11 rimedi medici dall’antichità (non provateci a casa!)

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Celso, medico latino del I secolo a-C.

Celso, medico latino del I secolo a-C.

L’arrivo dell’inverno porta con se tante belle cose: il freddo che fa venire voglia di restare in casa, a guardare un bel film con una tazza di cioccolata calda o una più classica ciotola di pop-corn, i pigiami soffici e caldi, il Natale e le sue luci, la neve e le feste. Purtroppo, però, arrivano anche gli iper pubblicizzati “sintomi influenzali”, con annessi spot di medicinali di ogni genere, che promettono di rimetterci in piedi in un batter d’occhio e gli immancabili allarmi nei TG per l’arrivo di molteplici ceppi influenzali. Lo scorso anno siamo stati bombardati dalla frase “Prime avvisaglie di influenza, ma non è quella vera!”. Perché? Esiste anche quella finta? Tutti gli anni la stessa storia, mal di gola, tosse, mal di testa, raffreddore, febbre e, a seguire, relative pastiglie, sciroppi, antibiotici…
Eppure sorge una domanda curiosa…

Come si curavano nell’antichità?

C’è da premettere che i popoli che vedevano di buon occhio i medici erano i Greci, i Persiani, gli Egiziani e gli Etruschi; i Romani no. Perché questo? Semplicemente i primi consideravano la medicina un’arte magica, da collegarsi all’intervento divino, perché la malattia stessa era una punizione divina. Per quanto lo studio del corpo umano e delle sue “problematiche” fosse estremamente avanzato (già con il medico latino Celso, verso la fine del I secolo a.C., si era scoperta buona parte delle funzioni degli organi, che era il sangue a generare il “calore animale” e che il sudore era alla base di molte guarigioni), la medicina era ancora divisa tra pratiche erboristiche efficaci e azioni superstiziose. I Romani, al contrario, credevano che il vero “vir”, l’uomo, il maschio romano, doveva resistere e dimostrare la propria forza sopravvivendo. Nei territori latini i medici erano visti come gente “che taglia e brucia senza freni”, in pratica dei macellai che si spacciavano per chirurghi. Ufficialmente le uniche tre discipline specialistiche, per quanto riguarda la sanità romana, erano: il chirurgo (chirurgus), l’oculista (ocularius) e l’otorinolaringoiatra (auricularius). Di conseguenza, ogni malattia doveva essere contenuta in una di queste tre specializzazioni.

Per tutto il resto c’era un medico generico, che di giorno poteva essere un calzolaio, un fabbro, un pastore… e, a parte, occuparsi di erboristeria. Due figure mediche aggiuntive erano l’ostetrica (che solitamente era ostetrica-ginecologa, già ben fornita di strumenti molto all’avanguardia), e il dentista di provenienza etrusca (perché solo loro avevano i primi rudimenti di implantologia dentale). C’è da aggiungere che l’Impero Romano, la città di Roma in particolare, era l’impero più “pulito”, perché gli stessi romani avevano capito quanto fossero importanti le condizioni igieniche per scongiurare certe malattie. Questo è dimostrato dalla grande diffusione di terme e bagni pubblici gratuiti, o quasi, a disposizione della popolazione.
Detto questo: se qualcuno aveva mal di testa, mal di pancia, o qualche altro piccolo dolorino, che faceva? Questa è una selezione dei migliori 11 rimedi medici dell’antichità. Per favore, non provateci a casa!

cinghiale

Fiele di che? Polmone di chi?

  1. Per curare il mal di testa: testa di cane morto di rabbia. Scarnificata e ridotta in cenere, mischiata con olio di Cipro. Mettere il composto nell’orecchio del lato dolorante.

  2. Per combattere l’alito cattivo: impasto di ceneri di topo e miele da spalmare sulle gengive. Per chi gradisce, aggiungere delle radici di finocchio.

  3. Per l’assorbimento di ematomi e contusioni: Si consigliano impacchi caldi di polmone di ariete o di pecora.

  4. Per curare il mal di pancia: Varrone nel suo testo “De lingua latina” riporta una sorta di filastrocca simpatica da recitarsi per attenuare i crampi.
    Carmina Corcus morbus
    Mal di pancia, mal di pancia arrestati,
    i pastori ti trovarono,
    senza mani ti raccolsero,
    senza fuoco ti hanno cotto,
    senza denti ti mangiarono.

  5. Cavallo

    Cenere delle mie… unghie? Ahahahah!

  6. Per curare i calcoli renali e le infezioni dell’uretra: Vescica di cinghiale bollita in urina di cinghiale, unita a cenere di unghia di cavallo. In alternativa vescica lessa di scrofa (consigliata per le donne).

  7. Per curare l’Herpes genitale: impacco con cenere di sterco e fiele di bue con allume d’Egitto e salamoia. Condensare come miele e spalmare sulla zona interessata.

