bene tra loro gli eventi descritti e, procedendo, di volta in volta ricollegare a poco a poco i pezzi del puzzle narrativo.

Sublime e magnifica narrazione di come il male si annidi nell’uomo e di come semplicemente possa venire alla luce. Il personaggio “poetico” attorno a cui ruota tutto il romanzo, che comincia e si chiude attorno alla sua figura, è quello del demoniaco e tragico seduttore Nikolaj Vsevolodovic Stavrogin, fonte di ammirazione da parte della mente maligna vera e propria, il giovane Pëtr Stepanovic Verchovenskij, capo di una setta nichilista che mira al sovvertimento dell’ordine sociale in Russia. Attorno a questi due personaggi cardine ruota una serie di figure più o meno secondarie che, come attori in un dramma teatrale, prendono ognuno di volta in volta la parola e si fanno avanti recitando la propria parte. E intessendo una trama narrativa dal sapore polifonico il maestro della narrativa russa ci descrive un mondo sostanzialmente ipocrita e malato, gretto, in cui gli innocenti pagano per la malignità dei sovvertitori, scavando nelle pieghe dell’animo di ogni personaggio, costruendo un affresco letterario di ampio spessore ideologico, storico e culturale. Dostoevskij è partito dalla descrizione di un fatto di cronaca realmente avvenuto nella Russia del suo tempo… e con la sua fantasia magistrale ci ha regalato un altro capolavoro!

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