Alzi la mano chi non ha paura

2
Share on Facebook51Tweet about this on TwitterShare on Google+1Share on LinkedIn5Email this to someone

A pochi giorni di distanza dai barbari attentati di Parigi ho scritto sulla mia bacheca FB questa riflessione che ora vorrei condividere con voi e integrare con qualche altro pensiero:

“Non ho potuto non piangere dopo la carneficina avvenuta in Francia. Non riesco a non pensare a tutti quei giovani morti. Vite spezzate dall’odio, dalla barbarie, dall’incoscienza. Giovani che avevano il sole nel cuore. Non riesco a non pensare al dolore di quei genitori che li hanno fatti crescere cercando in ogni modo di offrir loro la possibilità di diventare grandi. Adulti sereni ed equilibrati.
 Liberi di andare nel mondo.
 Quello che vogliamo tutti noi che siamo mamme e papà. E non solo. 
Odio ogni forma di violenza, odio la guerra e la prevaricazione. Coltivo giornalmente un ideale di pace e di rispetto.
 Ma se qualcuno viola la mia integrità, minaccia i miei figli, mi costringe a mettermi in ginocchio e a rinunciare alla mia libertà divento una leonessa. La riflessione di questi giorni è che ciò che non facciamo ora per uno sforzo di democrazia, di civiltà e di buon senso, saremo costretti a farlo domani ma sarà 1000 volte peggio. 
Purtroppo.
 Dobbiamo cercare di non perdere il senso della realtà e di non sottostare a inutili ideologie. 
Dobbiamo essere forti, coraggiosi e umani.
 E ognuno rifletta come.” Parigi piccola

Lo  so, è un argomento difficile… pone tanti perché… ci facciamo tante domande… noi dobbiamo… non dobbiamo… e se… è necessario che…
Ognuno cerca di trovare delle motivazioni, delle strade per capire cosa si deve fare, come ci si deve comportare, cosa e come si deve o non si deve cambiare. Alcuni con molta arroganza esibiscono il loro pensiero come se fosse la verità assoluta. L’unica. Molte le reazioni emotive. Tante le filosofie e le parole vuote. Molti commenti che si leggono sui media o sui social sono forgiati dalle ideologie … destra, sinistra, pacifisti, interventisti …

Io tendo a fare ragionamenti semplici

Il presidente Hollande, il giorno stesso dell’attentato, ha dichiarato in TV “Noi non abbiamo paura”.

Capisco benissimo che non è facile trovare le parole per rassicurare un popolo dopo una simile tragedia, l’intento era sicuramente quello di infondere coraggio e di trasmettere l’idea che non ci piegheremo, che andremo avanti e che difenderemo la nostra cultura, i nostri valori e la nostra identità. Ok. Ma io sono anche convinta che non dobbiamo fuggire da noi stessi.

Dobbiamo trovare il coraggio di guardarci dentro con onestà e lucidità. Con rigore morale e trasparenza. Non possiamo continuare a commettere gli stessi errori che hanno portato questa umanità verso un baratro. Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia.

Credo che dobbiamo riconoscere che invece “noi abbiamo paura”.

Alzi la mano chi non ha paura

Chi non ha pensato “mio Dio potevano esserci i miei figli là” e non è rabbrividito? Chi davvero pensa che quei giovani che sono andati gioiosamente ad ascoltare la musica o a mangiare un boccone in compagnia non abbiano avuto paura quando hanno visto la morte in faccia? E sono morti.

Troppo comodo dichiarare “noi non abbiamo paura” da un posto sicuro. Comodo e fuorviante.

Credo che non ci sia nulla di vergognoso ad avere paura

Siamo uomini e donne. Madri e padri. Gente che lavora, che vuole la pace, che odia la guerra.

Parigi2

La paura è un sentimento umano. E’ un’energia funzionale alla nostra sopravvivenza. Rappresenta quella sana spinta alla reazione di fronte ad un pericolo immediato. Dunque ben venga la paura. Non quella che paralizza ma quella che muove dentro la forza per reagire, per salvarsi. Non quella emotiva che porta a gesti inconsulti ma quella che spinge al ragionamento, alla ricerca delle alternative, allo studio e alla comprensione profonda dei fatti.

Solo così potremo affrontare una realtà difficile e fuori controllo. Con lucidità, competenza, coraggio e umanità. Qui non stiamo giocando. Troppe sono le vittime innocenti. Dobbiamo pensare a salvarci. Ora. Non tra un anno o due.