  8. Per curare l’artrite: Impacchi con volpe cotta viva finché non restano le ossa e ne risulta un fango caldo. Oppure lupo fritto vivo e applicato come una benda.

  9. Per curare la gotta: portare con se una zampa di lepre tagliata all’animale ancora vivo, fino al momento della guarigione.

  10. Per curare ragadi ai talloni e piede d’atleta: polvere di denti di cavallo, fiele di maiale o cinghiale e polmone di cinghiale, triturati e applicai sulla zona dolente.

  11. Per alleviare le scottature da sole: applicare fegato di asino o di bue e olio di rosa.

  12. Per saldare le costole rotte: Sterco di capra cotto con vino vecchio e applicato, in modo che “apra, tiri fuori e scaldi”. Se c’è febbre aggiungere carne di cervo.

Questi sono solo alcuni dei rimedi che si possono leggere nell’opera “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, anche se non fu il solo a raccontarci di queste pratiche. Anche se il breve elenco qui sopra può sembrare assurdo, si consideri che la medicina antica era molto avanzata al punto che, già intorno al I-II secolo d.C., si presupponeva l’esistenza di una qualche tipo di collegamento che, dal cuore e dal fegato, portasse il “calore animale” in tutto il corpo. Esistevano già delle protesi dentarie e ortopediche, mentre gli Egizi già praticavano la neurochirurgia. Ovviamente l’assenza di anestetici rendeva il tutto un po’ cruento, ma la scoperta di alcune piante narcotizzanti, hanno aiutato molti pazienti. In più, era sempre presente, negli accampamenti militari, un medico chirurgo, dedito agli interventi più gravi sui soldati feriti.
Per nostra grande fortuna la scienza ha continuato a porsi delle domande!

