Breve intervista ad Alessio Romano, scrittore

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L’Undici incontra lo scrittore Alessio Romano nato nel 1978 a Pescara. Ha studiato Lettere Moderne a Bologna e poi Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino. A Roma si è laureato con una tesi su John Fante. Il suo primo romanzo “Paradise for All” (Fazi, 2005) è stato salutato come uno dei migliori debutti dell’anno. Nel 2015 ha pubblicato “Solo sigari quando è festa”per Bompiani.

Tu scrivi: dacci una giustificazione se ce l’hai
Nessuno è perfetto. Scrivere per me è un bisogno profondo, ma anche un divertimento unico.

Ambientare il tuo romanzo a L’Aquila: scelta coraggiosa per un abruzzese.
Il terremoto di L’Aquila è stata una delle esperienze più forti che ho vissuto negli ultimi anni. Per me che affondo quello che scrivo anche nella mia esperienza di vita diretta (anche se non faccio mai autobiografismo) era inevitabile parlarne.
La cultura: promuoverla o farla. Si possono realizzare ambedue le cose o l’una esclude l’altra?
Quasi tutti i migliori operatori culturali che conosco sono a loro volta degli artisti, per cui sì, credo proprio che sia possibile. Del resto per fare cultura bisogna prima amarla; e se la sia ama è inevitabile promuoverla. A me piace parlare di quello che scrivo, ma adoro anche parlare di quello che leggo.
Tra il tuo “Paradise for all” e “Solo sigari…” un intervallo lungo dieci anni. Ce li riassumi?
Bastano tre parole: droga, sesso & rock & roll! Scherzi a parte, mi sono buttato in tanti progetti (festival, lezioni, reading), tutti eventi culturali legati alla scrittura. E negli ultimi cinque mi sono dedicato a scrivere “Solo sigari quando è festa”. Ho anche viaggiato molto e questo è stato utile anche per la scrittura.
Lo scorso 2 novembre l’Italia ha ricordato Pasolini, a 20 anni dalla sua morte. Il tuo pensiero sul poeta di Casarsa e un altro sul perchè di tanta celebrazione (vera o presunta)
Per me Pasolini è stato l’ultimo grande poeta italiano (come tanti altri lo considero sopratutto tale, prima che romanziere, giornalista o regista). Purtroppo se ne parla e lo si giudica sopratutto per quello che ha fatto, o sul mistero irrisolto della sua morte (uno dei tanti scandali italiani), piuttosto che per quello che ha scritto. E anche quando si parla dei suoi scritti spesso la critica pasoliniana è di una noia tremenda. Credo che ricordarlo così, sia un ulteriore modo per tradirlo.
Che libro stai leggendo ora?
Tutta l’opera di Allan Garganus: lo sto divorando. Ho preso un suo libro (Non abbiate paura) e dopo dieci pagine ho chiamato la mia libreria di fiducia e ho chiesto loro di ordinare e mettermi da parte tutti i suoi libri.
Un grande libro che non hai ancora letto.
“Guerra e pace” e tantissimi altri grandi capolavori di letteratura russi. Ogni estate mi prometto di dedicarmici, ma poi finisco sempre per leggere contemporanei e anglosassoni.
Alessio e il suo ultimo romanzo.

Alessio e il suo ultimo romanzo.

Perchè un lettore dovrebbe leggere “Solo sigari quando è festa”? (a parte che per lo splendido titolo?)

Grazie per lo “splendido”! Ho cercato di scrivere un libro che fosse calato nel nostro mondo contemporaneo, un viaggio esistenziale alla ricerca dello svelamento di un mistero, ma sopratutto dell’elaborazione di un trauma. Spero di esserci riuscito!

 

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