X,Y e Zeta: generazioni o modelli dominanti?

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Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale quasi nessuno si preoccupava di catalogare le generazioni occidentali secondi alcuni trend e stereotipi. La stessa “classe sociale” dei giovani era una chimera, prima del loro prepotente ingresso come fascia di consumatori durante il boom economico degli anni ’50 e ’60. Con l’avvento del benessere, l’evoluzione dei mass media e l’espandersi di varie discipline sociali, l’Occidente scoprì la generazione dei babyboomers, quella X e le successive, catalogate da scrittori, giornalisti, intellettuali e ricercatori vari.
Sotto questi termini è stato scritto di tutto, spesso con varie contraddizioni, ma essi non sono il tentativo, impossibile, di descrivere le complicate sfaccettature delle generazioni che ci hanno preceduto, ma piuttosto quello di dipingere il modello dominante e gli eventi significativi che lo hanno forgiato.

L’ultima novità del mondo mass-mediatico è la generazione Z, nuova categoria coniata per descrivere i figli di questi ultimi 20 anni, con alcune caratteristiche particolari: attenti alla salute, scrupolosi, iper-tecnologici, pragmatici e gran lavoratori, al contrario dei nati negli anni ’80.
Una volta letta questa sintesi non si può non rimanere basiti di fronte a certe terrificanti semplificazioni, che spesso cozzano con ricerche leoottobre2sociologiche e indagini statistiche (è come se per descrivere alcune caratteristiche degli universitari europei, ci si basasse solo sulle esperienze di quelli che hanno frequentato l’Erasmus…). Ma l’aspetto interessante degli articoli che si occupano di questi temi è il sottile messaggio di fondo sul modello dominante per i mass media: ovvero quello partorito dalle oligarchie culturali e intellettuali che imperversano in Internet, radio e tv, pronte a indicare la via per il successo ai nuovi arrivati.

A questo punto viene da chiedersi che cosa sia realmente il modello Z (il quale non riassume la generazione attuale, estremamente variegata e complessa), che ci viene propinato in tutte le salse, con le varie mode culinarie, salutiste, sportive, sociali e sessuali che cambiano continuamente nello spazio di pochissimo tempo.
L’immagine che ne esce è quello di un consumatore iper-connesso al vuoto mediatico continuo, dominato dalla confusione su tutto (sesso, identità, religione, politica, società), ma allo stesso tempo fanatico delle mode passate dal convento, le quali durano lo spazio di una stagione. A cui si aggiunge una quasi totale passività di fronte al potere dominante, con supina accettazione del Sistema attuale, dei suoi poteri, delle sue gerarchie e dei suoi spietati prezzi da pagare.

Le critiche contro questo modello globalizzato e confusionario spesso sono state tacciate come opinioni medievali, reazionarie, se non come attentati

leoottobre3alla sacrosanta libertà dei giovani d’oggi. Eppure tutti quelli che gridano in nome di essa dovrebbero ricordarsi che la libertà, quella vera, è un cosa che sanno esercitare in pochissimi, mentre il resto rimane spesso soggiogato dalle varie bande di potere. Purtroppo qualsiasi tentativo di contrasto e contro-argomentazione è risultato vano. Come riportato nell’articolo del Corriere della Sera, la soglia d’attenzione dei nuovi “modelli” è peggiore dei pesci rossi allevati male.
Gli storici, tra qualche migliaio di anni, sorrideranno di fronte a queste categorie proposte in questi anni, ma forse conieranno un termine per descrivere i viventi di questa epoca: Generazione F…fottuta dal decadente Sistema.

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