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Mah, in fondo in fondo, e neanche poi tanto sul fondo, rimedio per rimedio, dove sta scritto che i rimedi menzionati dal buon Plinio non funzionassero alla bell’ e meglio, almeno quanto i pastrocchi odierni che gli stessi bugiardini si affannano a dichiarare pericolosi, iniqui, letali, terrorizzandoti tanto da farti passare la voglia, se solo hai un minimo di esperienza, di provarli? Ma c’ è il medico che veglia no? E allora avanti tutta!
    Avete per caso mai provato un attacco durevole di acne giovanile? Pastrocchia e riprastrocchia , tra potenti antibiotici via sistemica, via topica, pillole antiacne, antiandrogene, antitutto, ti ritrovi alla fined venti anni di cure solerti con la temutissima acne rosacea detta anche acne della vecchiaia: uno splendore ( si fa per dire) di vita dermatologicamente tutta medicata, per finire con faccia rossa, piena di venuzze rosse, pustole rosse, gonfiori rossi, bruciori che solo il vivace e rosso fuoco di ciocco può dare.
    E allora via da capo, anche se stavolta ti diranno che non hai scampo, la malora non se ne andrà con l’ età ( peraltro già avanzata ), né con assestamenti ormonali. Ti diranno che si è (come al solito quando non si riesce cavare il ragno dal buco) di fronte a fattori genetici, ambientali, costituzionali, vissuti difficili ecc…ecc…
    Che fare? Che prendere? Pastrocchi, e che altro? Prima l’ antibiotico, che il bugiardino sbugiarda quale killer di prim’ ordine, poi l’ ultimo ritrovato in fatto di cremine antibatteriche e acaricide il cui bugiardino ti segnala che non solo puoi essere intollerante se non allergico al potente principio attivo, ma ad altri quattro o cinque scellerati ingredienti del corollario degli eccipienti, più, ovviamente, tutti gli eccipienti stessi, che possono recarti grave danno alla già malmessa pellaccia del viso.
    E che fai? Non agisci, subisci la malora e subisci i pastrocchi scientificamente testati? Guardate che la prima cosa che viene in mente è proprio quella di andare sui libroni delle medicine alternative e su internet a cercare rimedi naturali usati da altre culture e in altri tempi. E non sono poi tanto pochi quelli che ci provano. Se ci rimettono la pellaccia poi non si sa.
    Io personalmente vi aggiungo uno sfrenato tormento a medici, allergologi, dermatologi, dietologi, farmacisti, alla tastiera di internet, alla bibliotecaria della sezione medicina alternativa e medicina antica. Un massacro intellettuale. Inutile perché concludi tutto e il contrario di tutto!
    Ormai, provata e sconfitta, scelgo una religiosa cautela: provare prima con l’ antibiotico, che se non t’ accoppa, ti mangerà pur sempre fra le altre cose anche qualche germe cattivo; poi, se la situazione tiene e migliora, provare con l’ ultimo pastrocchio in crema anche se i forumisti ti hanno già avvertito che per alcuni va, per altri è una sciagurata Caporetto. Alla fine, tra corna, bicorna, e infinitesimali dietine che rompono l’ anima a te che te le devi approntare e agli altri commensali che ti ululano, con la bocca piena di prelibatezze, che il cibo non centra un cavolo con le tue magagne, ti immagini di poter usare il saponcino lieve lieve che il dermatologo ti ha promesso per il mese prossimo, dopo anni che la pelle del viso te la lavi con acqua, magari prestigiosa acqua di bottiglia, se l’ acqua del sindaco non convince ancora la tua pelle impossibile e decisamente assatanata. E in fondo al tutto, nell’ immaginario dermatologico ci metti pure il tanto sognato film di passarti ogni mattina un lieve velo dell’ ultimo pastrocchio di cremina fatta d’ aria ( vai a vedere il famoso INCI, altro che pastrocchio : una vagonata di derivati petroliferi mescolati con succhi di delicate piantine rare e ANTICHE guarda un po’ il caso!) che lenira’ i bruciori e i rossori, dice lo specialista.
    Già,vivi ormai di sogni dermatologici. Ci sarebbe da ridere, e forte, se non fosse che l’ ultima volta, due anni e mezzo fa, dopo uno spettacolare miglioramento dermico forse dovuto ai potenti antinfiammatori di una potente (? )cura reumatologica fatta di diversi pastrocchi scientifici ( ma nessuno conferma la presunta relazione lasciandomi elegantemente alle mie incavolate ipotesi ), di fatto e di botto ho buttato dopo ben due anni di tracannamenti di pastrocchi la prestigiosa cura reumatologica ( non dermatologica eh, si badi bene! ) alle poco dermatologiche e pure poco reumatologiche ortiche perché mi son ritrovata per mesi e mesi a seguire con una faccia in fiamme, piena di brufoli da spaventare gli orsi vagabondi fra gli orti delle colline viciniori( guarda caso non se ne fotografo’ manco uno in quel terribile inverno), un mal di stomaco infame, una broncopolmonite della malora, e per finire un dente da levare e un canale dentario che non si riusciva a sfiammare, anche perché l’ accorto mio dentista è stato forse l’ unico che, anche se non aveva capito cosa cavolo mi stesse succedendo, remava piano, molto piano con rimedi farmacologici che in fondo , come potrete ( se vi pare ) concludere altro non sono che moderni pastrocchi, punto e basta!
    Il punto qualificato della modernità scientifica è che oggi nell’ uso dei pastrocchi ti devi assolutamente affidare allo specialista che ti dà premuroso il cellulare per chiamarlo anche di domenica se le cose precipitano, e poi c’ è sempre il pronto soccorso no?. Anche se lì, o i pastrocchi te li levano di colpo tutti, o ti rifilano il più poente pastrocchio antidoto dei vari pastrocchi circolanti, pastrocchio la cui natura a noi comuni mortali è ignota, rimandandoti comunque a casa con la premurosa richiesta di cercarti uno specialista valido, assolutamente insensibili al fatto che tu sbraiti che hai girato fra tutti i principi e i re dei malanni , girando mezza penisola.
    Non si sa, infine, se le giornate in cui son del tutto afona perché pure la voce m’ è venuta a mancare del suo bel timbro e della sua forza, siano dovute alle ripetute, infinite spiegazioni dei miei malanni alle frotte immemori di specialisti interpellati, o a un collasso generale di ogni mia residuale forza. Mah! Speriamo che resistano almeno i capelli! Non vorrei che a suon di scientifici pastrocchi prendessero il volo come quelli di Sansone: pensate che l’ aerea e lieve tintura che mi pastrocchiava in testa una multinazionale del capello conteneva oltre a succhi di piante esotiche e nostrane, persino il GUANO essicato dei gabbiani andini: e siamo distanti duemila anni dai pastrocchi delle cure descritte da Plinio il Vecchio! Buttata alle le ortiche pure la tintura ché le aiuterà magari a crescere considerata l’ abbondanza di concime d’ uccelli : mi tengo, pur se di malavoglia, il mio colore ormai sbiancato, ma sicuro.
    Per finire, una modesta considerazione: penso che la medicina sia tutta un colossale relativismo, pur basato sulle cosidette evidenze scientifiche di efficacia.
    Anche gli antichi dovevano sicuramente trovare efficaci in qualche modo i loro pastrocchi altrimenti non si spiega come mai l’ aberrante ricettario sia giunto sino a noi.
    Guai usare i loro pastrocchi a casa, vero, verissimo!!! Ma che dire dei pastrocchi usati sotto la direzione dei luminosi luminari dei giorni correnti?
    Bisogna sempre tenere in buon conto la saggezza filosofale e linguistica degli antichi greci: farmaco soleva significare, comunque, veleno. Diamoci pace, se ci riusciamo, che la medicina che guarisce tutti e per sempre hanno ancora da trovarla, eccome! Aveva ragione proprio quell’ antico e concretissimo aforisma romano che recitava press’ a poco così: il medico cura, la natura guarisce.
    Sennò ti devi rassegnare, punto e basta. E la fortuna, in fondo, non è da prendersi in considerazione ché sta male pure lei: è accecata dalla nascita!

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