Se uno squilibrato mi punta una pistola addosso per farmi fuori, non starò là a cercare di comprendere cosa abbia portato nel suo cuore tanto odio, non cercherò di imbastire un dialogo per spiegargli che ammazzare qualcuno non risolverà i suoi problemi ma cercherò di difendermi. Subito.

Funziona così anche nei rapporti interpersonali

Quando l’altro/a ha un atteggiamento irrispettoso o violento nei nostri confronti dobbiamo dire a gran voce STOP! subito. Far capire immediatamente che noi non ci stiamo. Che non accettiamo i soprusi e le prevaricazioni. La crudeltà e la prepotenza. Che una cosa così non si dovrà ripetere mai più. Se non mettiamo subito le cose in chiaro con il tempo sarà tutto più difficile.

Dovremmo sempre tener presente che non tutti i problemi si possono risolvere. A volte si possono solo rattoppare. Altre non ci appartengono proprio e allora bisogna avere la forza e il coraggio per voltare pagina. Ma in certi casi non c’è nulla che possiamo fare se non pensare a salvarci.

La difesa della propria integrità è un diritto. E un dovere. Sempre. Troppo spesso perdiamo tempo e sprechiamo molta energia per riparare danni irreparabili o nell’intento di modificare situazioni immodificabili. E perdiamo di vista ciò che conta davvero. Dovremmo imparare ad essere più realisti. Più chiari. Più lungimiranti. Più presenti a noi stessi.

E dobbiamo insegnarlo ai nostri figli perché a loro dovremo passare il testimone per il mondo che verrà. Questo è il nostro compito e la nostra responsabilità.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook51Tweet about this on TwitterShare on Google+1Share on LinkedIn5Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Daria

    Grazie Kiki per il tuo lucido contributo.
    Anch’io, come te, credo che dobbiamo continuare a vivere. Si. Dobbiamo.
    Ma la paura è una delle più sane emozioni che ci sono state date. E’ un campanello di allarme che ci fa alzare la soglia dell’attenzione, che ci aiuta a proteggerci da ciò che potrebbe annientarci. E’ un residuo che ci portiamo dietro filogeneticamente che ci ha permesso di arrivare fin qui. Ora.
    Se i nostri predecessori avessero pensato, di fronte ad una belva feroce, io non ho paura, che mi mangi pure, tanto, è successo già a un sacco di altri individui, beh, forse la terra, oggi, sarebbe un pianeta disabitato dall’uomo.
    Io credo che si siano due tipi di paura, una disfunzionale e una funzionale.
    La prima è quella che paralizza, che impedisce il libero pensiero, che blocca il movimento e inibisce l’equilibrio e la lucidità. E’ la paura di chi non crede di potercela fare, di chi ha l’autostima sotto i tacchi, di chi è stanco, disorientato, solo.
    E poi c’è la paura sana, quella che ci fa tirare fuori le unghie e alzare la testa quando qualcuno minaccia la nostra integrità, la nostra libertà, il nostro pensiero, la nostra vita.
    Non credo davvero che esista un essere umano che non abbia mai sentito scoppiare il cuore nel petto di fronte a qualcosa di veramente grave e inatteso.
    E allora andiamo avanti, a testa alta ma senza perdere di vista i pericoli che ci sono, sempre, e che grazie alla paura, quella sana, siamo riusciti ad affrontare e spesso a sconfiggere, con dignità e resilienza.

    Rispondi
  2. kiki

    Io alzo la mano. Lo faccio non con orgoglio, bensì – al contrario – con un po’ di vergogna, perché chi vive con me, che invece quella mano la alza, dice che ho un atteggiament troppo razionale. Però io non ho paura. Non ho paura perché penso che tutti i giorni prendo la bici e mi muovo nel traffico, ed è infinitamente più probabile morire investito, piuttosto che per un attentato. Non ho paura perché vivo in una città che di stragi ne ha già viste una in casa (Stazione) e due quasi Italicus e Treno 904); sono più vicine delle stragi delle Torre Gemelle o di Parigi (o di Madrid e Londra), ma lo stesso continuiamo a prendere i treni, ad andare al cinema o in via del Pratello. Non ho paura, infine, perché non c’è storia, tra chi professa l’oscurantismo e chi professa la voglia di andare a bersi una birra, farsi una risata o andare vedere un concerto, vincerà sempre il secondo.
    E se sarò il prossimo delle 130 vittime, pazienza. Al mondo siamo 7 miliardi e tutti di sicuro non riusciranno ad ammazzarci.

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?